Art. 1227 c.c. Concorso del fatto colposo del creditore.

Ultimo aggiornamento: 25 marzo 2016

Giurisprudenza

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 30 set 2013, n. 22317

L'art. 2 della legge regionale siciliana 1 febbraio 1991, n. 8, che autorizza l'assessore regionale per l'industria a realizzare, tramite gli uffici del Genio civile competenti per territorio, ovvero attraverso i consorzi per le aree di sviluppo industriale, le infrastrutture occorrenti al funzionamento del settore dei sali alcalini relative agli impianti idrici, fognari e di smaltimento rifiuti, prevedendo, altresì, lo stanziamento annuale di trentacinque miliardi, per il 1991 e il 1992, per la loro costruzione, s'inserisce in una normativa di carattere generale, dettata nell'interesse di tutti i cittadini, avente ad oggetto un'attività della regione che, traducendosi nella presentazione da parte dell'assessorato regionale del programma circa le opere da realizzare e nel parere della commissione legislativa del parlamento regionale sullo stesso, non ha rilievo provvedimentale e non fa sorgere posizioni giuridiche tutelate in capo ai titolari delle imprese operanti nel settore della produzione dei sali alcalini.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 03 giu 2013, n. 13902

In una controversia risarcitoria in cui si discuta circa l'effettiva quantificazione dei pretesi danni, non configura come domanda nuova, inammissibile in appello, la prospettazione di un concorso di colpa del danneggiato, trattandosi soltanto di argomentazione difensiva utile al fine di dimostrare l'eccessività del risarcimento dedotta "ab origine".

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 16 apr 2012, n. 5942

Il giudice amministrativo che, giudicando sulla domanda risarcitoria per equivalente proposta dall beneficiario di un finanziamento pubblico e valutando il concorso di colpa del danneggiato, ai sensi dell'art. 1227 cod. civ., riduca il risarcimento dimezzandolo, non incorre nell'ipotesi di sconfinamento della giurisdizione di legittimità nella sfera amministrativa riservata alla P.A. né in quella di rifiuto della giurisdizione, con la conseguenza che non è ammesso il ricorso alle Sezioni Unite ai sensi degli artt. 362 cod. proc. civ. e 111, comma 8, Cost.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 21 nov 2011, n. 24406

La responsabilità civile per omissione può scaturire non solo dalla violazione di un preciso obbligo giuridico di impedire l'evento dannoso, ma anche dalla violazione di regole di comune prudenza, le quali impongano il compimento di una determinata attività a tutela di un diritto altrui. Tale principio trova applicazione sia quando si tratti di valutare se sussista la colpa dell'autore dell'illecito, sia quando si tratti di stabilire se sussista un concorso di colpa della vittima nella produzione del danno, ex art. 1227, comma primo, c.c.. Non può, pertanto, ritenersi corresponsabile del danno colui che, senza violare alcuna regola di comune prudenza, correttezza o diligenza, non si sia attivato per rimuovere tempestivamente una situazione di pericolo creata da terzi. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito la quale aveva escluso che un'impresa edile, danneggiata dall'esondazione d'un canale alla cui manutenzione la P.A. non aveva provveduto, potesse ritenersi corresponsabile del danno, per non avere provveduto ad innalzare l'argine del canale, nonostante la prossimità ad esso del cantiere, trattandosi di un intervento, nella specie, inesigibile nei suoi confronti).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 15 lug 2009, n. 16503

In tema di risarcimento del danno, non può considerarsi favorevole al debitore solidale - per gli effetti di cuiall'art. 1306, secondo comma, cod. civ.- il capo della sentenza che abbia affermato la sussistenza del concorrente apporto causale dello stesso creditore al verificarsi dell'evento lesivo, a normadell'art. 1227, primo comma, cod. civ., qualora il creditore, in un secondo giudizio, intenda imputare al terzo, non convenuto in un precedente giudizio, proprio la responsabilità di quell'apporto causale che il primo giudice abbia ritenuto scriminante della responsabilità del primo convenuto. (Nella specie, conclusosi un primo giudizio con una sentenza, passata in giudicato, con cui era stata ascritta la responsabilità dell'investimento di un minore per il 50% al proprietario conducente del veicolo investitore con pari concorso della vittima ed erano stati condannati il predetto proprietario e la compagnia di assicurazione al risarcimento della metà dei danni, l'investito, in un secondo giudizio, aveva chiesto, tra l'altro, la condanna del Ministero della Pubblica Istruzione al risarcimento dei danni nella misura della metà non risarcita dai convenuti nel primo giudizio, previo accertamento della responsabilità del Ministero per colpa "in vigilando". La S.C., in applicazione del riportato principio, ha cassato con rinvio la sentenza impugnata che aveva ritenuto sussistente la facoltà del predetto Ministero, rimasto estraneo al primo giudizio, di opporre, ai sensi del secondo commadell'art. 1306 cod. civ., all'investito la sentenza passata in giudicato, così giovandosi dell'accertamento fatto nei rapporti con gli altri condebitori solidali).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 09 mar 2009, n. 5624

In tema di espropriazione per pubblica utilità, qualora, percepita a seguito di "accordo amichevole" da parte del proprietario espropriando la somma convenuta a titolo di indennità di espropriazione in relazione ad un procedimento in corso, ed avvenuta la presa di possesso, in virtù di occupazione d'urgenza da parte dell'espropriante del bene, sia sopravvenuta la revoca della dichiarazione di pubblica utilità (costituente il presupposto del procedimento ablativo), tutti i successivi atti che vi si ricollegano diventano inefficaci in forza del suddetto provvedimento terminativo della procedura espropriativa. Conseguentemente, la somma anticipata all'espropriando diventa priva di causa, così come diventa ingiustificata (e, perciò, illegittima) la protrazione dell'occupazione del bene da parte del soggetto espropriante, con l'effetto che ciascuno dei due è obbligato alle rispettive restituzioni, cui si correla l'applicabilità della disciplina sulla "mora credendi", che ha carattere generale e si estende, perciò, anche all'obbligo di restituire un immobile, con derivante applicazione, altresì, della disposizionedell'art. 1227, comma secondo, cod. civ., alla stregua della quale il risarcimento non è dovuto per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l'ordinaria diligenza.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 11 gen 2008, n. 576

In tema di responsabilità civile aquiliana - nella quale vige, alla stregua delle regole di cui agli artt. 40 e 41 cod. pen., il principio dell'equivalenza delle cause temperato da quello della causalità adeguata - il nesso di causalità consiste anche nella regola della preponderanza dell'evidenza o del "più probabile che non"; ne consegue che - sussistendo a carico del Ministero della sanità (oggi Ministero della salute), anche prima dell'entrata in vigore della legge 4 maggio 1990, n. 107, un obbligo di controllo e di vigilanza in materia di raccolta e distribuzione di sangue umano per uso terapeutico - il giudice, accertata l'omissione di tali attività con riferimento alle cognizioni scientifiche esistenti all'epoca di produzione del preparato, ed accertata l'esistenza di una patologia da virus HIV, HBV o HCV in soggetto emotrasfuso o assuntore di emoderivati, può ritenere, in assenza di altri fattori alternativi, che tale omissione sia stata causa dell'insorgenza della malattia e che, per converso, la condotta doverosa del Ministero, se fosse stata tenuta, avrebbe impedito il verificarsi dell'evento.