Art. 2033 c.c. Indebito oggettivo.

Ultimo aggiornamento: 28 aprile 2016

Giurisprudenza

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 16 dic 2016, n. 25977

La controversia avente ad oggetto la richiesta di rimborso dell'imposta di registro pagata, in nome proprio, dalla procuratrice di alcuni attori risultati vittoriosi nei confronti di una compagnia di assicurazioni, per la registrazione della sentenza ottenuta a definizione del relativo giudizio, spetta alla giurisdizione del giudice tributario, atteso che nessun indebito di diritto comune è ravvisabile, dovendosi, così, escludere la sussistenza dei presupposti per radicare la giurisdizione del giudice ordinario, sussistendo contestazione sia sull'esistenza del debito da rimborso, sia sulle modalità e sulle procedure per ottenerlo.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 22 dic 2016, n. 26650

In materia di pubblico impiego privatizzato, appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario la controversia promossa dal dipendente nei confronti dell'ente datore di lavoro (nella specie, nei confronti dell'IRCSS - Azienda Ospedaliera Universitaria "San Martino"- IST - Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro) diretta ad accertare l'illegittimità della pretesa restitutoria dell'Amministrazione, ove la richiesta dell'ente medesimo sia successiva al 30 giugno 1998, dovendosi ritenere che, nel caso di ripetizione d'indebito, integrino la nozione di "questione" ai sensi dell'art. 69, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001, non solo i fatti rilevanti ai fini della sussistenza del diritto del lavoratore, ma anche la mutata valutazione e qualificazione della fattispecie concreta operata dall'ente con la richiesta di restituzione, atteso che solo a seguito di quest'ultima può dirsi insorta la lite tra l'Amministrazione e il dipendente.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 01 feb 2016, n. 1837

In tema di imposta di consumo per il gas metano, la domanda di ripetizione proposta dal consumatore verso il fornitore per quanto indebitamente pagato a causa della mancata applicazione dell'aliquota ridotta per usi industriali può essere accolta con decorrenza dalla data di presentazione della relativa istanza all'autorità finanziaria e non da un momento anteriore, posto che il godimento del beneficio è subordinato alla dimostrazione della sussistenza dei presupposti da parte del contribuente e alla verifica dei medesimi da parte dell'autorità competente, ciò che riverbera i suoi effetti anche nel rapporto privatistico tra consumatore e fornitore.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 04 set 2015, n. 17591

La domanda proposta dalla Fondazione Ente Ville Vesuviane nei confronti del commissario straordinario dell'ente, al fine di ottenerne la condanna alla ripetizione di quanto indebitamente versatogli per effetto di delibere nulle perché dal medesimo adottate in carenza di potere, appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario, attesa la natura onoraria dell'incarico di funzionario svolto dal primo, non assimilabile, pertanto, al rapporto di pubblico impiego, e la inquadrabilità nell'ambito del diritto soggettivo della situazione sostanziale così fatta valere in giudizio.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 24 mag 2013, n. 12899

La giurisdizione sulla domanda di restituzione di quanto indebitamente pagato a titolo di sanzione pecuniaria ex art. 38 del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, proposta da chi abbia giudizialmente ottenuto il definitivo annullamento del provvedimento demolitorio, reso in autotutela, del permesso di costruire precedentemente rilasciatogli e sul quale ultimo si fondavano il procedimento di cui alla citata norma e la sanzione irrogatagli, appartiene al giudice ordinario, alla stregua di un'interpretazione costituzionalmente orientata dell'indicata disposizione, al pari dell'art. 34, primo comma, del d. lgs. 31 marzo 1998, n. 80, come sostituito dall'art. 7, lett. b), della legge 21 luglio 2000, n. 205, e quale risultante dalla sua parziale illegittimità costituzionale sancita dalla Consulta con le sentenze nn. 204 e 281 del 2004, che impedisce di ricomprendere nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, in tema di sanzioni pecuniarie, le liti in cui - essendo la P.A. priva di potere discrezionale, una volta esauritosi il descritto procedimento sanzionatorio, in ordine ai tempi ed ai modi dell'invocata restituzione - le parti vengono a trovarsi in posizione sostanzialmente paritaria.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 08 ago 2012, n. 14260

In tema di controversie relative a procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici, va affermata la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, ai sensi dell'art. 244 del d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163, in ordine alle domande di dichiarazione di inefficacia o di nullità del contratto di fornitura alla P.A., nonché di ripetizione di indebito e di arricchimento senza causa, conseguenti all'annullamento in autotutela, confermato in sede giurisdizionale, delle deliberazioni di affidamento diretto, senza indizione di gara, attuato in violazione delle norme comunitarie e nazionali, imponendo tanto il medesimo diritto comunitario quanto il vigente sistema interno la trattazione unitaria delle domande di affidamento dell'appalto e di caducazione del contratto concluso per effetto dell'illegittima aggiudicazione, come anche delle domande restitutorie direttamente connesse alla declaratoria di inefficacia o di nullità del contratto stesso.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 27 dic 2011, n. 28818

La giurisdizione della Corte dei conti in materia pensionistica ha natura esclusiva e trae il proprio fondamento dal contenuto pubblicistico del rapporto, il quale non può essere alterato dalle vicende relative al suo svolgimento. Ne consegue che è devoluta alla giurisdizione contabile la controversia nella quale l'Azienda comunale centrale del latte, avendo dovuto rifondere all'INPDAP il rimborso di ratei pensionistici da questo indebitamente versati in favore di un dipendente dell'azienda, agisca poi contro il dipendente (e i suoi eredi) per il recupero delle somme stesse.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 02 dic 2010, n. 24418

È conforme ai criteri legali di interpretazione del contratto, in particolare all'interpretazione sistematica delle clausole, l'interpretazione data dal giudice di merito ad una clausola di un contratto di conto corrente bancario, stipulato tra le parti in data anteriore al 22 aprile 2000, e secondo la quale la previsione di capitalizzazione annuale degli interessi, pattuita nel primo comma di tale clausola, si riferisce ai soli interessi maturati a credito del correntista, essendo, invece, la capitalizzazione degli interessi a debito prevista nel comma successivo, su base trimestrale, con la conseguenza che, dichiarata la nullità della previsione negoziale di capitalizzazione trimestrale, per contrasto con il divieto di anatocismo stabilitodall'art. 1283 cod. civ.(il quale osterebbe anche ad un'eventuale previsione negoziale di capitalizzazione annuale), gli interessi a debito del correntista devono essere calcolati senza operare alcuna capitalizzazione.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 04 ago 2010, n. 18046

In tema d'indebito previdenziale, nel giudizio instaurato, in qualità d'attore, dal pensionato che miri ad ottenere l'accertamento negativo del suo obbligo di restituire quanto l'ente previdenziale abbia ritenuto indebitamente percepito, l'onere di provare i fatti costitutivi del diritto a conseguire la prestazione contestata, ovvero l'esistenza di un titolo che consenta di qualificare come adempimento quanto corrisposto, è a suo esclusivo carico. (Nella fattispecie le S.U. hanno ritenuto che spettasse al pensionato-attore l'onere di provare il mancato superamento della soglia del reddito per l'attribuzione della quota d'integrazione al minimo, contestata dall'Ente previdenziale in sede di richiesta stragiudiziale di ripetizione della maggior somma erogata).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 03 mar 2010, n. 5029

A seguito della trasformazione degli enti lirici in fondazioni di diritto privato, disposta retroattivamente dall'art. 1 del d.l. n. 345 del 2000 (convertito in legge n. 6 del 2001) con decorrenza dal 23 maggio 1998, le controversie aventi ad oggetto i rapporti di lavoro dei dipendenti di tali enti restano attratte alla giurisdizione del giudice amministrativo, se insorte anteriormente alla predetta data, mentre ricadono nella giurisdizione del giudice ordinario se insorte in epoca successiva, trovando applicazione l'art. 1 del d.l. n. 269 del 1994 (convertito in legge n. 432 del 1994), il quale fissa il discrimine temporale per il passaggio dalla giurisdizione ordinaria a quella amministrativa alla data dell'intervenuta trasformazione con riferimento al momento storico dell'avverarsi dei fatti materiali e delle circostanze in relazione alla cui giuridica rilevanza sia insorta la controversia, ovvero all'epoca dell'emanazione dell'atto, provvedimentale o negoziale, che ha prodotto la lesione del diritto del lavoratore. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che aveva ritenuto devoluta alla giurisdizione ordinaria una controversia avente ad oggetto il pagamento delle somme trattenute dalla Fondazione Teatro dell'Opera di Roma, in data successiva al 23 maggio 1998, sulle retribuzioni dovute ai dipendenti, negando qualsiasi rilievo alla circostanza che la ritenuta fosse stata disposta per il recupero di maggiori importi erroneamente corrisposti in epoca anteriore alla predetta data).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 22 dic 2009, n. 26961

In materia di pubblico impiego la controversia avente ad oggetto la domanda dell'ente previdenziale (nella specie, l'INPDAP) di restituzione degli accessori dell'indennità di buonuscita versati al dipendente per errore in misura superiore al dovuto, ove la pretesa trovi fondamento nella decisione, passata in giudicato, del giudice amministrativo relativa alla decorrenza degli interessi e della rivalutazione sull'indennità stessa, appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario, dovendosi ritenere che, in ragione dell'"actio iudicati", il diritto di credito dell'ente previdenziale abbia assunto una autonoma rilevanza, concretizzandosi in una richiesta di restituzione di una somma indebita exart. 2033 cod. civ., senza che possa farsi alcun riferimento all'originaria natura del credito, riferibile all'indennità di buonuscita.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 24 nov 2009, n. 24668

In materia di pubblico impiego privatizzato, appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario la controversia promossa dal dipendente nei confronti dell'ente datore di lavoro (nella specie, nei confronti del Ministero della Giustizia) diretta ad accertare l'illegittimità della pretesa restitutoria dell'Amministrazione, ove la richiesta dell'ente medesimo sia successiva al 30 giugno 1998, dovendosi ritenere che, nel caso di ripetizione d'indebito, integrino la nozione di "questione" ai sensi dell'art. 69, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001, non solo i fatti rilevanti ai fini della sussistenza del diritto del lavoratore, ma anche la mutata valutazione e qualificazione della fattispecie concreta operata dall'ente con la richiesta di restituzione, atteso che solo a seguito di quest'ultima può dirsi insorta la lite tra l'Amministrazione e il dipendente.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 15 ott 2009, n. 21893

Con riferimento alle controversie aventi ad oggetto richieste di rimborso delle imposte, la giurisdizione generale del giudice tributario può essere esclusa - a favore del giudice ordinario, configurandosi un'ordinaria azione di indebito oggettivo exart. 2033 cod. civ.- nel solo caso in cui l'Amministrazione abbia formalmente riconosciuto il diritto al rimborso e la quantificazione della somma dovuta, sicché non residuino questioni circa l'esistenza dell'obbligazione tributaria, il "quantum" del rimborso o le procedure con le quali lo stesso deve essere effettuato. (In applicazione del principio, la S.C. ha ritenuto spettare alla giurisdizione tributaria l'azione proposta dal contribuente, a seguito del mancato rimborso di una somma pagata in pendenza del giudizio di impugnazione di un avviso di accertamento, conclusosi con un giudicato di annullamento dell'atto impositivo, escludendo che potesse configurare un implicito riconoscimento del debito da parte dell'Amministrazione la mancata impugnazione della sentenza di annullamento ed un parziale rimborso della somma).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 25 giu 2009, n. 14886

La revoca della dichiarazione di pubblica utilità per sopravvenute ragioni di merito, spiegando efficacia preclusiva della conclusione del procedimento espropriativo e costituendo condizione risolutiva dell'accordo intervenuto tra il privato e l'Amministrazione espropriante per la determinazione dell'indennità di esproprio, fa sorgere reciproche obbligazioni di restituzione riguardo, rispettivamente, al fondo oggetto di occupazione ed alla somma ricevuta in forza del predetto accordo. Avendo, tuttavia, tale revoca effetto "ex nunc", l'occupazione assume carattere di illegittimità solo a partire da tale momento, con la conseguenza che l'Amministrazione può liberarsi formulando offerta di restituzione dell'immobile, idonea a costituire in mora il proprietario creditore, mentre, quanto alla somma ricevuta a titolo di anticipazione dell'indennità di esproprio, valgono le regole della ripetizione di indebito oggettivo, essendol'art. 2033 cod. civ.applicabile anche nel caso di sopravvenienza della causa che renda indebito il pagamento, sicchè, dovendosi presumere la buona fede dell'"accipiens", gli interessi decorrono dal giorno della domanda e non da quello dell'eventuale, precedente, costituzione in mora.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 27 mar 2009, n. 7428

Il giudice al quale spetta la giurisdizione in ordine alla domanda di ripetizione dell'indebito oggettivo proposta nei confronti dello straniero va individuato, in difetto di disposizioni espressamente derogatorie, sulla base del criterio generale del foro del convenuto, ai sensi dell'art. 2 del Regolamento CE n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, trattandosi di obbligazione che non può collocarsi né nell'orbita di quelle "ex contractu", né in quella delle obbligazioni da fatto illecito.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 09 mar 2009, n. 5624

In tema di espropriazione per pubblica utilità, qualora, percepita a seguito di "accordo amichevole" da parte del proprietario espropriando la somma convenuta a titolo di indennità di espropriazione in relazione ad un procedimento in corso, ed avvenuta la presa di possesso, in virtù di occupazione d'urgenza da parte dell'espropriante del bene, sia sopravvenuta la revoca della dichiarazione di pubblica utilità (costituente il presupposto del procedimento ablativo), tutti i successivi atti che vi si ricollegano diventano inefficaci in forza del suddetto provvedimento terminativo della procedura espropriativa. Conseguentemente, la somma anticipata all'espropriando diventa priva di causa, così come diventa ingiustificata (e, perciò, illegittima) la protrazione dell'occupazione del bene da parte del soggetto espropriante, con l'effetto che ciascuno dei due è obbligato alle rispettive restituzioni, cui si correla l'applicabilità della disciplina sulla "mora credendi", che ha carattere generale e si estende, perciò, anche all'obbligo di restituire un immobile, con derivante applicazione, altresì, della disposizionedell'art. 1227, comma secondo, cod. civ., alla stregua della quale il risarcimento non è dovuto per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l'ordinaria diligenza.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 05 mar 2008, n. 5902

Nel caso in cui l'Amministrazione finanziaria, pur avendo formalmente riconosciuto il diritto del contribuente al rimborso delle imposte, abbia poi rifiutato di procedervi per la presenza di circostanze ostative secondo la normativa tributaria, la conseguente controversia instaurata dal contribuente è devoluta alla giurisdizione del giudice tributario. (In applicazione del suddetto principio, la S.C. ha ritenuto non integrata la pretesa di ripetizione dell'indebito exart. 2033 cod.civ.in una fattispecie in cui l'Agenzia delle entrate aveva riconosciuto il diritto al rimborso di un credito IVA, ma aveva poi rifiutato il pagamento, in considerazione dei carichi tributari pendenti nei confronti di uno dei soci di fatto della società contribuente fallita).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 31 gen 2008, n. 2289

La responsabilità amministrativa per danno patrimoniale ad ente pubblico postula una relazione funzionale tra l'autore dell'illecito e l'amministrazione pubblica che non implica necessariamente un rapporto di impiego in senso proprio, essendo sufficiente la compartecipazione del soggetto all'attività dell'amministrazione pubblica ed essendo altresì irrilevante che tale soggetto sia una persona fisica o una persona giuridica, pubblica o privata; ne consegue la giurisdizione esclusiva della Corte dei conti in relazione alla responsabilità di un ente locale che, quale datore di lavoro, secondo la disciplina di cui all'art. 6, commi 6 e 7, del decreto legge 10 novembre 1978, n. 702, convertito con modificazioni dalla legge 8 gennaio 1979, n. 1 (applicabile nella specie "ratione temporis"), abbia comunicato dati erronei alla Cassa competente per la pensione dei suoi dipendenti. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata ed ha affermato la giurisdizione della Corte dei Conti in relazione ad un danno derivato alla C.P.D.E.L. dalla erronea comunicazione, da parte di un comune, del foglio di liquidazione del trattamento provvisorio di quiescenza, dalla quale era derivato un danno a causa della non solvibilità della lavoratrice beneficiaria delle somme indebitamente corrisposte).