Art. 2043 c.c. Risarcimento per fatto illecito.

Ultimo aggiornamento: 29 aprile 2018

Giurisprudenza

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 22 giu 2017, n. 15640

La controversia avente ad oggetto la domanda di risarcimento danni proposta da colui che, avendo ottenuto l'aggiudicazione in una gara per l'affidamento di un appalto pubblico, successivamente annullata dal giudice amministrativo perché illegittima, deduca la lesione dell'affidamento ingenerato dal provvedimento di aggiudicazione apparentemente legittimo, rientra nella giurisdizione del giudice ordinario, non essendo chiesto in giudizio l'accertamento della illegittimità dell'aggiudicazione e, quindi, non rimproverandosi alla P.A. l'esercizio illegittimo di un potere consumato nei suoi confronti, ma la colpa consistita nell'averlo indotto a sostenere spese nel ragionevole convincimento della prosecuzione del rapporto fino alla scadenza del termine previsto dal contratto stipulato a seguito della gara.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 27 apr 2017, n. 10413

La responsabilità precontrattuale della P.A. è configurabile in tutti i casi in cui l'ente pubblico, nelle trattative con i terzi, abbia compiuto azioni o sia incorso in omissioni contrastanti con i principi della correttezza e della buona fede, alla cui puntuale osservanza anch'esso è tenuto, nell'ambito del rispetto dei doveri primari garantiti dall'art. 2043 c.c.; in particolare, il recesso dalle trattative è sindacabile, ai sensi dell'art. 1337 c.c., ove l'ente predetto sia venuto meno ai doveri di buona fede, correttezza, lealtà e diligenza, in rapporto anche all'affidamento ingenerato nel privato circa il perfezionamento del contratto, a prescindere dalle ragioni che abbiano indotto il primo ad interrompere le trattative o a rifiutare la conclusione nel contratto.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 22 mag 2017, n. 12799

La domanda risarcitoria proposta nei confronti della P.A. per i danni subiti dal privato che abbia fatto incolpevole affidamento su di un provvedimento di concessione di piccola derivazione, ampliativo della propria sfera giuridica e legittimamente annullato, rientra nella giurisdizione ordinaria, atteso che viene denunciata non già la lesione di un interesse legittimo pretensivo, bensì una situazione di diritto soggettivo, rappresentata dalla conservazione dell'integrità del proprio patrimonio, deducendo il privato di avere sopportato perdite e/o mancati guadagni a causa dell'emissione del provvedimento. Peraltro, il giudice ordinario competente non va individuato nel tribunale regionale delle acque pubbliche ai sensi dell'art. 140, comma 1, lett. e), del r.d. n. 1775 del 1933, in quanto il pregiudizio ivi contemplato è determinato da un'attività provvedimentale legittima (in genere, di carattere ablatorio della proprietà privata) e, in quanto tale, incidente direttamente nella sfera patrimoniale del singolo, non già attraverso il "medium" dell'affidamento incolpevole.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 23 gen 2017, n. 1641

Il curatore fallimentare è legittimato, tanto in sede penale, quanto in sede civile, all'esercizio di qualsiasi azione di responsabilità sia ammessa contro gli amministratori di società, anche per i fatti di bancarotta preferenziale commessi mediante pagamenti eseguiti in violazione della "par condicio creditorum".

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 19 gen 2017, n. 1311

Qualora un ente pubblico promuova una causa risarcitoria complessa nei confronti di alcuni istituti di credito - alcuni dei quali con sede all'estero - avente ad oggetto, in via principale, l'illecito extracontrattuale consistente nell'aver tenuto, nella fase anteriore alla stipulazione di uno strumento finanziario derivato, condotte illecite tali da arrecare grave pregiudizio all'ente stesso, sussiste la giurisdizione del giudice italiano, ove l'evento dannoso si sia verificato in Italia, ai sensi dell'art. 5, n. 3), del Regolamento CE 22 dicembre 2000 n. 44/2001, perché la regola del "locus commissi delicti" trova applicazione anche in materia di responsabilità precontrattuale.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 29 dic 2016, n. 27455

Spetta al giudice ordinario la giurisdizione in tutte le controversie in cui si denunci un comportamento della P.A. privo di ogni interferenza con un atto autoritativo, non potendosi reputare neanche mediatamente espressione dell'esercizio del potere autoritativo, o quando l'atto o il provvedimento di cui la condotta dell'amministrazione sia esecuzione non costituisca oggetto del giudizio, facendosi valere unicamente l'illeicità del comportamento del soggetto pubblico ex art. 2043 c.c., suscettibile di incidere su posizioni di diritto soggettivo del privato. (Nella specie, relativa ad una domanda volta al risarcimento dei danni subiti per effetto della chiusura forzosa di un esercizio commerciale, la S.C. ha riconosciuto la giurisdizione del giudice ordinario in quanto la pretesa non era stata fondata sull'illegittimità dell'atto amministrativo che tale chiusura aveva inizialmente disposto, bensì sull'ingiustificata protrazione dei suoi effetti, nonostante il sopravvenuto rilascio del nulla osta da parte dalla stessa amministrazione).

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 16 dic 2016, n. 25978

La pretesa risarcitoria azionata, nei confronti di un comune, dal privato che si ritenga leso a causa della mancata demolizione di opere asseritamente abusive, rientra nella giurisdizione del giudice ordinario, trattandosi di danno provocato non dalla mancata o illegittima adozione di provvedimenti amministrativi discrezionali ma dal comportamento materiale con cui l'amministrazione comunale ha omesso di compiere un'attività vincolata.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 15 nov 2016, n. 23228

La domanda con cui il lavoratore dipendente di un ente pubblico chieda la condanna di funzionari dell'ente stesso al risarcimento dei danni che deriverebbero da un loro comportamento illegittimo o illecito, appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario, in quanto fondata sulla deduzione di un fatto illecito extracontrattuale e proposta tra privati, non ostando a ciò la proposizione dell'istanza anche nei confronti dell'ente pubblico sotto il profilo della responsabilità solidale dello stesso, non essendo comunque ricollegabile il risarcimento richiesto alla violazione di obblighi specifici che trovino la loro ragion d'essere nel rapporto di pubblico impiego, quantomeno quale esito di un potenziale, benchè inconsueto e sotto forma di degenerazione od eccesso, sviluppo di sequenze di eventi connesse al loro ordinario espletamento, ed attenendo al merito l'effettiva riferibilità all'ente dei comportamenti dei funzionari.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 07 dic 2016, n. 25044

In tema di espropriazione, nell'ipotesi di cd. sconfinamento, che ricorre qualora la realizzazione dell'opera pubblica abbia interessato un terreno diverso o più esteso rispetto a quello considerato dai presupposti provvedimenti amministrativi di approvazione del progetto, la dichiarazione di pubblica utilità, pur emessa, è riferibile ad aree diverse da quelle di fatto trasformate, sicchè l'occupazione e/o trasformazione del terreno da parte della P.A. si configura come un comportamento di mero fatto, perpetrato in carenza assoluta di potere, che integra un illecito a carattere permanente, lesivo del diritto soggettivo (cd. occupazione usurpativa), onde l'azione risarcitoria del danno che ne è conseguito rientra nella giurisdizione del giudice ordinario, a nulla rilevando l'art. 42-bis del d.P.R. n. 327 del 2001, introdotto dal d.l. n. 98 del 2011, conv., con modif., dalla l. n. 111 del 2011, sulla cd. acquisizione sanante: tale norma, infatti, disciplina i presupposti per l'adozione del relativo provvedimento e la misura dell'indennizzo per il pregiudizio patrimoniale conseguente alla perdita definitiva dell'immobile, risultando, quindi, ininfluente in ordine ai criteri attributivi della giurisdizione sulle domande di risarcimento da occupazione "sine titulo".

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 08 nov 2016, n. 22650

La domanda risarcitoria proposta da chi ritenga lesa la propria attività commerciale per effetto dell'avvenuta installazione sulla pubblica via, da parte di un comune, senza la preventiva emissione di un formale provvedimento ex art. 5, comma 3, cod. strada, di opere (fioriere, dissuasori di sosta e portarifiuti) preclusive ivi anche di una breve fermata delle auto per l'effettuazione di acquisti, è devoluta alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, ponendosi comunque in discussione l'esercizio di una potestà pubblicistica rientrante nelle competenze municipali in materia di gestione del territorio e, in specie, della circolazione stradale.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 31 mag 2016, n. 11379

In tema di riscossione tributaria, la domanda risarcitoria proposta verso il concessionario per illecita iscrizione d'ipoteca esattoriale in fattispecie anteriore all'entrata in vigore dell'art. 35, comma 26 quinquies, del d.l. n. 223 del 2006, conv. in l. n. 248 del 2006, non può essere respinta dal giudice ordinario a ragione della devoluzione al giudice tributario della pretesa a cautela della quale l'ipoteca è stata iscritta, poiché tale pretesa è solo il presupposto di legittimità della condotta del concessionario e riguarda una questione pregiudiziale conoscibile dal giudice ordinario, cui è devoluta la domanda principale risarcitoria.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 16 feb 2016, n. 2951

Il diritto al risarcimento dei danni subiti da un bene spetta a chi ne sia proprietario al momento del verificarsi dell'evento dannoso, e, configurandosi come un diritto autonomo rispetto a quello di proprietà, non segue quest'ultimo nell'ipotesi di alienazione, salvo che non sia pattuito il contrario.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 03 feb 2016, n. 2052

In materia urbanistica ed edilizia, la domanda di risarcimento del danno del proprietario di area contigua a quella in cui è realizzata l'opera pubblica (nella specie, la linea ferroviaria dell'alta velocità) appartiene alla giurisdizione ordinaria ove, nella prospettazione dell'attore, fonte del danno non siano né il "se" né il "come" dell'opera progettata, ma le sue concrete modalità esecutive, atteso che la giurisdizione esclusiva amministrativa si fonda su un comportamento della P.A. (o del suo concessionario) che non sia semplicemente occasionato dall'esercizio del potere, ma si traduca, in base alla norma attributiva, in una sua manifestazione e, cioè, risulti necessario, considerate le sue caratteristiche in relazione all'oggetto del potere, al raggiungimento del risultato da perseguire.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 23 nov 2015, n. 23834

L'azione di risarcimento del danno per il mancato funzionamento del sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti spetta alla cognizione del giudice ordinario, atteso che la relativa domanda non investe alcun profilo tributario (quali la debenza o l'entità del contributo annuale di iscrizione ad esso), ma riguarda il ristoro di disfunzioni verificatesi nell'azione amministrativa, in violazione del principio del "neminem laedere".

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 29 apr 2015, n. 8620

La surrogazione ex art. 1916 costituisce una peculiare forma di successione a titolo particolare nel diritto al risarcimento dell'infortunato, che si realizza nel momento in cui l'assicuratore abbia comunicato al terzo responsabile che l'infortunato è stato ammesso ad usufruire dell'assistenza e degli indennizzi previsti dalla legge, al contempo manifestando la volontà di avvalersi della surroga. Nella conseguente azione non ha pertanto rilievo il rapporto assicurativo di carattere pubblicistico concernente gli infortuni sul lavoro, ma soltanto la responsabilità aquiliana dell'autore dell'atto illecito, obbligato a risarcire il danneggiato o l'assicuratore che ne abbia anticipato l'indennizzo, sicché il responsabile non è legittimato ad opporre all'assicuratore eccezioni concernenti il contenuto del rapporto, salvo che esse incidano sulla misura del risarcimento del danno cui egli sarebbe tenuto nei confronti del danneggiato.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 28 apr 2015, n. 8571

Ai fini della determinazione della giurisdizione in materia aquiliana ex art. 5 della Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968, il luogo dell'evento dannoso è il luogo della condotta e il luogo del "danno iniziale", essendo irrilevante il luogo del "danno conseguenza". Pertanto, il giudice italiano non ha giurisdizione sulla domanda extracontrattuale (nella specie, per lesione del credito), se all'estero è avvenuta la condotta pregiudizievole (nella specie, indebita escussione di garanzia), essendo irrilevante che in Italia abbia sede la "vittima secondaria", danneggiata solo in via mediata (nella specie, per l'esercizio dell'azione di rivalsa).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 26 mar 2015, n. 6060

La proposizione tardiva della domanda di ammissione al passivo fallimentare del credito accessorio agli interessi moratori, in quanto fondata sul ritardo nell'adempimento, non è preclusa, stante la diversità della rispettiva "causa petendi", dalla definitiva ammissione in via tempestiva del credito relativo al capitale (nella specie, a titolo di compenso per attività professionale), salvo che gli interessi costituiscano una mera componente della pretesa già azionata, come nel caso del credito risarcitorio da illecito aquiliano.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 04 set 2015, n. 17586

La domanda risarcitoria proposta nei confronti della P.A. per i danni subiti dal privato che abbia fatto incolpevole affidamento su un provvedimento ampliativo illegittimo rientra nella giurisdizione ordinaria, non trattandosi di una lesione dell'interesse legittimo pretensivo del danneggiato (interesse soddisfatto, seppur in modo illegittimo), ma di una lesione della sua integrità patrimoniale ex art. 2043 c.c., rispetto alla quale l'esercizio del potere amministrativo non rileva in sé, ma per l'efficacia causale del danno-evento da affidamento incolpevole.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 06 feb 2015, n. 2244

Le domande di risarcimento dei danni proposte nei giudizi iniziati successivamente al 30 giugno 1998 e fino al 9 agosto 2000, aventi ad oggetto atti e provvedimenti delle pubbliche amministrazioni, e dei soggetti alle stesse equiparati, in materia urbanistica ed edilizia, spettano - in virtù dell'art. 34 del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 80, nel testo anteriore alla modifica introdotta dalla legge 21 luglio 2000, n. 205, che non ha efficacia retroattiva, e quale risultante dalla sentenza della Corte costituzionale n. 281 del 2004, di tipo "manipolativo", che ne ha dichiarato l'illegittimità costituzionale parziale, nonché della disciplina derivata da detta pronuncia - alla giurisdizione del giudice amministrativo qualora riguardino controversie già attribuite alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo prima del d.lgs. n. 80 del 1998, ovvero siano riconducibili alla giurisdizione generale di legittimità, poiché tale norma ha realizzato una mera estensione della preesistente giurisdizione amministrativa, divenuta "piena", alla cognizione dei diritti patrimoniali consequenziali, ossia alla tutela risarcitoria precedentemente riservata alla giurisdizione ordinaria.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 19 gen 2015, n. 735

In materia di espropriazione per pubblica utilità, la necessità di interpretare il diritto interno in conformità con il principio enunciato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, secondo cui l'espropriazione deve sempre avvenire in "buona e debita forma", comporta che l'illecito spossessamento del privato da parte della P.A. e l'irreversibile trasformazione del suo terreno per la costruzione di un'opera pubblica non danno luogo, anche quando vi sia stata dichiarazione di pubblica utilità, all'acquisto dell'area da parte dell'Amministrazione, sicché il privato ha diritto a chiederne la restituzione, salvo che non decida di abdicare al suo diritto e chiedere il risarcimento del danno per equivalente.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 03 dic 2014, n. 25572

In tema di risarcimento del danno da atto amministrativo illegittimo, la domanda di annullamento dell'atto proposta al giudice amministrativo - nell'assetto normativo anteriore alla legge 21 luglio 2000, n. 205, che ha concentrato presso tale giudice la tutela risarcitoria con la demolitoria - esprime la volontà del danneggiato di reagire all'azione autoritativa illegittima e, quindi, interrompe per tutta la durata del processo amministrativo il termine di prescrizione dell'azione risarcitoria, successivamente esercitata dinanzi al giudice ordinario.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 07 lug 2014, n. 15428

In tema di pubblico impiego privatizzato, la domanda risarcitoria per il ritardo illegittimo e colpevole nell'espletamento della procedura concorsuale (nella specie per il passaggio di qualifica funzionale riservata ai dipendenti dell'amministrazione finanziaria) e nell'emanazione dell'atto conclusivo di approvazione della graduatoria appartiene alla giurisdizione del giudice amministrativo, collegandosi il danno lamentato, in forza dell'art. 7, terzo comma, della legge 6 dicembre 1971 n. 1034, all'esercizio di attività autoritative dal parte della P.A., e, dunque, alla posizione di interesse legittimo del dipendente al corretto espletamento di detta procedura fino al suo atto terminale.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 09 lug 2014, n. 15593

La domanda risarcitoria avente ad oggetto il comportamento del concessionario della riscossione tributi, asseritamente illecito per aver omesso, successivamente all'emissione di un provvedimento di fermo amministrativo, di dar corso, per un lungo periodo di tempo, a qualsiasi azione esecutiva ovvero alla revoca del provvedimento medesimo, appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario poiché attiene ad una posizione di diritto soggettivo, del tutto indipendente dal rapporto tributario.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 28 mag 2014, n. 11912

Il giudicato sulla condanna risarcitoria in forma specifica preclude ogni questione sulla giurisdizione del giudice adito (nella specie amministrativo) anche relativamente al risarcimento per equivalente, atteso che ogni statuizione di merito comporta una pronuncia implicita sulla giurisdizione e che la pretesa risarcitoria, pur nella duplice alternativa attuativa, è unica, potendo la parte, tramite una mera "emendatio", convertire l'originaria richiesta nell'altra ed il giudice di merito attribuire d'ufficio al danneggiato il risarcimento per equivalente, anziché in forma specifica.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 14 lug 2014, n. 16065

La controversia promossa da soggetti investitori nei confronti di istituti bancari, alcuni dei quali aventi sede in Italia, per il risarcimento del danno cagionato dalla negoziazione di "titoli spazzatura" del gruppo Parmalat, la cui insolvenza quegli istituti avrebbero occultato con atti convergenti, appartiene alla giurisdizione del giudice italiano nei riguardi di tutti i convenuti, sia a norma dell'art. 6, n. 1, del Regolamento CE n. 44/2001, per l'unitarietà della domanda, che giustifica il cumulo soggettivo, sia a norma dell'art. 5, n. 3, del Regolamento medesimo, per lo stretto collegamento tra la controversia e l'Italia, quale luogo dell'evento dannoso.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 17 feb 2014, n. 3660

Le controversie risarcitorie per il danno da occupazione appropriativa, iniziate in periodo antecedente al 1° luglio 1998, rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario, secondo l'antico criterio di riparto diritti soggettivi-interessi legittimi, al pari delle medesime controversie, se iniziate nel periodo dal 1° luglio 1998 al 10 agosto 2000, data di entrata in vigore della legge n. 205 del 2000, per effetto della sentenza n. 281 del 2004, della Corte costituzionale, che, ravvisando nell'art. 34 del d.lgs. n. 80 del 1998, anteriormente alla riscrittura operata con l'art. 7 della legge n. 205 del 2000, un eccesso di delega, ha dichiarato l'incostituzionalità delle nuove ipotesi di giurisdizione esclusiva. Sono, invece, attribuite alla giurisdizione del giudice amministrativo, le controversie risarcitorie per l'occupazione appropriativa instaurate a partire dal 10 agosto 2000, data di entrata in vigore dell'art. 34 del d.lgs. n. 80 del 1998, come riformulato dall'art. 7 della legge n. 205 del 2000, non già perché la dichiarazione di pubblica utilità sia di per sé idonea ad affievolire il diritto di proprietà, ma perché ricomprese nella giurisdizione esclusiva in materia urbanistico-edilizia, mentre la stessa giurisdizione è attribuita dall'art. 53 del d.P.R. n. 327 del 2001, se la dichiarazione di pubblica utilità sia intervenuta a partire dal 1° luglio 2003, data di entrata in vigore del t.u. espropriazioni.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 03 feb 2014, n. 2284

La previsione dell'art. 1669 cod. civ. concreta un'ipotesi di responsabilità extracontrattuale, con carattere di specialità rispetto al disposto dell'art. 2043 cod. civ., fermo restando che - trattandosi di una norma non di favore, diretta a limitare la responsabilità del costruttore, bensì finalizzata ad assicurare una più efficace tutela del committente, dei suoi aventi causa e dei terzi in generale - ove non ricorrano in concreto le condizioni per la sua applicazione (come nel caso di danno manifestatosi e prodottosi oltre il decennio dal compimento dell'opera) può farsi luogo all'applicazione dell'art. 2043 cod. civ., senza che, tuttavia, operi il regime speciale di presunzione della responsabilità del costruttore contemplato dall'art. 1669 cod. civ., atteso che spetta a chi agisce in giudizio l'onere di provare tutti gli elementi richiesti dall'art. 2043 cod. civ., compresa la colpa del costruttore.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 21 gen 2014, n. 1136

In tema di azione risarcitoria promossa, nei confronti della Repubblica federale di Germania, dal cittadino italiano che lamenti di essere stato catturato a seguito dell'occupazione nazista in Italia durante la seconda guerra mondiale e deportato in Germania, l'art. 3, comma 1, della legge 14 gennaio 2013, n. 5, emanata per determinare le modalità di attuazione della sentenza della Corte internazionale di giustizia dell'Aja del 2 febbraio 2012 che, ha escluso la sussistenza della giurisdizione civile rispetto agli atti compiuti "jure imperii" da uno Stato, nel prevedere la declaratoria del difetto di giurisdizione del giudice italiano, in qualunque stato e grado del processo (e pur dopo una precedente statuizione della cassazione, con rinvio al giudice di merito), costituisce norma di adeguamento dell'ordinamento interno a quello internazionale, in attuazione dell'art. 11, secondo periodo, Cost.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 16 giu 2014, n. 13673

Le controversie tra proprietari di fabbricati vicini relative all'osservanza di norme che prescrivono distanze tra le costruzioni o rispetto ai confini appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario, senza che rilevi l'avvenuto rilascio del titolo abilitativo all'attività costruttiva, la cui legittimità potrà essere valutata "incidenter tantum" dal giudice ordinario attraverso l'esercizio del potere di disapplicazione del provvedimento amministrativo, salvo che la domanda risarcitoria non sia diretta anche nei confronti della P.A. (nella specie, il Comune) per far valere l'illegittimità dell'attività provvedimentale, sussistendo in questo caso la giurisdizione del giudice amministrativo.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 02 dic 2013, n. 26937

L'art. 6, n. 1, della Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968 (resa esecutiva con la legge 21 giugno 1971, n. 804), secondo cui, in caso di pluralità di convenuti, quello domiciliato nel territorio di uno Stato contraente può essere citato davanti al giudice nella cui circoscrizione è situato il domicilio di uno di essi, riguarda l'ipotesi del cumulo soggettivo, per la cui sussistenza è necessario che non ne ricorra la pretestuosità, cioè il fine di provocare lo spostamento della competenza giurisdizionale per ragioni di connessione, che va escluso ove, dalla prospettazione della domanda, risulti che ciascun convenuto non sia estraneo alla pretesa fatta valere in giudizio. (Nella specie, la S.C., ha dichiarato la giurisdizione del giudice italiano a conoscere di una controversia risarcitoria, a titolo di responsabilità contrattuale ed extracontrattuale, intrapresa dall'attore nei confronti di più soggetti, uno dei quali certamente residente in Italia, sull'assunto di essere rimasto vittima di una truffa internazionale perpetrata ai suoi danni attraverso un'operazione finanziaria, rivelatasi priva di qualsivoglia prospettiva di rendimento).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 06 set 2013, n. 20571

L'inosservanza da parte della P.A., nella gestione (e manutenzione) dei beni che ad essa appartengono, delle regole tecniche, ovvero dei comuni canoni di diligenza e prudenza, può essere denunciata dal privato davanti al giudice ordinario sia quando tenda a conseguire la condanna ad un "facere", sia quando abbia per oggetto la richiesta del risarcimento del danno patrimoniale, giacché una siffatta domanda non investe scelte ed atti autoritativi dell'amministrazione, ma un'attività soggetta al rispetto del principio del "neminem laedere". (In applicazione di tale principio, la Suprema Corte ha ritenuto sussistere la giurisdizione del giudice ordinario in relazione alla domanda volta ad ottenere l'accertamento dell'illiceità delle immissioni acustiche provenienti dagli spazi esterni, adibiti a fini ludici, di pertinenza di un edificio scolastico, ritenendo, altresì, che il provvedimento adottato dal giudice di merito ai sensidell'art. 844 cod. civ.al fine di inibirne l'utilizzazione in alcune ore del mattino non integrasse alcun profilo di interferenza con la determinazione delle modalità di esercizio del servizio scolastico).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 30 ott 2013, n. 24467

In tema di riparto di giurisdizione in materia di servizi pubblici, siano essi dati o meno in concessione, la controversia risarcitoria intrapresa da un utente di un servizio di istruzione professionale che ne lamenti l'avvenuta erogazione in modo non corrispondente alla prestazione in riferimento alla quale aveva pagato il corrispettivo appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario, atteso che il pregiudizio prospettato non è il riflesso dell'organizzazione del servizio stesso, ma attiene al rapporto di utenza, discutendosi, quindi, non dell'esercizio o del mancato esercizio del potere amministrativo o, comunque, di comportamenti anche mediatamente riconducibili all'esercizio di tale potere tenuti da pubbliche amministrazioni o da soggetti ad essi equiparati, bensì di danni derivanti da difettosa erogazione del servizio.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 05 set 2013, n. 20360

Il rigetto della domanda di risarcimento del danno proposta contro la P.A., deciso in base all'interpretazione delle norme invocate dalla parte a sostegno della propria pretesa, non configura un eccesso di potere giurisdizionale da parte del giudice amministrativo, non determinandosi né una sostituzione della volontà dell'organo giudicante a quella della P.A., né un'autonoma produzione normativa e né, comunque, un radicale stravolgimento delle norme di rito, tale da implicare un evidente diniego di giustizia.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 10 giu 2013, n. 14506

La domanda proposta nei confronti del concessionario per la riscossione dei tributi, avente ad oggetto il comportamento asseritamente illecito - prospettato come causa del danno lamentato e del risarcimento preteso - tenuto da quest'ultimo nel procedere all'iscrizione di ipoteca ai sensi dell'art. 77 del d.P.R. n. 602 del 1973, appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario, integrando l'indagine sulla legittimità di tale condotta una mera questione pregiudiziale, e non una causa di natura tributaria avente carattere pregiudiziale da decidersi da parte del giudice munito della corrispondente giurisdizione.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 17 mag 2013, n. 12103

Ai fini del riparto di giurisdizione relativamente ad una domanda di risarcimento danni di un dipendente nei confronti della P.A., attinente al periodo di rapporto di lavoro antecedente la data del 1° luglio 1998 (a norma dell'art. 69, comma settimo, del d.lgs. n. 165 del 2001) - come anche a quella di un dipendente comunque in regime di diritto pubblico - la giurisdizione è devoluta al giudice amministrativo, se si fa valere la responsabilità contrattuale dell'ente datore di lavoro, mentre appartiene al giudice ordinario nel caso in cui si tratti di azione che trova titolo in un illecito. L'accertamento circa la natura del titolo di responsabilità azionato prescinde dalle qualificazioni operate dall'attore, anche attraverso il richiamo strumentale a disposizioni di legge, qualil'art. 2087 cod. civ.ol'art. 2043 cod. civ., mentre assume valore decisivo la verifica dei tratti propri dell'elemento materiale dell'illecito, e quindi l'accertamento se il fatto denunciato violi il generale divieto di "neminem laedere" e riguardi, quindi, condotte la cui idoneità lesiva possa esplicarsi indifferentemente nei confronti della generalità dei cittadini come nei confronti dei propri dipendenti, ovvero consegua alla violazione di obblighi specifici che trovino la ragion d'essere nel rapporto di lavoro. (Nella specie, la S.C., in applicazione del suddetto principio, ha dichiarato la giurisdizione del giudice amministrativo, essendo stata denunciata una condotta tenuta dall'amministrazione, in data antecedente la data del 30 giugno 1998, in violazione degli obblighi nascentidall'art. 2087 cod. civ.o degli obblighi di buona fede e correttezza gravanti sulle parti del rapporto, con conseguente qualificazione della responsabilità azionata come contrattuale, ritenendosi altresì irrilevante la produzione di ulteriori conseguenze dannose progressivamente nel corso degli anni successivi).

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 03 mag 2013, n. 10305

In caso di domande equiordinate e soggettivamente connesse, appartenenti l'una alla giurisdizione del giudice ordinario e l'altra alla giurisdizione del giudice amministrativo (in quanto concernenti, nella specie, il risarcimento dei danni conseguenti all'annullamento di una concessione edilizia e di quelli derivati dalla mancata approvazione di una variante del piano urbanistico comunale), ciascuna causa deve essere promossa innanzi al giudice munito della relativa giurisdizione, non sussistendo alcuna norma che ne concentri la cognizione in un'unica attribuzione.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 20 set 2013, n. 21590

I provvedimenti amministrativi di autorizzazione (o di approvazione) rendono di regola possibile l'esercizio di un diritto (o di un potere a questo connesso) che già apparteneva al destinatario del provvedimento, in tal modo ampliando la sua preesistente posizione di diritto soggettivo. Ne consegue che, in ipotesi di illegittimo diniego del rinnovo dell'autorizzazione all'esercizio di guardia particolare giurata, il danno derivatone è risarcibile - e l'azione resta devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario - configurandosi la lesione del diritto soggettivo, che in virtù del provvedimento autorizzatorio aveva avuto piena espansione ad attuazione, senza, peraltro, poter essere degradato o affievolito dal successivo provvedimento di diniego, per l'illegittimità del potere amministrativo così esercitato, come previamente dichiarato dal giudice amministrativo.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 25 mar 2013, n. 7380

L'azione risarcitoria, intrapresa dal candidato che assuma di essere stato danneggiato da condotte, già definitivamente accertate come penalmente rilevanti, tenute dai componenti di una commissione di concorso a professore universitario di prima fascia nello svolgimento della loro funzione, appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario, rinvenendosi il fondamento della corrispondente pretesa in comportamenti riferibili non alla P.A. od implicanti l'esercizio di un potere, bensì agli stessi personalmente.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 27 feb 2013, n. 4850

Nel caso di controversia relativa a rapporto di pubblico impiego non soggetto, per ragioni soggettive o temporali, alla privatizzazione, la soluzione della questione del riparto della giurisdizione, rispetto ad una domanda di risarcimento danni per la lesione della propria integrità psico-fisica proposta da un pubblico dipendente nei confronti dell'Amministrazione, è strettamente subordinata all'accertamento della natura giuridica dell'azione di responsabilità in concreto proposta, in quanto, se è fatta valere la responsabilità contrattuale dell'ente datore di lavoro, la cognizione della domanda rientra nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, mentre, se è stata dedotta la responsabilità extracontrattuale, la giurisdizione spetta al giudice ordinario. L'accertamento del tipo di responsabilità azionato prescinde dalle qualificazioni operate dall'attore, anche attraverso il richiamo strumentale a singole norme di legge, quali l'art. 2087 o l'art. 2043 cod. civ., mentre assume rilievo decisivo la verifica dei tratti propri dell'elemento materiale dell'illecito, e quindi l'accertamento se il fatto denunciato violi il generale divieto di "neminem laedere" e riguardi, quindi, condotte dell'amministrazione la cui idoneità lesiva possa esplicarsi indifferentemente nei confronti della generalità dei cittadini come nei confronti dei propri dipendenti, costituendo in tal caso il rapporto di lavoro mera occasione dell'evento dannoso, ovvero consegua alla violazione di obblighi specifici che trovino al ragion d'essere nel rapporto di lavoro, nel qual caso la natura contrattuale della responsabilità non può essere revocata in dubbio.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 27 feb 2013, n. 4848

L'azione di natura reale, esperita dal proprietario del fondo danneggiato per l'accertamento dell'illegittimità delle immissioni e per la realizzazione delle modifiche strutturali necessarie al fine di far cessare le stesse, deve essere proposta nei confronti del proprietario del fondo da cui tali immissioni provengono e può essere cumulata con la domanda verso altro convenuto per responsabilità aquiliana exart. 2043 cod. civ., volta ad ottenere il risarcimento del pregiudizio di natura personale da quelle cagionato.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 21 feb 2013, n. 4284

Non sussiste la giurisdizione italiana in relazione alla domanda risarcitoria promossa nei confronti della Repubblica federale di Germania con riguardo ad attività "iure imperii" lesive dei valori fondamentali della persona o integranti crimini contro l'umanità, commesse dal Reich tedesco fra il 1943 ed il 1945, dovendosi escludere che il principio dello "jus cogens" deroghi al principio dell'immunità giurisdizionale degli Stati. (Nella specie, le S.U., in sede di regolamento di giurisdizione, hanno dato applicazione alla sentenza della Corte internazionale di giustizia dell'Aja del 3 febbraio 2012 - la cui immediata efficacia nei giudizi è stata riconosciuta anche dall'art. 3, comma 1, della legge n. 5 del 2013, sopravvenuta tra la decisione ed il deposito della sentenza - che aveva disatteso il pregresso orientamento delle medesime Sezioni Unite).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 08 feb 2013, n. 3040

Il militare di leva obbligatoria non è legato all'amministrazione da un rapporto di pubblico impiego, ma da un mero rapporto di servizio privo del carattere della spontaneità, destinato a cessare dopo il periodo di utilizzazione. Ne deriva la giurisdizione del giudice ordinario con riferimento alla domanda di equo indennizzo proposta dal militare di leva, non essendovi controversia sussumibile tra quelle espressamente devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo e vertendosi in materia di diritti soggettivi di natura patrimoniale fatti valere nei confronti della P.A. (Fattispecie relativa a equo indennizzo richiesto per malattie contratte durante lo svolgimento del servizio militare obbligatorio di leva, in conseguenza di un'aggressione subita dal militare ad opera di sconosciuti, mentre si trovava in libera uscita in divisa).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 28 giu 2013, n. 16304

Le controversie concernenti l'organizzazione del servizio pubblico di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani - ivi comprese quelle aventi ad oggetto il risarcimento dei danni conseguenti all'omessa adozione dei provvedimenti necessari a prevenire o impedire l'abbandono di rifiuti sulle strade, ovvero a rimuoverne gli effetti - appartenevano alla giurisdizione del giudice amministrativo già in epoca anteriore all'entrata in vigore dell'art. 4, comma 1, del d.l. 23 maggio 2008, n. 90, convertito, con modificazioni, nella legge 14 luglio 2008, n. 123, norma che - sebbene abrogata dall'art. 4, allegato 4, del d.lgs. 2 luglio 2010, n. 104 - è stata riprodotta dall'art. 133, comma 1, lettera p) del medesimo d.lgs., nulla avendo innovato, ambedue tali disposizioni, in ordine al riparto della giurisdizione in detta materia, posto che la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti urbani costituiscono un servizio pubblico che la legge riserva obbligatoriamente ai Comuni, ai sensi di quanto già previsto - prima della sua abrogazione ad opera dell'art. 4, allegato 20, del già citato d.lgs. n. 104 del 2008 - dall'art. 33, comma 2, lettera e), del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 80, nel testo modificato dall'art. 7 della legge 21 luglio 2000, n. 205 (cfr. C. cost. sentenza n. 35 del 2010 e ordinanza n. 167 del 2011).

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 07 gen 2013, n. 145

La domanda risarcitoria formulata dal concessionario di impianto idroelettrico per grande derivazione di acqua nei confronti della P.A., per asserito omesso esercizio, da parte di quest'ultima, di prerogative pubblicistiche, appartiene alla giurisdizione del giudice amministrativo, non essendo nella specie configurabili interferenze con la giurisdizione e la competenza del giudice ordinario, nella sua articolazione specializzata costituita dal tribunale regionale delle acque pubbliche, posto che il potere decisionale di quest'ultimo è circoscritto alle questioni concernenti gli interessi pubblici connessi al regime delle acque strettamente inteso e si arresta nel momento in cui, completata la presa di derivazione, l'acqua si trasforma in energia motrice, conseguendone, altresì, sul piano risarcitorio, che detto potere investe esclusivamente le domande fondate su comportamenti che coinvolgano apprezzamenti circa la deliberazione, la progettazione e l'attuazione di opere idrauliche, o comunque sulle scelte dell'amministrazione per la tutela di interessi generali correlati al regime delle acque implicanti valutazioni od apprezzamenti tecnici, senza estendersi alle istanze risarcitorie che nelle vicende relative al governo delle acque trovino solo indiretto presupposto.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 28 nov 2012, n. 21110

Il sopravvenuto accertamento dell'inesistenza di un titolo idoneo a giustificare l'esercizio dell'azione esecutiva non fa venir meno l'acquisto dell'immobile pignorato, che sia stato compiuto dal terzo nel corso della procedura espropriativa in conformità alle regole che disciplinano lo svolgimento di tale procedura, salvo che sia dimostrata la collusione del terzo col creditore procedente. In tal caso, tuttavia, resta salvo il diritto dell'esecutato di far proprio il ricavato della vendita e di agire per il risarcimento dell'eventuale danno nei confronti di chi, agendo senza la normale prudenza, abbia dato corso al procedimento esecutivo in difetto di un titolo idoneo.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 10 ago 2012, n. 14371

Nell'ipotesi in cui il locatore di un immobile adibito ad uso diverso da quello di abitazione (nella specie, a palestra e centro estetico), convenuto in giudizio dal conduttore al fine di ottenere la risoluzione del contratto ed il risarcimento dei danni, chiami in causa il Comune, chiedendone l'affermazione dell'esclusiva responsabilità quale conseguenza dell'emanata ordinanza sindacale di sospensione dell'attività svolta nel bene locato per carenze di salubrità ed agibilità, la domanda di garanzia impropria esercitata nei confronti della P.A., per la ritenuta illegittimità dell'ordinanza contingibile ed urgente dovuta all'insussistenza dei suoi presupposti qualificanti, appartiene alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, senza che abbia rilievo, al fine di legittimarne l'attrazione per connessione davanti al giudice ordinario, il collegamento esistente fra detto rapporto di garanzia ed il rapporto privatistico tra locatore e conduttore.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 13 giu 2012, n. 9596

La domanda di risarcimento del danno da detenzione illegale per illegittima proroga del trattenimento dello straniero appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario, poiché davanti al medesimo, quale giudice dei diritti, si svolge il subprocedimento di proroga, con le stesse garanzie del contraddittorio previste dall'art. 14 del d.lgs. n. 286 del 1998 per la convalida della prima frazione temporale del trattenimento, essendo egli dotato del potere di sindacare la legittimità dell'atto amministrativo incidente sulla libertà della persona ed essendo competente, quindi, a decidere sul risarcimento del danno cagionato dall'eventuale illegittimità.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 13 giu 2012, n. 9591

Il consorzio di bonifica che provveda di fatto, pur non essendovi tenuto, alla manutenzione di un canale (nella specie, colatore di bonifica) assume la custodia e la gestione del corso d'acqua e ne risponde, a seconda della concreta situazione, ai sensi dell'art. 2051 o dell'art. 2043 cod. civ., dovendo, a tale titolo, risarcire i danni cagionati da difetto di manutenzione (nella specie, danni da esondazione per intasamento del canale).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 13 giu 2012, n. 9590

Nel sistema delineato dalla legge n. 1294 del 1957, che regola l'attività delegata alla Federconsorzi per conto e nell'interesse dello Stato, avente ad oggetto gli acquisti all'estero di materie prime per conto dello Stato, il rapporto tra l'Amministrazione statale (mandante) e la Federconsorzi (mandataria) non coincide con quello risultantedall'art. 1719 cod. civ., non essendo posto a carico del mandante alcun obbligo di somministrazione di mezzi in favore del mandatario ed essendo, al contrario, stabilito che questo debba provvedere autonomamente, anche da un punto di vista economico, al compimento dell'attività demandatagli, rinviando il conteggio definitivo del rapporto dare-avere ad un momento successivo all'espletamento dell'attività delegata, vale a dire alla data del rendiconto finale (salva la facoltà di dare corso ad anticipazioni sul conto finale, sulla base dell'avvenuta presentazione di rendiconti annuali), la cui approvazione costituisce l'indispensabile presupposto ai fini della valutazione in ordine all'esistenza di eventuali differenze attive o passive.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 22 mag 2012, n. 8076

L'art. 5, n. 3, del Regolamento CE n. 44/2001 del 2000 - il quale stabilisce il criterio di collegamento per individuare la giurisdizione in materia di delitti e quasi delitti nel "luogo in cui l'evento dannoso è avvenuto o può avvenire" - va interpretato nel senso che per tale luogo deve intendersi quello in cui è avvenuta la lesione del diritto della vittima, senza avere riguardo al luogo dove si sono verificate o potranno verificarsi le conseguenze future di tale lesione; ne consegue che l'azione proposta contro una società di "rating", che non ha sede e non opera in Italia, per il risarcimento del danno conseguente all'ipotizzato errore nella valutazione di titoli finanziari acquistati fuori dal territorio nazionale è sottratta alla giurisdizione del giudice italiano.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 15 mar 2012, n. 4128

È devoluta alla cognizione del giudice ordinario l'azione possessoria nei confronti della P.A. (nella specie concernente l'inosservanza delle distanze legali nelle costruzioni), quando l'oggetto della tutela invocata, sulla base del "petitum" sostanziale, sia riconducibile ad un semplice comportamento di questa che abbia inciso sulla situazione possessoria e non consista, viceversa, nel sollecitato controllo di legittimità dell'esercizio del potere che, per effetto di atti o provvedimenti amministrativi formali, abbia dato causa all'iniziativa di cui si assume l'illegittimità.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 27 feb 2012, n. 2926

Qualora l'attore proponga nei confronti di più convenuti stranieri una domanda principale ed una subordinata, la sussistenza della giurisdizione del giudice italiano va verificata con esclusivo riferimento a quella principale. Ne consegue, "a contrario", che, ove un ente pubblico abbia chiesto, in via principale, l'accertamento della responsabilità extracontrattuale di alcune banche a causa di comportamenti tenuti nella fase anteriore alla stipulazione di uno strumento finanziario derivato e, in via concorrente, l'accertamento della responsabilità contrattuale per violazione degli obblighi nascenti dai contratti di consulenza e di "arranging", l'affermazione della giurisdizione del giudice italiano sulla prima domanda comporta che essa debba estendersi anche alla seconda.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 27 dic 2011, n. 28811

In conformità a quanto affermato in più occasioni dalla Corte di giustizia dell'Unione europea, l'art. 5, n. 3, del Regolamento CE n. 44 del 2001 - il quale stabilisce il criterio di collegamento per individuare la giurisdizione in materia di delitti e quasi delitti nel "luogo in cui l'evento dannoso è avvenuto" - va interpretato nel senso che per tale luogo deve intendersi quello in cui è avvenuta la lesione del diritto della vittima, senza avere riguardo al luogo dove si sono verificate o potranno verificarsi le conseguenze future di tale lesione. (Nella specie, le S.U. hanno dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice italiano in riferimento ad una controversia di risarcimento danni promossa da una società italiana nei confronti di una banca avente sede in Spagna, fondata sul comportamento asseritamente illecito di quest'ultima consistente nel permettere il versamento di somme, da parte di debitori della detta società, su di un conto corrente mai acceso da quest'ultima presso una sede di detta banca).

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 02 dic 2011, n. 25764

Spetta al giudice ordinario la cognizione della domanda promossa dal privato per conseguire dalla P.A. il risarcimento dei danni da esso subiti dall'improvviso attraversamento della sede stradale da parte di fauna selvatica. Nè la giurisdizione del giudice amministrativo può trovare fondamento nel testo dell'art. 7 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, novellato dalla legge 21 luglio 2000, n. 205, perché detta norma - la quale prevede che quando è chiesto al giudice amministrativo, facendosi valere un interesse legittimo, l'annullamento del provvedimento amministrativo, alla domanda principale d'annullamento può essere cumulata una domanda di risarcimento del danno, in tal modo evitandosi la necessità del doppio processo - non opera allorchè, come nella specie, difettando un provvedimento amministrativo, manchi una domanda d'annullamento, ed il privato proponga esclusivamente una domanda di risarcimento del danno nei confronti della P.A. (Principio enunciato ai sensidell'art. 360-bis n. 1, cod. proc. civ.).

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 25 nov 2011, n. 24906

In tema di abuso di dipendenza economica prospettato dall'attore, ai sensi dell'art. 9 della legge 18 giugno 1988, n. 1992, con riguardo agli esistenti rapporti commerciali regolati da un contratto di concessione per la distribuzione di veicoli prodotti dal concedente, l'allegazione di una censura attinente al programma di comportamento dovuto dal convenuto implica la qualificazione della introdotta controversia siccome afferente alla materia contrattuale e, come tale, oggetto di valida proroga della giurisdizione se, come nella specie ed ai sensi dell'art. 17 della Convenzione di Lugano del 16 settembre 1988 (ratificata e resa esecutiva con legge 10 febbraio 1992, n. 198), ad essa le parti abbiamo fatto espresso riferimento per tutte le controversie relative al contratto, assumendo quest'ultimo sia la funzione di fonte della pretesa, sia di fatto, congiunto ad altri, costitutivo della stessa. Ne consegue che la predetta controversia non è ascrivibile, ai sensi dell'art. 5 n. 3 della cit. Convenzione, alla diversa materia degli illeciti, che ha carattere residuale e non ricorre allorché sussista tra le parti una relazione giuridicamente rilevante, fondata su un obbligo liberamente assunto di cui una parte lamenti la violazione ad opera dell'altra. (Principio enunciato dalle Sezioni Unite, che hanno dichiarato il difetto della giurisdizione del giudice italiano a favore di quello della Svizzera, secondo la previsione contrattuale).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 21 nov 2011, n. 24408

In materia di rapporto di causalità nella responsabilità extracontrattuale, in base ai principi di cui agli artt. 40 e 41 cod. pen., qualora un determinato evento dannoso sia riconducibile a volte alle cause naturali e a volte alle cause umane, non si versa in ipotesi di concorso di cause finalizzate alla produzione di uno stesso evento, bensì di eventi ulteriori e diversi, ciascuno con una propria causa; in tale eventualità, pertanto, non vige il principio per cui il fatto dannoso va addebitato per intero o alla causalità naturale o a quella umana, sicché il giudice può procedere all'attribuzione percentuale delle rispettive responsabilità, tenendone conto ai fini del conseguente obbligo di risarcimento del danno. (Nella specie, le S.U. hanno, sul punto, confermato la sentenza del Tribunale superiore delle acque pubbliche secondo cui - in presenza di danni causati da esondazioni del fiume Tevere, riconducibili in alcuni casi alla natura dei luoghi e negli altri casi alla costruzione di una diga per il funzionamento di un impianto idroelettrico - la società titolare di detto impianto doveva rispondere dei danni in misura dell'80 per cento, mentre il restante 20 per cento era da attribuire alla formazione spontanea di un isolotto nell'alveo del fiume).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 21 nov 2011, n. 24406

La responsabilità civile per omissione può scaturire non solo dalla violazione di un preciso obbligo giuridico di impedire l'evento dannoso, ma anche dalla violazione di regole di comune prudenza, le quali impongano il compimento di una determinata attività a tutela di un diritto altrui. Tale principio trova applicazione sia quando si tratti di valutare se sussista la colpa dell'autore dell'illecito, sia quando si tratti di stabilire se sussista un concorso di colpa della vittima nella produzione del danno, ex art. 1227, comma primo, c.c.. Non può, pertanto, ritenersi corresponsabile del danno colui che, senza violare alcuna regola di comune prudenza, correttezza o diligenza, non si sia attivato per rimuovere tempestivamente una situazione di pericolo creata da terzi. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito la quale aveva escluso che un'impresa edile, danneggiata dall'esondazione d'un canale alla cui manutenzione la P.A. non aveva provveduto, potesse ritenersi corresponsabile del danno, per non avere provveduto ad innalzare l'argine del canale, nonostante la prossimità ad esso del cantiere, trattandosi di un intervento, nella specie, inesigibile nei suoi confronti).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 17 nov 2011, n. 24079

In tema di abusiva captazione di acque pubbliche, posto che la sottrazione di acqua a monte di una centrale idroelettrica comporta una diminuzione di quella che arriva a valle per l'alimentazione degli impianti, essa è, per ciò solo, potenzialmente idonea a provocare una riduzione dell'energia elettrica, così da integrare una presunzione semplice di danno, tale che i responsabili della captazione non possano sottrarsi agli obblighi risarcitori senza una prova contraria sufficientemente specifica e rigorosa.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 14 nov 2011, n. 23763

In tema di prescrizione del diritto al risarcimento del danno da fatto illecito, nel caso di illecito istantaneo, caratterizzato da un'azione che si esaurisce in un lasso di tempo definito, lasciando permanere i suoi effetti, la prescrizione incomincia a decorrere con la prima manifestazione del danno, mentre, nel caso di illecito permanente, protraendosi la verificazione dell'evento in ogni momento della durata del danno e della condotta che lo produce, la prescrizione ricomincia a decorrere ogni giorno successivo a quello in cui il danno si è manifestato per la prima volta, fino alla cessazione della predetta condotta dannosa, sicché il diritto al risarcimento sorge in modo continuo via via che il danno si produce, ed in modo continuo si prescrive se non esercitato entro cinque anni dal momento in cui si verifica. (Principio enunciato ai sensi dell'art. 360 bis, primo comma, n. 1, cod. proc. civ.)

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 19 ott 2011, n. 21581

A fronte dell'azione risarcitoria promossa da una società privata per l'inerzia dello Stato italiano nell'attivazione dei principi di reciprocità e difesa della marina mercantile nazionale (rispetto al collegamento marittimo Italia-Marocco), in ragione del mancato esercizio dei poteri di cui all'art. 1 della legge 3 marzo 1987, n. 69 - volti a difendere la marina mercantile nazionale e a disciplinare i traffici commerciali marittimi per la tutela dell'interesse nazionale - la statuizione del giudice amministrativo secondo cui non sussisterebbe alcuna posizione giuridica tutelabile, poiché l'istituto della protezione diplomatica avrebbe natura di atto politico, come tale sottratto ad ogni sindacato giurisdizionale, si risolve in un illegittimo diniego di giurisdizione. Infatti, i poteri previsti dal citato art. 1 della legge n. 69 del 1987 sono esercitati su proposta di una commissione tecnica e non di un organo politico, esulando, dunque, dal novero degli atti politici per rientrare in quelli di alta amministrazione, venendo così in rilievo inalienabili posizioni di interesse legittimo sulle quali il giudice amministrativo è tenuto ad esercitare la propria giurisdizione.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 19 ott 2011, n. 21577

L'azione risarcitoria proposta dalla curatela di una società calcistica fallita nei confronti della Federazione Italiana Gioco Calcio e della Lega Nazionale Professionisti, per omessa vigilanza sulla regolarità contabile della società assoggettata a fallimento, è devoluta alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, così come previsto dall'art. 3 del d.l. 19 agosto 2003, n. 220 (convertito nella legge 17 ottobre 2003, n. 280), anche dopo l'entrata in vigore del d.lgs. 2 luglio 2010, n. 104 (Codice del processo amministrativo) che, all'art. 4 dell'allegato 4, ha abrogato il cit. art. 3 e all'art.133, primo comma, lettera z) ha confermato il criterio di attribuzione della giurisdizione preesistente; l'azione risarcitoria che venga proposta nei confronti di soggetti privati (nella specie, ex amministratori ed ex sindaci) è, invece, assoggettata alla giurisdizione del giudice ordinario.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 19 ott 2011, n. 21575

La realizzazione di un'opera privata di pubblica utilità, al di fuori di una valida procedura ablativa o impositiva di una servitù coattiva, non priva il proprietario del fondo del diritto alla "restitutio in integrum", sia perché l'occupazione appropriativa è configurabile solo quando la radicale trasformazione del suolo ne mostri l'irreversibile destinazione alla realizzazione di un bene demaniale o patrimoniale indisponibile, sia perché la Corte di Strasburgo, in sede di interpretazione dell'art. 1 Prot. 1 della CEDU, ha ribadito che l'ingerenza dello Stato, nel caso di espropriazione e di imposizione di servitù coattiva, deve sempre avvenire rispettando il "giusto equilibrio" tra le esigenze dell'interesse generale e gli imperativi della salvaguardia dei diritti fondamentali dell'individuo, con la conseguenza che il privato ha diritto alla restituzione o alla reintegrazione nell'integrale possesso del bene. (Nella specie, la S.C., affermando tale principio, ha rigettato il ricorso proposto avverso la sentenza impugnata, la quale aveva ritenuto inidonea ad interrompere il termine di usucapione ventennale della servitù di acquedotto una domanda giudiziale volta esclusivamente al risarcimento del danno e non al recupero del possesso del fondo).

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 11 ott 2011, n. 20902

Ai fini del riparto della giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo rileva non tanto la prospettazione compiuta dalle parti, quanto il "petitum" sostanziale, che va identificato soprattutto in funzione della "causa petendi", ossia dell'intrinseca natura della posizione dedotta in giudizio. Ne consegue che appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario la controversia promossa da una società privata al fine di ottenere la condanna di una università - in relazione al bando di una gara per l'affidamento dei servizi di bar, tabaccheria e valori bollati, da gestire nei locali di sua proprietà, - al risarcimento dei danni subiti per effetto della condotta illecita, concretante responsabilità aquiliana, tenuta dai componenti della commissione aggiudicatrice, e dall'ufficiale rogante, nel corso della licitazione privata per l'affidamento dei nominati servizi, costituendo l'invalidazione della relativa procedura di affidamento da parte del giudice amministrativo soltanto il presupposto della domanda risarcitoria.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 12 lug 2011, n. 15237

In tema di riparto di giurisdizione, la controversia promossa in proprio dal legale rappresentante di una società di smaltimento rifiuti, e dai familiari di costui, per ottenere, nei confronti di un ente territoriale, il risarcimento del danno, patrimoniale e biologico, asseritamente patito a seguito di infruttuose segnalazioni e denunce penali effettuate dal predetto ente in relazione all'attività di gestione dei rifiuti della società, appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario sia perché relativa a soggetti diversi dalla società, unica titolare di provvedimento amministrativo, sia perché essa verte, comunque, su una condotta della P.A. non correlata all'attività provvedimentale direttamente riferibile alla gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti e che non costituisce espressione di potere autoritativo.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 06 lug 2011, n. 14839

Il giudice italiano difetta di giurisdizione rispetto ad un'azione risarcitoria promossa da un cittadino nei confronti di un giudice ecclesiastico per supposti comportamenti, non penalmente rilevanti, produttivi di danno che il predetto giudice avrebbe tenuto in un processo canonico per la dichiarazione di nullità di un matrimonio che sia stato celebrato a norma dell'art. 8 dell'accordo di Villa Madama del 18 febbraio 1984, ratificato con legge 25 marzo 1985, n. 121. Infatti, gli atti compiuti dal giudice ecclesiastico nel processo canonico e la conformità degli stessi al diritto canonico, in generale, e alle regole processuali canoniche, in particolare, in quanto funzionali all'attività processuale ed interni al processo stesso, non possono essere oggetto di un sindacato del giudice italiano, in omaggio sia alla riserva esclusiva di giurisdizione ecclesiastica sulla violazione delle leggi ecclesiastiche, espressa dal canone 1401 c.i.c., sia alla regola fondamentale della separazione ed indipendenza degli ordini dello Stato e della Chiesa cattolica, espressadall'art. 7 Cost..

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 05 lug 2011, n. 14654

In conformità a quanto affermato in più occasioni dalla Corte di giustizia dell'Unione europea, l'art. 5, n. 3, del Regolamento CE n. 44 del 2001 - il quale stabilisce il criterio di collegamento per individuare la giurisdizione in materia di delitti e quasi delitti nel "luogo in cui l'evento dannoso è avvenuto" - va interpretato nel senso che per tale luogo deve intendersi quello in cui è avvenuta la lesione del diritto della vittima, senza avere riguardo al luogo dove si sono verificate o potranno verificarsi le conseguenze future di tale lesione. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che il danno asseritamente patito da una società italiana, in conseguenza di una transazione rovinosa stipulata a Londra da un incaricato dalla compagnia di assicurazione lussemburghese, doveva ritenersi avvenuto - ai fini della giurisdizione - in Gran Bretagna).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 23 mar 2011, n. 6597

La domanda giudiziale volta ad ottenere l'accertamento dell'esistenza di un patto di prelazione in caso di vendita di un bene immobile, in assenza di una specifica previsione normativa al riguardo, non è suscettibile di essere trascritta; il patto di prelazione, infatti, non può essere assimilato al contratto preliminare, in quanto in quest'ultimo è individuabile un'obbligazione già esistente, rispetto alla quale ha senso assicurare l'effetto di prenotazione della trascrizione, effetto che non è invece collegabile al patto di prelazione, che non prevede alcun obbligo di futuro trasferimento.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 23 mar 2011, n. 6595

La controversia avente ad oggetto il risarcimento dei danni lamentati per la lesione dell'affidamento riposto nell'attendibilità della attestazione rilasciata dalla P.A. (rivelatasi erronea) circa la edificabilità di un'area (chiesta da un privato per valutare la convenienza d'acquistare un terreno) e nella legittimità della conseguente concessione edilizia, successivamente annullata, rientra nella giurisdizione del giudice ordinario, non ravvisandosi un atto o provvedimento amministrativo della cui illegittimità il privato possa dolersi impugnandolo davanti al giudice amministrativo, con le conseguenziali statuizioni risarcitorie, e, quindi, non sollecitando tale situazione di fatto alcuna esigenza di tutela contro l'esercizio illegittimo di un pubblico potere consumato nei confronti del privato, né richiedendo questi un accertamento, da parte del giudice amministrativo, della illegittimità del comportamento tenuto dalla P.A., che egli invece può solo subire e ha interesse a contrastare nel giudizio di annullamento da altri provocato.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 23 mar 2011, n. 6594

La controversia nella quale il beneficiario di una concessione edilizia, annullata d'ufficio o su ricorso di altro soggetto in quanto illegittima, chieda il risarcimento dei danni subiti per avere confidato nella apparente legittimità della stessa, che aveva ingenerato l'incolpevole convincimento di poter legittimamente edificare, rientra nella giurisdizione del giudice ordinario, avendo ad oggetto un comportamento illecito della P.A. per violazione del principio del "neminem laedere", cioè di quei doveri di comportamento il cui contenuto prescinde dalla natura pubblicistica o privatistica del soggetto che ne è responsabile e che anche la P.A., come qualsiasi privato, è tenuta a rispettare; egli, pertanto, non è tenuto a domandare al giudice amministrativo un accertamento della illegittimità del suddetto comportamento, che ha invece interesse a contrastare nel giudizio di annullamento da altri provocato e che può solo subire.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 14 mar 2011, n. 5926

L'inosservanza da parte della P.A., nella gestione e manutenzione dei beni che ad essa appartengono, delle regole tecniche, ovvero dei canoni di diligenza e prudenza, può essere denunciata dal privato dinanzi al giudice ordinario non solo ove la domanda sia volta a conseguire la condanna della P.A. al risarcimento del danno patrimoniale, ma anche ove sia volta a conseguire la condanna della stessa ad un "facere", giacché la domanda non investe scelte ed atti autoritativi dell'amministrazione, ma attività soggetta al rispetto del principio del "neminem laedere". Né è di ostacolo il disposto dell'art. 34 del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 80, come sostituito dall'art. 7 della legge 21 luglio 2000, n. 205 - che devolve al giudice amministrativo le controversie in materia di urbanistica ed edilizia - giacché, a seguito della sentenza n. 204 del 2004 della Corte costituzionale, tale giurisdizione esclusiva non è estensibile alle controversie nelle quali la P.A. non eserciti alcun potere autoritativo finalizzato al perseguimento di interessi pubblici alla cui tutela sia preposta. (Nella specie, le S.U. hanno dichiarato la giurisdizione del giudice ordinario nella controversia promossa da un privato nei confronti di un Comune per ottenerne la condanna all'adozione delle misure necessarie ad evitare il degrado di una strada comunale, oltre al risarcimento dei danni).

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 14 mar 2011, n. 5925

Il potere provvedimentale della P.A. di emanare le informative antimafia di cui all'art. 10 del d.P.R. 3 giugno 1998, n. 252, è distinto dall'attività di gestione delle notizie di rilevanza criminale per le quali la legge 1° aprile 1981, n. 121, ha istituito, presso il Ministero dell'interno, il relativo Centro di elaborazione dati; ne consegue che è devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario - siccome non avente ad oggetto un determinato provvedimento, asseritamente illegittimo - la causa con la quale un privato chieda il risarcimento dei danni conseguenti al comportamento negligente ed inerte della P.A., colpevole di non aver tempestivamente aggiornato, nonostante i solleciti, i dati contenuti nel relativo archivio informatico.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 25 feb 2011, n. 4617

L'impugnazione di un provvedimento giurisdizionale deve essere proposta nelle forme previste dalla legge per la domanda così come è stata qualificata dal giudice, a prescindere dalla correttezza o meno di tale qualificazione, e non come le parti ritengano che debba essere qualificata, costituendo l'interpretazione della domanda giudiziale operazione riservata al giudice del merito. Ne consegue che, nel caso di pubblicazione su un quotidiano della foto segnaletica di una persona arrestata per furto, laddove il tribunale abbia qualificato la domanda dell'interessato finalizzata ad ottenere il ristoro dei danni come azione risarcitoria ordinaria a seguito di diffamazione, ai sensidell'art. 2043 cod. civ., piuttosto che come ricorso inquadrabile nello schema dell'art. 152 del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, è inammissibile il ricorso per cassazione proposto ai sensi di tale ultimo articolo, in luogo dell'appello.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 27 gen 2011, n. 1875

Ai fini dell'individuazione del giudice destinato a conoscere le cause di risarcimento danni da lesioni patite da pubblico dipendente prima del 30 giugno 1998, occorre verificare se il fatto illecito ascritto all'Amministrazione costituisca espressione di responsabilità contrattuale od extracontrattuale, ovverosia se sia dipeso dalla violazione degli obblighi propri del datore di lavoro oppure dalla violazione del generale divieto del "neminem laedere"; a tal fine, non rileva la qualificazione formale data dal danneggiato all'azione, essendo necessario considerare i tratti propri dell'elemento materiale dell'illecito posto a base della pretesa risarcitoria, nel senso che deve affermarsi la giurisdizione del giudice ordinario qualora sia addebitata all'Amministrazione una condotta la cui capacità lesiva possa indifferentemente esplicarsi sia nei confronti dei dipendenti che degli estranei, mentre deve essere affermata la giurisdizione del giudice amministrativo nel caso in cui sia stata denunciata una condotta tale da escluderne qualsiasi rilevanza nei confronti dei soggetti non legati all'Amministrazione da un rapporto di pubblico impiego. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione del Consiglio di Stato che aveva affermato il proprio difetto di giurisdizione in una controversia nella quale un dipendente di una ASL chiedeva il risarcimento del danni per i postumi di una caduta in terra mentre usciva dall'ascensore all'interno di un ospedale, avendo così fatto valere una responsabilità da comportamento capace di incidere sulla generalità delle persone che accedevano all'ospedale stesso).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 26 gen 2011, n. 1768

In tema di giudicato, la disposizione di cuiall'art. 652 cod. proc. pen., cosi come quelle degli artt. 651, 653 e 654 dello stesso codice costituisce un'eccezione al principio dell'autonomia e della separazione dei giudizi penale e civile e non è, pertanto, applicabile in via analogica oltre i casi espressamente previsti. Ne consegue che soltanto la sentenza penale irrevocabile di assoluzione (per essere rimasto accertato che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso o che il fatto è stato compiuto nell'adempimento di un dovere o nell'esercizio di una facoltà legittima), pronunciata in seguito a dibattimento, ha efficacia di giudicato nel giudizio civile o amministrativo per le restituzioni ed il risarcimento del danno, mentre le sentenze di non doversi procedere perché il reato è estinto per prescrizione o per amnistia non hanno alcuna efficacia extrapenale, a nulla rilevando che il giudice penale, per pronunciare la sentenza di proscioglimento, abbia dovuto accertare i fatti e valutarli giuridicamente consegue, altresì, che, nel caso da ultimo indicato il giudice civile, pur tenendo conto degli elementi di prova acquisiti in sede penale, deve interamente ed autonomamente rivalutare il fatto in contestazione.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 22 dic 2010, n. 25982

Rientra nella giurisdizione del giudice ordinario la domanda di risarcimento del danno causato dall'inosservanza da parte della P.A., nella sistemazione e manutenzione di aree o beni pubblici, delle regole tecniche ovvero dei comuni canoni di diligenza e prudenza, integranti il precetto di cuiall'art. 2043 cod. civ., in applicazione dei quali la P.A. è tenuta a far sì che i beni pubblici non costituiscono fonte di danno per il privato; pertanto, in tal caso non può essere invocata la giurisdizione esclusiva introdotta in materia urbanistica dall'art. 34 d.lgs. 31 marzo 1998, n. 80, che rimanda ad attività che esprimano l'esercizio del potere amministrativo. (Nella specie, il privato denunziava la lesione del diritto alla salute, conseguente alla cattiva gestione e all'omessa manutenzione di un proprio bene da parte di un comune che aveva determinato il prolificare di ratti e volatili in una chiesa diroccata, rendendo l'ambiente circostante insalubre).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 16 dic 2010, n. 25395

In tema di azione avanti all'A.G.A. tendente ad ottenere, nei confronti della P.A., il risarcimento del danno da attività provvedimentale illegittima, il principio della non necessità della pregiudiziale impugnativa del provvedimento amministrativo, già affermato dalle Sezioni Unite della Cassazione con riferimento al sistema normativo conseguente alla legge 21 luglio 2000, n. 205, è confermato dall'art. 30 del d.lgs. 2 luglio 2010, n. 104 (c.d. codice del processo amministrativo) secondo cui: a) l'azione di condanna della P.A. può essere proposta contestualmente ad altra azione o, nei soli casi di giurisdizione esclusiva e nei casi di cui al presente articolo, anche in via autonoma (comma 1); b) può essere chiesta la condanna al risarcimento del danno ingiusto derivante dall'illegittimo esercizio dell'attività amministrativa o dal mancato esercizio di quella obbligatoria (comma 2); c) la domanda di risarcimento per lesione di interessi legittimi è proposta entro il termine di decadenza di centoventi giorni decorrente dal giorno in cui il fatto si è verificato ovvero dalla conoscenza del provvedimento se il danno deriva direttamente da questo (comma 3).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 16 dic 2010, n. 25394

Le regole partecipative al procedimento di espropriazione per pubblica utilità sono rivolte a tutelare l'interesse soggettivo dell'espropriando ad opporsi all'approvazione del progetto dell'opera e alla localizzazione della stessa e, quindi, all'espropriazione come programmata dalla dichiarazione di p.u., con la conseguenza che il risarcimento del danno per la loro violazione presuppone una lesione effettiva, in termini di attualità e concretezza, della posizione giuridica tutelata. (Nella specie, la S.C. ha escluso il risarcimento in quanto l'espropriato, pur mancando la comunicazione dell'avvio del procedimento amministrativo ex art. 7 della legge 7 agosto 1990, n. 241 e del piano di esecuzione ex artt. 16 e segg. della legge 25 giugno 1865, n. 2359 - poi 10 e segg. della legge 22 ottobre 1971, n. 865 -, venuto a conoscenza, in occasione del sopralluogo e dell'immissione in possesso, dell'approvazione del progetto di opera pubblica contenente la dichiarazione di p.u., aveva omesso di impugnarla ed aveva partecipato ai successivi atti della procedura, concordando con l'amministrazione espropriante prima l'accesso di quest'ultima nell'immobile e, poi, l'ammontare dell'indennità di esproprio, sicchè la lamentata violazione delle dette regole procedimentali partecipative era risultata priva di efficacia costitutiva rispetto al pregiudizio lamentato e non aveva inciso nella sfera giuridica del ricorrente).

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 23 set 2010, n. 20072

La controversia relativa al risarcimento dei danni promossa da una società che abbia acquistato un terreno in ragione di una certificazione urbanistica attestante erroneamente la sua integrale edificabilità ed alla quale sia stata negata la concessione edilizia, spetta al giudice ordinario, giacchè richiede non l'accertamento sull'esercizio del potere amministrativo (autoritativo) in materia urbanistica ed edilizia, bensì la cognizione - e l'accertamento in concreto - della sussistenza e della tutelabilità sul piano risarcitorio, delle posizioni di diritto soggettivo che si assumano lese.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 15 set 2010, n. 19549

Spetta alla giurisdizione del giudice ordinario la domanda con la quale i prossimi congiunti di un pubblico impiegato, assumendo che il proprio familiare sia stato illegittimamente trasferito ad altra sede per incompatibilità ambientale, domandino il ristoro del danno patrimoniale e non patrimoniale patito in conseguenza del trasferimento, trattandosi di pretesa estranea all'attuazione del rapporto di impiego e all'esercizio dei poteri amministrativi e datoriali ad esso collegati.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 25 giu 2010, n. 15319

In tema di espropriazione per pubblica utilità, la domanda del proprietario del bene illegittimamente occupato in difetto di un valido ed efficace provvedimento di esproprio o dichiarativo della pubblica utilità, volta all'annullamento del provvedimento di acquisizione di detto bene al patrimonio indisponibile pubblico adottato ai sensi dell'art. 43 del d.P.R. n. 327 del 2001, spetta, per il disposto degli artt. 34 del d. lgs. n. 80 del 1998, 7 della legge n. 205 del 2000 e 53 dello stesso d.P.R. n. 327 del 2001 (come emendati dalle sentenze della Corte costituzionale n. 204 del 2004 e n. 191 del 2006) alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. A tale giurisdizione esclusiva appartiene, conseguentemente, anche la cognizione della domanda riconvenzionale della P.A. convenuta (prevista dal medesimo art. 43 d.P.R. n. 327 del 2001) diretta ad ottenere la condanna della stessa al risarcimento del danno in favore del privato, con esclusione della restituzione del bene senza limiti di tempo, in ordine alla quale, quindi, lo stesso giudice amministrativo può fare riferimento ai criteri di liquidazione previsti per la ipotesi di utilizzazione di un bene per scopi di pubblica utilità in assenza di valido provvedimento ablatorio, senza, però, poter esercitare un eventuale controllo sulla opportunità e convenienza dell'atto impugnato.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 17 mag 2010, n. 11932

Spetta al giudice ordinario conoscere della domanda risarcitoria, proposta, a titolo di garanzia, nei confronti di un Comune per i danni subiti dall'acquirente di un immobile incluso in piano di lottizzazione dichiarato illegittimo (in sede giurisdizionale amministrativa), che abbia agito, in via principale, per l'annullamento della compravendita nei riguardi della parte venditrice. Detta domanda, infatti, non rientra nel campo applicativo dell'art. 34 del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 80 (come modificato dall'art. 7 della legge 21 luglio 2000, n. 205), né sollecita la tutela di una situazione configurabile come diritto patrimoniale consequenziale, giacché non postula alcun accertamento sull'esercizio del potere amministrativo autoritativo in materia urbanistica ed edilizia, che ha portato all'approvazione del piano comunale di lottizzazione, ma, sul presupposto che quest'ultimo resti caducato, ascrive al comportamento del Comune chiamato in causa la responsabilità per gli effetti conseguenti alla sopravvenuta impossibilità di realizzare il programma costruttivo.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 16 mar 2010, n. 6309

In tema di espropriazione per pubblica utilità, l'occupazione appropriativa di area inserita nel piano regionale delle cave, utilizzata per la realizzazione di una galleria con asportazione ed appropriazione del materiale scavato, precludendo il diritto del proprietario del suolo di utilizzare anche il sottosuolo, riconosciutodall'art. 840, primo comma, cod. civ., determina un danno "in re ipsa" risarcibile, da liquidarsi sulla base del valore venale dell'immobile, calcolato in relazione alle capacità estrattive della cava, secondo le potenzialità materiali ed economiche della stessa, non rilevando la mancanza di autorizzazione per lo svolgimento dell'attività di cava al momento dell'illegittima apprensione; si tratta invero di situazione che non fa venire meno l'utilità economica del bene, apprezzabile, come tale, sia nella prospettiva del proprietario, sia in quella dei terzi, e che non esclude che la potenzialità reddituale correlata al possibile futuro conseguimento dell'autorizzazione assuma concreto significato quale motivo di appetibilità ed unità di misura del valore venale del bene, del quale il proprietario abbia a compiere legittimi atti di disposizione, non preclusi dal difetto di autorizzazione amministrativa.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 03 mar 2010, n. 5025

In tema di esercizio illegittimo della funzione pubblica, l'azione risarcitoria proposta successivamente all'entrata in vigore della legge 21 luglio 2000, n. 205 è devoluta alla giurisdizione del giudice amministrativo sia nel caso in cui venga avanzata congiuntamente a quella di annullamento del provvedimento, sia nel caso in cui venga proposta separatamente, senza che assuma alcun rilievo, in quest'ultima ipotesi, la circostanza che il giudizio amministrativo di annullamento si sia concluso in epoca anteriore alla predetta data. L'attribuzione al giudice amministrativo della tutela risarcitoria presuppone infatti che quella tutela sia esercitata con la medesima ampiezza, sia per equivalente sia in forma specifica, che davanti al giudice ordinario e, per altro verso, che spetta, in linea di principio, al titolare dell'interesse sostanziale leso, nel caso in cui alla tutela risarcitoria si aggiunga altra forma di tutela (ad es., quella demolitoria), scegliere a quale far ricorso al fine di ottenere ristoro al pregiudizio subito.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 03 mar 2010, n. 5023

La violazione, da parte della P.A., delle regole di una corretta selezione dei partecipanti ad un concorso, accertata dal giudicato amministrativo, determinando la lesione di un interesse legittimo dei concorrenti e producendo un danno - sia pure liquidabile immediatamente solo in termini di perdita di "chance" - si traduce in un illecito istantaneo, rispetto al quale le ulteriori conseguenze pregiudizievoli, determinate dalla mancata ottemperanza, da parte della P.A., del giudicato amministrativo, costituiscono mero sviluppo e aggravamento, con la conseguenza che il termine di prescrizione dell'azione risarcitoria, per il danno inerente a tali ulteriori conseguenze, decorre dal verificarsi delle medesime solo se esse costituiscano la manifestazione di una lesione nuova ed autonoma rispetto a quella manifestatasi con l'esaurimento dell'azione del responsabile.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 25 feb 2010, n. 4549

La sentenza penale di condanna passata in giudicato, la quale fa stato, ai sensidell'art. 651 cod. proc. pen., in ordine all'accertamento del fatto, alla sua rilevanza penale ed alla sua commissione, può non essere sufficiente ai fini del riconoscimento dell'esistenza del diritto al risarcimento del danno quando il fatto, avente rilevanza penale, non si configuri come "reato di danno"; al contrario, nel caso in cui il giudicato penale di condanna riguardi un reato appartenente a tale categoria (nella specie una truffa a danno di un ente regionale), l'esistenza del danno è implicita e, conseguentemente, non può formare oggetto di ulteriore accertamento, negativo o positivo, in sede civile, se non con riferimento al soggetto od ai soggetti che lo abbiano subito o alla misura di esso.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 24 dic 2009, n. 27346

Qualora una società di capitali subisca, per effetto dell'illecito commesso da un terzo, un danno, ancorché esso possa incidere negativamente sui diritti attribuiti al socio dalla partecipazione sociale, nonché sulla consistenza di questa, il diritto al risarcimento compete solo alla società e non anche a ciascuno dei soci, in quanto l'illecito colpisce direttamente la società e il suo patrimonio, obbligando il responsabile al relativo risarcimento, mentre l'incidenza negativa sui diritti del socio, nascenti dalla partecipazione sociale, costituisce soltanto un effetto indiretto di detto pregiudizio e non conseguenza immediata e diretta dell'illecito. (Nella specie, le S.U., nell'enunciare l'anzidetto principio, hanno confermato la sentenza di merito che aveva respinto la domanda con cui una società per azioni, socia di una compagnia di assicurazioni s.p.a., aveva dedotto la responsabilità della società di revisione, incaricata della certificazione del bilancio della società partecipata, per il danno patito dalla quota di partecipazione, a seguito delle condotte illecite ascritte alla società di revisione).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 23 dic 2009, n. 27209

La proposizione di un'azione di accertamento nel giudizio tributario, pur essendo estranea al modulo di tale processo, da introdursi necessariamente con l'impugnazione di specifici atti, non dà luogo ad un'ipotesi di difetto di giurisdizione - essendo questa attribuita in via esclusiva e "ratione materiae", e non in considerazione dell'oggetto della domanda - ma all'improponibilità di quest'ultima, che è rilevabile d'ufficio nel giudizio di cassazione, ai sensidell'art. 382, comma 3, cod. proc. civ., con conseguente cassazione senza rinvio della decisione di merito che si sia pronunciata su di essa, nonostante l'inesistenza di un atto (anche di solo silenzio rigetto) impugnabile. (Nella specie il contribuente, ottenuta la restituzione dell'imposta di registro, aveva proposto ricorso al giudice tributario per chiedere il risarcimento del maggior danno derivante dal ritardo nella restituzione, senza impugnare alcun provvedimento, neppure di rifiuto, dell'Amministrazione finanziaria).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 28 ott 2009, n. 22749

Appartiene alla giurisdizione del giudice amministrativo la domanda di risarcimento dei danni conseguenti ad un trasferimento, disposto dalla P.A. datrice di lavoro, e già dichiarato illegittimo dal giudice amministrativo, ove l'azione sia stata proposta successivamente all'entrata in vigore della legge 21 luglio 2000, n. 205, il cui art. 7 ha innovato l'art. 7, comma terzo, della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, prevedendo che "il tribunale amministrativo regionale, nell'ambito della sua giurisdizione, conosce anche di tutte le questioni relative all'eventuale risarcimento dei danni", senza che rilevi che l'atto sia ascrivibile alla categoria degli atti negoziali od autoritativi ovvero che la condotta si sia protratta oltre il 30 giugno 1998, dovendosi ritenere che, in relazione al dato normativo applicabile, la pretesa risarcitoria si collochi, in ogni caso, nell'ambito della giurisdizione amministrativa. (Nella specie, relativa ad un trasferimento di un dipendente pubblico dalle mansioni di centralinista a quelle di bidella, le S.U., sul rilievo che il provvedimento, i cui effetti si erano protratti fino all'agosto 1998, era stato dichiarato illegittimo dal giudice amministrativo, hanno ritenuto la giurisdizione di quest'ultimo anche per la successiva richiesta di risarcimento dei conseguenti danni morali e all'integrità psicofisica).

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 13 ott 2009, n. 21661

Nel giudizio promosso per il risarcimento dei danni conseguenti al contenuto diffamatorio di una trasmissione televisiva e, più in generale, di quelli derivanti dal pregiudizio dei diritti della personalità recati da mezzi di comunicazione di massa, la competenza per territorio si radica, in riferimento al "forum commissi delicti" di cui all'art. 20 cod. proc. civ., nel luogo del domicilio (o della sede della persona giuridica) o, in caso di diversità, anche della residenza del soggetto danneggiato. Tale individuazione - che corrisponde al luogo in cui si realizzano le ricadute negative della lesione della reputazione - consente, da un lato, di evitare un criterio "ambulatorio" della competenza, potenzialmente lesivo del principio costituzionale della precostituzione del giudice, e, dall'altro, si presenta aderente alla concezione del danno risarcibile inteso non come danno-evento, bensì come danno-conseguenza, permettendo, infine, di individuare il giudice competente in modo da favorire il danneggiato che, in simili controversie, è solitamente il soggetto più debole.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 10 set 2009, n. 19448

La domanda di indennizzo per arricchimento senza causa e quella di risarcimento danni da responsabilità aquiliana non sono intercambiabili, in quanto diverse per "causa petendi" e "petitum", poiché nella prima la causa dello spostamento patrimoniale non deve essere qualificata come antigiuridica e l'indennizzo deve essere ragguagliato alla minor somma tra l'arricchimento e il depauperamento; ne consegue che, promosso - da parte di un concessionario nei confronti di un altro concessionario - un giudizio di indebito arricchimento in relazione alla mancata fruizione di acque pubbliche, non è ammissibile in sede di legittimità, in quanto costituente domanda nuova, il motivo di ricorso con cui si faccia valere la violazione delle norme in materia di illecita captazione (o sottensione) di acque, poiché quest'ultima realizza un'ipotesi di illecito aquiliano permanente, risarcibile ai sensi degli artt. 45-47 del r.d. n. 1775 del 1933.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 09 lug 2009, n. 16093

Spetta alla giurisdizione del giudice amministrativo la domanda con la quale il privato chieda il risarcimento del danno conseguente all'occupazione di terreni non ricompresi nei decreti di esproprio e destinati ad opere di urbanizzazione, posto che in tale caso non si realizza un mero comportamento materiale non ricollegabile all'esercizio del potere espropriativo espresso dalla dichiarazione di pubblica utilità, a seguito della quale sono emessi i decreti di esproprio, ma un comportamento che deve essere valutato in correlazione ai predetti decreti, al fine di stabilire se esso possa essere ricondotto agli atti di una procedura espropriativa basata su una dichiarazione di pubblica utilità.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 09 lug 2009, n. 16090

Nella giurisdizione del giudice ordinario sulle controversie in materia di diritti rientrano le controversie in tema di responsabilità da lesione di situazioni di interesse giuridicamente rilevanti, anche quando detta responsabilità sia imputata all'Amministrazione come effetto derivante dall'adozione di un provvedimento amministrativo e senza che ai fini della configurabilità di tale giurisdizione sia necessario il previo annullamento del provvedimento ad opera del giudice amministrativo. Sussiste, pertanto, la giurisdizione del giudice ordinario sulla domanda - proposta anteriormente alla nuova disciplina sul riparto di giurisdizione dettata dagli artt. 34 e 35 del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 80 e dall'art. 7 della legge 21 luglio 2000, n. 205 - di risarcimento del danno derivante dall'illegittimo annullamento di una concessione edilizia precedentemente rilasciata per la realizzazione di una discarica per rifiuti solidi urbani, non ostandovi l'attribuzione alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, ai sensi dell'art. 16 della legge 28 gennaio 1977, n. 10, della competenza a conoscere dei ricorsi diretti ad ottenere l'annullamento di provvedimenti in tema di concessioni edilizie, atteso che, anteriormente all'indicato "ius superveniens" (non rilevante ex art. 5 cod. proc. civ.), il giudice amministrativo non conosceva delle questioni attinenti a diritti patrimoniali conseguenziali e, quindi, al diritto al risarcimento del danno provocato da tali provvedimenti illegittimi.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 01 lug 2009, n. 15376

In tema di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante da circolazione di veicoli e di natanti, relativamente a fatto antecedente al 1° maggio 1993, per persona danneggiata, ai sensi dell'art. 21 della legge 24 dicembre 1969 n. 990, deve intendersi non solo la vittima diretta dell'incidente, ma anche i prossimi congiunti o gli aventi causa della stessa, così che i conseguenti danni non devono necessariamente essere soddisfatti tutti nell'ambito del massimale previsto per ogni singola persona, ma il limite del risarcimento è, distintamente per ciascun danno, quello previsto per ciascuna persona danneggiata, fermo nel complesso il massimale per singolo sinistro (c.d. massimale catastrofale).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 30 giu 2009, n. 15235

La domanda di risarcimento, proposta dal vincitore di un concorso interno per l'attribuzione di qualifica dirigenziale, per i danni causati dall'esercizio del potere pubblico, imputando alla P.A., che aveva indetto il concorso, il ritardo illegittimo e colpevole nell'espletamento della procedura concorsuale e nell'emanazione dell'atto terminale dell'approvazione della graduatoria, spetta alla giurisdizione del giudice amministrativo, essendo riconducibile, in forza dell'art. 7 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, all'esercizio di attività autoritative da parte della P.A.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 25 giu 2009, n. 14886

La revoca della dichiarazione di pubblica utilità per sopravvenute ragioni di merito, spiegando efficacia preclusiva della conclusione del procedimento espropriativo e costituendo condizione risolutiva dell'accordo intervenuto tra il privato e l'Amministrazione espropriante per la determinazione dell'indennità di esproprio, fa sorgere reciproche obbligazioni di restituzione riguardo, rispettivamente, al fondo oggetto di occupazione ed alla somma ricevuta in forza del predetto accordo. Avendo, tuttavia, tale revoca effetto "ex nunc", l'occupazione assume carattere di illegittimità solo a partire da tale momento, con la conseguenza che l'Amministrazione può liberarsi formulando offerta di restituzione dell'immobile, idonea a costituire in mora il proprietario creditore, mentre, quanto alla somma ricevuta a titolo di anticipazione dell'indennità di esproprio, valgono le regole della ripetizione di indebito oggettivo, essendol'art. 2033 cod. civ.applicabile anche nel caso di sopravvenienza della causa che renda indebito il pagamento, sicchè, dovendosi presumere la buona fede dell'"accipiens", gli interessi decorrono dal giorno della domanda e non da quello dell'eventuale, precedente, costituzione in mora.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 24 giu 2009, n. 14833

La controversia promossa da un privato per ottenere, nei confronti di un Comune, il risarcimento del danno conseguente alla prospettata responsabilità del medesimo ente, in qualità di alienante, per la violazione degli obblighi di buona fede e correttezza nella vendita di un complesso immobiliare, per avere taciuto l'inesistenza di tutte le condizioni di legge per procedere alla cessione dell'immobile (segnatamente, l'autorizzazione della Soprintendenza regionale) appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario, giacché trattasi di domanda risarcitoria che non attiene alla fase pubblicistica della gara, ma a quella prodromica, rispetto alla quale si fa valere la responsabilità precontrattuale della P.A., con conseguente rilevanza del criterio di riparto della giurisdizione fondato sulla natura della situazione soggettiva dedotta in giudizio, la quale, nella specie, ha consistenza di diritto soggettivo.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 24 giu 2009, n. 14812

La controversia promossa da un avvocato nei confronti del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati (ente pubblico non economico), tendente a conseguire il risarcimento del danno asseritamente derivante dal mancato esercizio dell'azione disciplinare nei confronti di suoi colleghi, nonché dall'avvenuto rilascio del parere di congruità sulle parcelle professionali in favore degli stessi, è devoluta alla giurisdizione del giudice amministrativo, trattandosi, nel primo caso, della contestazione del mancato esercizio di una funzione pubblica, nel secondo caso dell'impugnazione di un atto soggettivamente ed oggettivamente amministrativo, che non si esaurisce in una mera certificazione della rispondenza del credito alla tariffa professionale, ma implica la valutazione di congruità del "quantum".

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 27 mag 2009, n. 12245

Con riguardo alle controversie in tema di occupazione appropriativa derivante da irreversibile incorporazione del suolo ad un'opera pubblica su di esso eseguita, introdotte tra il 1° luglio 1998 (data di entrata in vigore del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 80) ed il 10 agosto 2000 (data di entrata in vigore della legge 21 luglio 2000, n. 205), per effetto della sentenza n. 281 del 2004 della Corte costituzionale, che ha dichiarato l'incostituzionalità, per eccesso di delega, delle nuove ipotesi di giurisdizione esclusiva introdotte dall'art. 34 del d.lgs. n. 80 cit., nel testo anteriore alla riscrittura operata con l'art. 7 della legge n. 205 del 2000, va affermata la giurisdizione del giudice ordinario relativamente alla domanda di restituzione dell'immobile nonché, ove questa sia preclusa a causa dell'avvenuta realizzazione dell'opera pubblica, alla domanda di risarcimento del danno, trattandosi di domande vertenti su diritti soggettivi, anche nel caso in cui l'occupazione si sia protratta dopo che il provvedimento autorizzativo sia divenuto inefficace alla scadenza del termine massimo (non prorogabile) di cinque anni stabilito dall'art. 20 della legge 22 ottobre 1971, n. 865: l'eventuale proroga dell'occupazione oltre il predetto termine non comporta infatti un erroneo esercizio del potere di disporre l'occupazione temporanea, bensì una mancanza radicale del potere della P.A. espropriante di consentirla o di mantenerla in vigore per un periodo più elevato di quello previsto dalla predetta disposizione.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 27 mag 2009, n. 12243

Alle sentenze di non doversi procedere, perchè il reato è estinto per prescrizione o amnistia, non può riconoscersi alcuna efficacia extrapenale, sicchè nel giudizio promosso contro l'imputato per ottenere il risarcimento del danno, il giudice civile, pur tenendo conto di tutti gli elementi di prova acquisiti in sede penale e pur potendo ripercorrere lo stesso "iter" argomentativo del giudice penale e giungere, quindi, alle medesime conclusioni, deve tuttavia interamente ed autonomamente rivalutare il fatto.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 12 mag 2009, n. 10854

Qualora venga erogato un finanziamento pubblico per la costruzione di un nuovo acquedotto alimentato con la stessa acqua concessa in precedenza ad altro soggetto, il fatto costitutivo della sottensione di acqua pubblica "sine titulo" - e, conseguentemente, della relativa obbligazione risarcitoria - non può identificarsi nel finanziamento dell'opera e nella sua costruzione, bensì nella concreta utilizzazione della medesima in assenza di una concessione di derivazione. (Nella specie, le S.U. hanno confermato la sentenza del Tribunale superiore delle acque pubbliche la quale - in un giudizio risarcitorio intrapreso dall'Enel per il risarcimento dei danni conseguenti all'illegittima sottensione di acque - aveva ritenuto che non si potesse individuare alcuna responsabilità in capo al Ministero per le infrastrutture ed alla disciolta Agensud, poiché essi si erano limitati a finanziare la costruzione dell'acquedotto alla cui utilizzazione, in assenza di concessione, era conseguita l'illegittima sottensione di acque già concesse all'Enel).

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 17 apr 2009, n. 9152

La domanda di risarcimento dei danni proposta da una ditta appaltatrice del servizio di raccolta rifiuti solidi urbani nei confronti del Comune, per averle quest'ultimo imposto, con ordinanze contingibili ed urgenti, di proseguire la raccolta dei rifiuti ad un prezzo non remunerativo, nonostante l'avvenuta cessazione del rapporto, appartiene alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, considerato che l'illegittimità delle suddette ordinanze - che se posta a base della domanda di annullamento delle stesse avrebbe comportato la predetta giurisdizione, ai sensi dell'art. 33 del d.lgs. 31 marzo 1998 n. 80, come modificato dall'art. 7 della legge 21 luglio 2000, n. 205, nel testo risultante dalla sentenza della Corte costituzionale n. 204 del 2004 - comporta la devoluzione alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo anche laddove non sia stato preventivamente domandato l'annullamento delle ordinanze contingibili ed urgenti.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 27 mar 2009, n. 7433

Alla streguadell'art. 366-bis cod. proc. civ., applicabile anche al ricorso per cassazione per motivi attinenti alla giurisdizione contro le decisioni dei giudici speciali, non corrisponde alle prescrizioni di legge il quesito formulato, con riferimento alla questione di giurisdizione, prescindendo del tutto dalla fattispecie concreta rilevante nella controversia, sì da non porre il giudice di legittimità in condizione di comprendere, in base alla sola sua lettura, l'errore di diritto asseritamente compiuto dal giudice di merito e di rispondere al quesito medesimo enunciando una "regula iuris".

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 09 mar 2009, n. 5625

Nel caso di requisizione in uso di un bene immobile di proprietà privata, le domande di risarcimento del danno consequenziale alla dedotta illegittimità del provvedimento e di quello derivante dalla perdurante occupazione dopo la scadenza del provvedimento, appartengono entrambe alla giurisdizione amministrativa, in quanto la compressione della situazione soggettiva del titolare dell'immobile trova origine nell'ordinanza di requisizione, il cui annullamento, facendo venir meno retroattivamente il titolo che giustificava l'occupazione del bene, travolge la distinzione tra la situazione anteriore e quella successiva alla scadenza del termine previsto nell'ordinanza medesima, configurandosi l'occupazione per entrambi tali periodi come "usurpativa", essendo unico il danno sofferto dal privato, che trova la propria causa prima nella requisizione illegittimamente disposta ed altrettanto illegittimamente sviluppatasi nel tempo. Non è quindi necessario frazionare la pretesa risarcitoria in due distinte domande da rivolgersi, rispettivamente, al giudice amministrativo ed al giudice ordinario, opponendosi ad una siffatta conclusione sia le esigenze di concentrazione ed accelerazione processuale insite nella disciplina introdotta in tema di giustizia amministrativa dagli artt. 34 e 35, comma 4, del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 80 (come sostituito dall'art. 7, lett. b) della legge 21 luglio 2000, n. 205, ed alla luce di quanto disposto dalla sentenza della Corte costituzionale n. 204 del 2004), sia il principio di ragionevole durata del processo, enunciato dal secondo commadell'art. 111 cost..

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 06 mar 2009, n. 5468

Nel caso di controversia relativa a rapporto di pubblico impiego per il quale non trova applicazione, "ratione temporis", il d.lgs. 31 marzo 1998, n. 80, la soluzione della questione del riparto della giurisdizione, rispetto ad una domanda di risarcimento danni per la lesione della propria integrità psico-fisica proposta da un pubblico dipendente nei confronti dell'Amministrazione, è strettamente subordinata all'accertamento della natura giuridica dell'azione di responsabilità in concreto proposta, in quanto, se è fatta valere la responsabilità contrattuale dell'ente datore di lavoro, la cognizione della domanda rientra nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, mentre, se è stata dedotta la responsabilità extracontrattuale, la giurisdizione spetta al giudice ordinario. (Nella specie, la S.C. ha dichiarato la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo relativamente a controversia promossa, dinanzi al TAR nel 1995, da un netturbino comunale, dispensato dal servizio nel dicembre 1989 per inidoneità fisica, che lamentava un danno biologico in conseguenza dell'assegnazione di mansioni inadatte alle sue condizioni fisiche e, quindi, illegittime).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 25 feb 2009, n. 4460

L'interesse e la legittimazione ad impugnare un provvedimento amministrativo non vengono meno qualora esso abbia già dispiegato i propri effetti, tenuto conto sia del vincolo conformativo prodotto dalla pronuncia di annullamento (con effetti "ex tunc") in ordine ai successivi provvedimenti e comportamenti dell'Amministrazione, sia dell'interesse della parte a chiedere successivamente con maggior forza la tutela risarcitoria, sebbene sia venuto meno l'istituto della cosiddetta pregiudizialità amministrativa.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 27 gen 2009, n. 1874

Nel sistema vigente in epoca anteriore all'entrata in vigore della legge 21 luglio 2000, n. 205, la controversia instaurata dal professionista nei confronti del proprio Consiglio dell'ordine per il risarcimento del danno, sia sotto il profilo del danno all'immagine professionale sia sotto quello del danno patrimoniale, che egli assuma essergli derivato dal parere rilasciato dal Consiglio medesimo sulla liquidazione degli onorari, è devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario, trattandosi di danno cagionato dall'illegittimo esercizio di una funzione pubblica, stante la natura di ente pubblico non economico del medesimo Consiglio ed il carattere di tale parere - da ritenere un atto soggettivamente ed oggettivamente amministrativo emesso nell'esercizio di poteri autoritativi, che non si esaurisce in una mera certificazione della rispondenza del credito alla tariffa professionale, quale semplice operazione contabile, ma implica anche il potere di valutare la congruità del "quantum" esprimendo un motivato giudizio critico.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 26 gen 2009, n. 1852

La domanda proposta nei confronti di una U.S.L., prima dell'entrata in vigore del d.lgs. n. 80 del 1998, con la quale un professionista medico abbia chiesto il risarcimento dei danni per il mancato tempestivo inoltro all'Amministrazione competente di una richiesta di convenzionamento esterno, rientra nella giurisdizione del giudice ordinario, riguardando la lesione di un interesse legittimo che, al pari di quella di un diritto soggettivo o di altro interesse giuridicamente rilevante, può esser fonte di responsabilità aquiliana e, quindi, dar luogo al risarcimento del danno ingiusto; in questo caso, infatti, il giudice adito può procedere direttamente ad accertare l'illegittimità del provvedimento amministrativo, nell'ambito della qualificabilità del fatto controverso come illecito a normadell'art. 2043 cod. civ..

Cassazione Penale SS.UU. Sentenza 22 gen 2009, n. 5941

In tema di concorso di persone nel reato, ove un solo concorrente abbia provveduto all'integrale risarcimento del danno, la relativa circostanza attenuante non si estende ai compartecipi, a meno che essi non manifestino una concreta e tempestiva volontà di riparazione del danno.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 15 gen 2009, n. 794

Rientra nella giurisdizione del giudice ordinario - e non del giudice amministrativo, ai sensi del comma 12 dell'art. 7 del d.lgs. 25 gennaio 1992, n. 74 (successivamente comma 13 dell'art. 26 del Codice del consumo, di cui al d.lsg. n. 206 del 2005, poi comma 14 dell'art. 27 del Codice stesso, come introdotto dal d.lgs. n. 146 del 2007, attuativo della direttiva 2005/29/CE) - la controversia promossa da un consumatore per conseguire, "ex"art. 2043 cod. civ., il risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale (sotto forma di danno alla salute o danno "esistenziale" dovuto al peggioramento della qualità della vita conseguente allo "stress" ed al turbamento per il rischio del verificarsi di gravi malattie), facendo valere come elemento costitutivo dell'illecito la pubblicità ingannevole del prodotto (nella specie, sigarette del tipo "LIGHT"), recante sulla confezione un'espressione diretta a prospettarlo come meno nocivo.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 23 dic 2008, n. 30254

Proposta al giudice amministrativo domanda risarcitoria autonoma, intesa alla condanna al risarcimento del danno prodotto dall'esercizio illegittimo della funzione amministrativa, è viziata da violazione di norme sulla giurisdizione ed è soggetta a cassazione per motivi attinenti alla giurisdizione la decisione del giudice amministrativo che nega la tutela risarcitoria degli interessi legittimi sul presupposto che l'illegittimità dell'atto debba essere stata precedentemente richiesta e dichiarata in sede di annullamento. L'attribuzione al giudice amministrativo della tutela risarcitoria, in caso di esercizio illegittimo della funzione pubblica, presuppone che quella tutela sia esercitata con la medesima ampiezza, sia per equivalente sia in forma specifica, che davanti al giudice ordinario e, per altro verso, che spetta, in linea di principio, al titolare dell'interesse sostanziale leso, nel caso in cui alla tutela risarcitoria si aggiunga altra forma di tutela (ad es., quella demolitoria), scegliere a quale far ricorso al fine di ottenere ristoro al pregiudizio subito (principio di diritto enunciato dalle S.U. nell'interesse della legge, ai sensidell'art. 363 cod. proc. civ.).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 18 nov 2008, n. 27337

Qualora l'illecito civile sia considerato dalla legge come reato, ma il giudizio penale non sia stato promosso, anche per difetto di querela, all'azione risarcitoria si applica l'eventuale più lunga prescrizione prevista per il reato (art. 2947, terzo comma, prima parte, cod. civ.) perché il giudice, in sede civile, accerti "incidenter tantum", e con gli strumenti probatori ed i criteri propri del procedimento civile, la sussistenza di una fattispecie che integri gli estremi di un fatto-reato in tutti i suoi elementi costitutivi, soggettivi ed oggettivi. Detto termine decorre dalla data del fatto, da intendersi riferito al momento in cui il soggetto danneggiato abbia avuto - o avrebbe dovuto avere, usando l'ordinaria diligenza e tenendo conto della diffusione delle conoscenze scientifiche - sufficiente conoscenza della rapportabilità causale del danno lamentato.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 17 nov 2008, n. 27307

In tema di lavoro pubblico privatizzato, compete alla giurisdizione del giudice ordinario la domanda, proposta da persona già iscritta nella graduatoria permanente per l'insegnamento, volta ad ottenere il risarcimento dei danni subiti a causa della omessa comunicazione, da parte dell'amministrazione, della esclusione dalla graduatoria per l'insegnamento, legittimamente effettuata dall'amministrazione.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 11 nov 2008, n. 26972

Il danno non patrimoniale è risarcibile nei soli casi "previsti dalla legge", e cioè, secondo un'interpretazione costituzionalmente orientatadell'art. 2059 cod. civ.: (a) quando il fatto illecito sia astrattamente configurabile come reato; in tal caso la vittima avrà diritto al risarcimento del danno non patrimoniale scaturente dalla lesione di qualsiasi interesse della persona tutelato dall'ordinamento, ancorché privo di rilevanza costituzionale; (b) quando ricorra una delle fattispecie in cui la legge espressamente consente il ristoro del danno non patrimoniale anche al di fuori di una ipotesi di reato (ad es., nel caso di illecito trattamento dei dati personali o di violazione delle norme che vietano la discriminazione razziale); in tal caso la vittima avrà diritto al risarcimento del danno non patrimoniale scaturente dalla lesione dei soli interessi della persona che il legislatore ha inteso tutelare attraverso la norma attributiva del diritto al risarcimento (quali, rispettivamente, quello alla riservatezza od a non subire discriminazioni); (c) quando il fatto illecito abbia violato in modo grave diritti inviolabili della persona, come tali oggetto di tutela costituzionale; in tal caso la vittima avrà diritto al risarcimento del danno non patrimoniale scaturente dalla lesione di tali interessi, che, al contrario delle prime due ipotesi, non sono individuati "ex ante" dalla legge, ma dovranno essere selezionati caso per caso dal giudice.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 07 nov 2008, n. 26798

Appartiene alla giurisdizione amministrativa esclusiva di cui agli artt. 34 del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 80, la controversia relativa alle azioni di restituzione del fondo e di risarcimento del danno per occupazione ed irreversibile trasformazione, da parte della P.A., di un fondo compreso in un p.e.e.p., annullato dal giudice amministrativo insieme all'atto di approvazione del piano particellare e al decreto di espropriazione, non rilevando, ai fini della giurisdizione, le situazioni giuridiche soggettive coinvolte, - di diritto soggettivo o di interesse legittimo - dovendosi solo accertare se, alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 191 del 2006, il comportamento dannoso posto in essere dalla P.A., sia o meno riconducibile, anche mediatamente, all'esercizio in concreto, ancorché illegittimo, del potere che la legge le attribuisce per la cura dell'interesse pubblico, come nella specie, nella quale se la delibera del p.e.e.p. fosse stata approvata regolarmente avrebbe avuto valore di dichiarazione di pubblica utilità, seguita dagli ulteriori atti relativi all'espropriazione.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 10 ott 2008, n. 24885

Verificatasi l'occupazione appropriativa nell'ambito di un'espropriazione finalizzata alla realizzazione di alloggi popolari, rientra nella giurisdizione ordinaria la controversia relativa all'azione di regresso che un Comune, dopo la definizione transattiva con i proprietari interessati, eserciti nei confronti dell'I.A.C.P., delegato solo alla realizzazione dell'opera, non venendo direttamente in considerazione il rapporto tra amministrazione danneggiante e proprietario del fondo e, quindi, l'esercizio di un pubblico potere, bensì il diverso rapporto interno tra l'ente e l'istituto, nei cui confronti il primo accampa un preteso diritto di credito, adducendone a fondamento non l'esistenza di un atto illecito, ma l'effettuato pagamento integrale di un debito altrui, o comunque riconducibile ad un'ipotesi di responsabilità solidale.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 31 lug 2008, n. 20749

Scaduta la concessione di area demaniale comunale (nella specie, adibita ad attività di deposito e custodia di autoveicoli per conto della Polizia Municipale) e persistendo l'utilizzazione del bene da parte del concessionario, rientrano nella giurisdizione ordinaria sia la domanda di restituzione, che quella di risarcimento del danno per l'occupazione abusiva. Riguardo alla prima, non sussiste la giurisdizione amministrativa esclusiva prevista dall'art. 5, comma 1, della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, essendo la domanda fondata sul diritto di proprietà - che l'ente pubblico fa valere servendosi dei mezzi ordinari (art. 823 cod. civ.) - e non sul rapporto di concessione, ormai scaduto; quanto alla seconda, non rileva la destinazione dell'area allo svolgimento di un servizio pubblico, avendo la sentenza n. 204 del 2004 della Corte costituzionale - i cui effetti si producono anche nelle cause insorte anteriormente - conservato alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo prevista dall'art. 33, comma 1, del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 80, le controversie relative a concessioni di pubblici servizi, escluse quelle concernenti indennità, canoni ed altri corrispettivi, che l'art. 5, comma 1, della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, attribuisce al giudice ordinario quando non coinvolgano la verifica dell'azione autoritativa della P.A. sul rapporto concessorio sottostante o l'esercizio di poteri discrezionali nella determinazione delle indennità o canoni stessi, ma siano contrassegnate da un contenuto meramente patrimoniale, attinente al rapporto interno tra P.A. concedente e concessionario del bene o del servizio pubblico.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 17 lug 2008, n. 19600

Il giudicato sulla giurisdizione (nel caso di specie nei confronti dello straniero o dello Stato estero) non può spiegare effetto in un successivo processo inerente al medesimo rapporto, ma coinvolgente effetti diversi rispetto a quelli fatti valere nel primo processo. Pertanto, la sentenza che abbia dichiarato l'inefficacia della vendita di un complesso immobiliare, da destinare a sede distaccata dell'ambasciata della Repubblica Popolare Cinese, con condanna di quest'ultima, già immessa nel possesso, alla restituzione dell'immobile alla venditrice ed al risarcimento del danno da quantificarsi in separata sede, ancorché si sia implicitamente pronunciata per la giurisdizione del giudice italiano, non spiega effetti nel successivo giudizio sulla domanda di risarcimento dei danni da indisponibilità dell'immobile, per averne la convenuta Repubblica mantenuto il possesso, in quanto il giudicato di condanna generica, attiene alla sola potenzialità del danno derivante dalla divergenza tra la titolarità formale del bene (ancora in capo alla venditrice) e l'effettiva disponibilità dello stesso da parte della Repubblica Popolare Cinese, e non all'illegittimità del comportamento dello Stato estero di continuare ad occupare l'immobile, in luogo di restituirlo all'attrice e alla conseguente potenzialità di danno e, preliminarmente ed implicitamente, alla giurisdizione del giudice italiano in relazione a tale fattispecie di danno da occupazione illegittima dell'immobile.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 16 lug 2008, n. 19501

L'azione risarcitoria relativa all'occupazione usurpativa, intesa come manipolazione del fondo di proprietà privata in assenza della dichiarazione di pubblica utilità, ovvero a seguito della sua sopravvenuta inefficacia per mancato inizio delle opere nel termine previsto, rientra nella giurisdizione ordinaria, sia che venga invocata la tutela restitutoria (eventualmente azionata, come nella specie, con ricorso per la reintegrazione del possesso), sia che, attraverso un'abdicazione implicita al diritto dominicale, si opti per il risarcimento del danno.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 08 lug 2008, n. 18623

Ove il pubblico dipendente proponga, nei confronti dell'amministrazione datrice di lavoro, domanda di risarcimento danni per lesione dell'integrità psico-fisica, non rileva, ai fini dell'accertamento della natura giuridica dell'azione di responsabilità proposta, la qualificazione formale data dal danneggiato in termini di responsabilità contrattuale o extracontrattuale, ovvero mediante il richiamo di norme di legge (artt. 2043 e ss., 2087 c.c.), indizi di per se non decisivi, essendo necessario considerare i tratti propri dell'elemento materiale dell'illecito posto a base della pretesa risarcitoria, onde stabilire se sia stata denunciata una condotta dell'amministrazione la cui idoneità lesiva possa esplicarsi, indifferentemente, nei confronti della generalità dei cittadini e nei confronti dei propri dipendenti, costituendo, in tal caso, il rapporto di lavoro mera occasione dell'evento dannoso; oppure se la condotta lesiva dell'amministrazione presenti caratteri tali da escluderne qualsiasi incidenza nella sfera giuridica di soggetti ad essa non legati da rapporto d'impiego e le sia imputata la violazione di specifici obblighi di protezione dei lavoratori (art. 2087 c.c.), nel qual caso la responsabilità ha natura contrattuale conseguendo l'ingiustizia del danno alle violazioni di taluna delle situazioni giuridiche in cui il rapporto di lavoro si articola e sostanziandosi la condotta lesiva nelle specifiche modalità di gestione del rapporto di lavoro. Soltanto nel caso in cui, all'esito dell'indagine condotta secondo gli indicati criteri, non possa pervenirsi all'identificazione dell'azione proposta dal danneggiato, si deve qualificare l'azione come di responsabilità extracontrattuale. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto inerente al rapporto di lavoro la domanda di risarcimento del danno, per lesione dell'integrità psico-fisica, proposta dal pubblico dipendente infortunatosi nell'uso di arredo di ufficio difettoso (cattivo funzionamento di una sedia a rotelle impiegata nella postazione per l'uso del computer), e ha risolto la questione di giurisdizione alla stregua della collocazione temporale dell'inadempimento produttivo del danno - illecito istantaneo nel periodo di rapporto di lavoro anteriore al 1° luglio 1998 - a favore della giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 18 giu 2008, n. 16530

La domanda avanzata da un pensionato nei confronti del Comune "ex" datore di lavoro - in relazione ad un rapporto conclusosi in epoca antecedente alla privatizzazione di cui al d.lgs. 3 febbraio 1993, n. 29 e successive modificazioni - volta ad ottenere il risarcimento dei danni conseguenti all'errore commesso dal Comune nel calcolo della posizione contributiva, - errore cui abbiano fatto seguito l'indebita erogazione di ratei pensionistici e l'azione di ripetizione da parte del Comune medesimo, chiamato a restituire le somme all'ente erogatore - è devoluta alla giurisdizione del giudice amministrativo (che all'epoca conosceva di tutte le situazioni giuridiche nascenti dal rapporto di lavoro in sede di giurisdizione esclusiva), trovando il proprio fondamento nel rapporto di pubblico impiego e non nel dovere generalizzato del "neminem laedere".

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 29 mag 2008, n. 14201

Il rispetto dei diritti inviolabili della persona umana ha assunto, anche nell'ordinamento internazionale, il valore di principio fondamentale, riducendo la portata e l'ambito di altri principi ai quali tale ordinamento si è tradizionalmente ispirato, quale quello del rispetto delle reciproche sovranità, cui si collega il riconoscimento dell'immunità statale dalla giurisdizione civile straniera. Ne consegue che la norma consuetudinaria di diritto internazionale generalmente riconosciuta - che impone agli Stati l'obbligo di astenersi dall'esercitare il potere giurisdizionale nei confronti degli Stati stranieri per gli atti "iure imperii" - non ha carattere incondizionato, ma, quando venga in contrapposizione con il parallelo principio, formatosi nell'ordinamento internazionale, del primato assoluto dei valori fondamentali della libertà e dignità della persona umana, ne rimane conformata, con la conseguenza che allo Stato straniero non è accordata un'immunità totale dalla giurisdizione civile dello Stato territoriale, in presenza di comportamenti di tale gravità da configurarsi quali crimini contro l'umanità che, in quanto lesivi di quei valori universali di rispetto della dignità umana che trascendono gli interessi delle singole comunità statali, segnano il punto di rottura dell'esercizio tollerabile della sovranità. (Nella specie, la S.C., ha dichiarato la giurisdizione italiana in relazione alla domanda risarcitoria promossa, nei confronti della Repubblica Federale di Germania, dal cittadino italiano che lamentava di essere stato catturato a seguito dell'occupazione nazista in Italia durante la seconda guerra mondiale e deportato in Germania per essere utilizzato quale mano d'opera non volontaria al servizio di imprese tedesche, atteso che sia la deportazione che l'assoggettamento ai lavori forzati devono essere annoverati tra i crimini di guerra e, quindi, tra i crimini di diritto internazionale).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 23 mag 2008, n. 13358

Difetta di legittimazione attiva per la proposizione della domanda di risarcimento dei danni da illegittima occupazione acquisitiva di un fondo il soggetto che abbia acquistato il bene dopo l'intervenuta occupazione acquisitiva, essendosi ormai definitivamente verificato l'effetto traslativo del bene a titolo originario (per accessione invertita) in favore della P.A. .

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 16 mag 2008, n. 12373

In relazione a domanda di risarcimento del danno ai sensidell'art. 2043 cod. civ.da comportamento della P.A., proposta prima delle modificazioni del sistema di riparto della giurisdizione introdotte con il d.lgs. 31 marzo 1998, n. 80, e successive modificazioni, sussiste la giurisdizione del giudice ordinario, al quale spetta, in linea di principio, la cognizione su questioni di diritto soggettivo, giacché tale natura deve attribuirsi al diritto al risarcimento del danno, che è diritto distinto dalla posizione giuridica soggettiva la cui lesione sia fonte di danno ingiusto, la quale può avere natura di diritto soggettivo, di interesse legittimo - nelle sue varie configurazioni, correlate alle diverse forme di protezione - o di interesse comunque rilevante per l'ordinamento. (Nella specie, si trattava di domanda di risarcimento dei danni patiti dal proprietario di un immobile lesionato a seguito del sisma del 1984, al quale non era stato mai riconsegnato detto bene da parte dell'Amministrazione comunale tenuta ad eseguire i relativi lavori di ripristino, in forza di ammissione dello stesso proprietario ai benefici previsti dal d.l. n. 159 del 1984, convertito, con modificazioni, nella legge n. 363 del 1984; le S.U., nell'enunciare l'anzidetto principio, hanno precisato che la configurabilità, nella fattispecie, della responsabilità della P.A. in baseall'art. 2043 cod. civ.è esclusivamente questione di merito).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 12 mag 2008, n. 11656

In tema di contratto misto (nella specie, di vendita e di appalto), la relativa disciplina giuridica va individuata in quella risultante dalle norme del contratto tipico nel cui schema sono riconducibili gli elementi prevalenti (cosiddetta teoria dell'assorbimento o della prevalenza), senza escludere ogni rilevanza giuridica degli altri elementi, che sono voluti dalle parti e concorrono a fissare il contenuto e l'ampiezza del vincolo contrattuale, ai quali si applicano le norme proprie del contratto cui essi appartengono, in quanto compatibili con quelle del contratto prevalente.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 08 apr 2008, n. 9040

Con riferimento all'attuazione dei piani per gli insediamenti produttivi, come delineata dall'art. 27 della legge 22 ottobre 1971, n. 865, l'intervento di trasformazione fisica del bene è compiuto dall'assegnatario (titolare del diritto di superficie concesso dal Comune) nell'esclusiva veste di esecutore materiale di un progetto la cui attuazione è solo del Comune, il quale non solo espropria, ma anche utilizza le aree; pertanto, in mancanza di delega a terzi (enti o istituti, ai sensi dell'art. 60 della stessa legge) dell'esercizio dei poteri espropriativi, l'occupazione appropriativa si compie a favore del Comune, che resta unico responsabile del risarcimento per la perdita della proprietà dei fondi irreversibilmente trasformati.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 27 mar 2008, n. 7948

L'inosservanza del precetto del "neminem laedere" (art. 2043 cod. civ.) da parte della P.A., consumata nell'esercizio dei poteri discrezionali relativi al procedimento per il rilascio del porto d'armi e consistita nella attestazione diffamatoria e non veritiera dei medici della ASL sulle condizioni di salute psico-fisiche dell'interessato, può essere denunciata da quest'ultimo dinanzi al giudice ordinario ove la domanda sia volta a conseguire il risarcimento dei danni biologico e morale, patrimoniale ed esistenziale, e non a determinare la revisione dell'atto amministrativo.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 20 mar 2008, n. 7442

Rientra nella giurisdizione ordinaria la domanda con cui il proprietario di fondi limitrofi ad una strada pubblica di nuova costruzione, deducendo che questa è stata realizzata senza adeguata regimentazione del deflusso delle acque meteoriche e che ciò ha comportato l'allagamento dei suoi terreni, chieda la modifica delle canalizzazioni per il deflusso stesso ed il risarcimento del danno causato dall'allagamento, dovendo poi il giudice del merito ritenere la propria competenza, qualora si chieda un risarcimento connesso a generica imperita od imprudente condotta "non jure" dei costruttori della strada pubblica, o quella speciale del Tribunale regionale delle acque, se la domanda lamenti la violazione di regole tecniche nella costruzione delle opere idrauliche.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 12 mar 2008, n. 6535

In relazione alla domanda per il risarcimento dei danni conseguenti al rilascio di una concessione edilizia asseritamente illegittima, avanzata da un privato nei confronti di un Comune e dei titolari della suddetta concessione, che avevano realizzato l'immobile, va affermata la giurisdizione del giudice amministrativo in relazione alla domanda proposta nei confronti del Comune, avente ad oggetto un provvedimento amministrativo emesso nell'esercizio di poteri autoritativi, mentre la controversia proposta contro il privato deve essere devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario, trattandosi di fatto illecito extracontrattuale, senza che ciò escluda la possibilità di una responsabilità solidale dell'amministrazione.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 05 mar 2008, n. 5925

Spetta alla giurisdizione del giudice ordinario la domanda con la quale il privato chieda il risarcimento del danno conseguente a meri comportamenti illeciti posti in essere dalla P.A., prospettati come occupazione usurpativa, qualora il giudice amministrativo abbia rigettato l'impugnazione proposta dal privato avverso il provvedimento acquisitivo emesso dalla P.A., ai sensi dell'art. 43 del d.P.R. n. 327 del 2001, non potendosi radicare la giurisdizione del giudice amministrativo né ai sensi dell'art. 43, il quale è applicabile soltanto nel caso in cui l'impugnazione proposta dal privato avverso l'atto di acquisizione sia accolta e la P.A. (qualora non intenda restituire l'immobile al privato) faccia richiesta del risarcimento del danno, né ai sensi dell'art. 34 d.lgs. n. 80 del 1998 (come modificato dall'art. 7 della legge n. 205 del 2000, nel testo risultante dalla sentenza della Corte costituzionale n. 204 del 2004) o dell'art. 53 del d.P.R. n. 327 del 2001 (nel testo risultante dalla sentenza della Corte costituzionale n. 191 del 2006), trattandosi di comportamento illecito nel quale non è ravvisabile un atto di esercizio del pubblico potere e non potendo il sopravvenuto atto di acquisizione, ove legittimo, mutare la "causa petendi" della domanda risarcitoria che, essendo fondata sulla dedotta lesione del diritto di proprietà al di fuori di un procedimento ablativo, deve essere riconosciuta dal giudice ordinario, ai sensi degli artt. 103 e 113 della Costituzione (fattispecie concernente l'occupazione di un immobile e la realizzazione di un'opera, in mancanza della dichiarazione di pubblica utilità e su aree non comprese nel progetto approvato nei modi e nel piano particolareggiato di esproprio).

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 05 mar 2008, n. 5914

L'art. 103 Cost.non consente di ritenere che il giudice amministrativo possa conoscere di controversie di cui non sia parte una P.A., o soggetti ad essa equiparati, sicché la pretesa risarcitoria avanzata nei confronti del Presidente di una Provincia in proprio, cui si imputi la violazione di un impegno contrattuale a non revocare per l'intera durata del mandato due assessori provinciali, che si erano dimessi da consiglieri provinciali per assumere l'incarico di assessore, va proposta dinanzi al giudice ordinario, non ostando a ciò la chiamata in causa a fini di manleva dell'ente pubblico, stante l'inderogabilità per ragioni di connessione della giurisdizione.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 04 mar 2008, n. 5785

La soluzione della questione del riparto della giurisdizione, rispetto ad una domanda di risarcimento danni per la lesione della propria integrità psico-fisica proposta da un pubblico dipendente nei confronti dell'Amministrazione, è strettamente subordinata all'accertamento della natura giuridica dell'azione di responsabilità in concreto proposta, in quanto, se è fatta valere la responsabilità contrattuale dell'ente datore di lavoro, la cognizione della domanda rientra nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, nel caso di controversia relativa a rapporto di pubblico impiego non soggetto alla privatizzazione, mentre, se è stata dedotta la responsabilità extracontrattuale, la giurisdizione spetta al giudice ordinario. Al fine di tale accertamento, non possono invocarsi come indizi decisivi della natura contrattuale dell'azione né la semplice prospettazione della inosservanzadell'art. 2087 cod. civ., né la lamentata violazione di più specifiche disposizioni strumentali alla protezione delle condizioni di lavoro, allorché il richiamo all'uno o alle altre sia compiuto in funzione esclusivamente strumentale alla dimostrazione dell'elemento psicologico del reato di lesioni colpose e/o della configurabilità dell'illecito. Siffatta irrilevanza dipende da tratti propri dell'elemento materiale dell'illecito, ossia da una condotta dell'amministrazione la cui idoneità lesiva possa esplicarsi indifferentemente nei confronti della generalità dei cittadini come nei confronti dei propri dipendenti, costituendo in tal caso il rapporto di lavoro mera occasione dell'evento dannoso; mentre, ove la condotta dell'amministrazione si presenti con caratteri tali da escluderne qualsiasi incidenza nella sfera giuridica di soggetti ad essa non legati da rapporto di impiego, la natura contrattuale della responsabilità non può essere revocata in dubbio, poiché l'ingiustizia del danno non è altrimenti configurabile che come conseguenza delle violazioni di taluna delle situazioni giuridiche in cui il rapporto medesimo si articola e si svolge. (Nella specie, la S.C. ha dichiarato la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo relativamente a controversia promossa da un sottufficiale della Marina militare per ottenere il risarcimento del danno che asseriva esser derivato dalla patita dequalificazione nel posto di lavoro, a seguito di comportamenti vessatori, con conseguente pregiudizio alla sua integrità psico-fisica).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 18 gen 2008, n. 968

Non attiene alla sussistenza dei presupposti dell'obbligazione tributaria relativa all'imposta provinciale di trascrizione, di cui all'art. 56 del d.lgs. n. 446 del 1997, la controversia il cui "petitum" sostanziale riguardi esclusivamente il risarcimento del danno per il quale sarebbe tenuto l'ACI-Ufficio provinciale in forza dell'illecito consistito nell'aver riscosso l'imposta omettendo di informare il privato che non poteva provvedere alla trascrizione del passaggio di proprietà dell'autoveicolo in ragione della propria incompetenza territoriale; danno da liquidarsi in misura corrispondente alla somma versata a titolo della predetta imposta. Ne consegue che, in difetto dei presupposti della giurisdizione tributaria, la cognizione della anzidetta controversia spetta al giudice ordinario.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 11 gen 2008, n. 584

Il diritto al risarcimento del danno conseguente al contagio da virus HBV, HIV o HCV a seguito di emotrasfusioni con sangue infetto ha natura diversa rispetto all'attribuzione indennitaria regolata dalla legge n. 210 del 1992; tuttavia, nel giudizio risarcitorio promosso contro il Ministero della salute per omessa adozione delle dovute cautele, l'indennizzo eventualmente già corrisposto al danneggiato può essere interamente scomputato dalle somme liquidabili a titolo di risarcimento del danno ("compensatio lucri cum damno"), venendo altrimenti la vittima a godere di un ingiustificato arricchimento consistente nel porre a carico di un medesimo soggetto (il Ministero) due diverse attribuzioni patrimoniali in relazione al medesimo fatto lesivo.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 11 gen 2008, n. 582

In tema di responsabilità extracontrattuale per danno causato da attività pericolosa da emostrasfusione, la prova del nesso causale, che grava sull'attore danneggiato, tra la specifica trasfusione ed il contagio da virus HCV, ove risulti provata l'idoneità di tale condotta a provocarla, può essere fornita anche con il ricorso alle presunzioni (art. 2729 cod. civ.), allorché la prova non possa essere data per non avere la struttura sanitaria predisposto, o in ogni caso prodotto, la documentazione obbligatoria sulla tracciabilità del sangue trasfuso al singolo paziente, e cioè per un comportamento ascrivibile alla stessa parte contro la quale il fatto da provare avrebbe potuto essere invocato.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 11 gen 2008, n. 580

In materia di diritto al risarcimento del danno da illecito extracontrattuale, qualora si tratti di un illecito che, dopo un primo evento lesivo, determina ulteriori conseguenze pregiudizievoli, il termine di prescrizione dell'azione risarcitoria per il danno inerente a tali ulteriori conseguenze decorre dal verificarsi delle medesime solo se queste ultime non costituiscono un mero sviluppo ed un aggravamento del danno già insorto, bensì la manifestazione di una lesione nuova ed autonoma rispetto a quella manifestatasi con l'esaurimento dell'azione del responsabile. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che - in relazione ad azione risarcitoria proposta per contagio da virus dell'epatite C conseguente ad emotrasfusione con sangue infetto - aveva fatto decorrere il termine di prescrizione dalla data della richiesta di indennizzo di cui alla legge n. 210 del 1992, senza attribuire rilievo ai successivi peggioramenti della malattia).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 11 gen 2008, n. 576

In tema di responsabilità civile aquiliana - nella quale vige, alla stregua delle regole di cui agli artt. 40 e 41 cod. pen., il principio dell'equivalenza delle cause temperato da quello della causalità adeguata - il nesso di causalità consiste anche nella regola della preponderanza dell'evidenza o del "più probabile che non"; ne consegue che - sussistendo a carico del Ministero della sanità (oggi Ministero della salute), anche prima dell'entrata in vigore della legge 4 maggio 1990, n. 107, un obbligo di controllo e di vigilanza in materia di raccolta e distribuzione di sangue umano per uso terapeutico - il giudice, accertata l'omissione di tali attività con riferimento alle cognizioni scientifiche esistenti all'epoca di produzione del preparato, ed accertata l'esistenza di una patologia da virus HIV, HBV o HCV in soggetto emotrasfuso o assuntore di emoderivati, può ritenere, in assenza di altri fattori alternativi, che tale omissione sia stata causa dell'insorgenza della malattia e che, per converso, la condotta doverosa del Ministero, se fosse stata tenuta, avrebbe impedito il verificarsi dell'evento.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 28 dic 2007, n. 27183

Agli effetti del risarcimento del danno da illecito permanente (quale deve ritenersi l'abusiva captazione di acque pubbliche), la permanenza va accertata non già in riferimento al danno, bensì al rapporto eziologico tra il comportamento "contra ius" dell'agente, qualificato dal dolo o dalla colpa, e il danno. Pertanto, la successione di un soggetto ad un altro in un rapporto, comportando il termine di una condotta e l'inizio di un'altra, determina la cessazione della permanenza e l'inizio del decorso del termine di prescrizione del diritto al risarcimento nei suoi confronti, in quanto ha fine la condotta volontaria del soggetto che sia in grado di far cessare lo stato continuativo dannoso da lui posto in essere. Ne deriva che la responsabilità della cassa per il mezzogiorno, ente finanziatore e costruttore di impianto di acquedotto che capta acque pubbliche in assenza di concessione di derivazione, nonché iniziale fruitore della derivazione, cessa al momento del trasferimento operato per legge a favore della Regione dall'art. 148 d.P.R. 6 marzo 1978 n. 218 (testo unico delle leggi sugli interventi nel mezzogiorno), per cui è da tale momento che decorre la prescrizione del diritto risarcitorio.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 19 dic 2007, n. 26732

In tema di cessione volontaria di immobile, l'accertato inadempimento dell'espropriante con conseguente sua responsabilità contrattuale, comporta la liquidazione del danno secondo le regole proprie della risoluzione del contratto di vendita per inadempimento del compratore e la conseguente inapplicabilità secondo i parametri previsti dal comma 7 bis dell'art. 5 bis d.l. n. 333 del 1992, convertito con legge n. 359 del 1992 (peraltro dichiarato incostituzionale con sentenza n. 349 del 2007), presupponendo questi ultimi una responsabilità di tipo extracontrattuale.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 13 dic 2007, n. 26108

L'inosservanza da parte della P.A., nella gestione e manutenzione dei beni che ad essa appartengono, delle regole tecniche, ovvero dei canoni di diligenza e prudenza, può essere denunciata dal privato dinanzi al giudice ordinario non solo ove la domanda sia volta a conseguire la condanna della P.A. al risarcimento del danno patrimoniale, ma anche ove sia volta a conseguire la condanna della stessa ad un "facere", giacché la domanda non investe scelte ed atti autoritativi dell'amministrazione, ma attività soggetta al rispetto del principio del "neminem laedere". Né è di ostacolo il disposto dell'art. 34 del d.lgs. n. 80 del 1998, come sostituito dall'art. 7 della legge n. 205 del 2000, là dove devolve al giudice amministrativo le controversie in materia di urbanistica ed edilizia giacché, a seguito dell'intervento parzialmente caducatorio recato dalla sentenza n. 204 del 2004 della Corte costituzionale, nell'attuale assetto ordinamentale, la giurisdizione esclusiva nella predetta materia non è estensibile alle controversie nelle quali la P.A. non eserciti alcun potere autoritativo finalizzato al perseguimento degli interessi pubblici alla cui tutela sia preposta. (Nelle specie, le S.U., in sede di regolamento preventivo, hanno dichiarato la giurisdizione del giudice ordinario in controversia nella quale taluni proprietari di un fondo, a seguito di ripetute e pregiudizievoli esondazioni sul proprio terreno di acque derivanti da una conduttura collegata al depuratore comunale, avevano convenuto in giudizio il Comune per sentirlo condannare, oltre al risarcimento dei danni patrimoniali subiti, anche all'esecuzione delle opere necessarie ad impedire la periodica fuoriuscita delle acque).

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 23 nov 2007, n. 24400

L'iscrizione nelle liste dei disoccupati e la permanenza in esse, non comportando alcun apprezzamento discrezionale neppure sul piano tecnico, né l'esercizio di un potere da parte della P.A., costituiscono oggetto di diritti soggettivi dei privati, la cognizione dei quali spetta alla giurisdizione del giudice ordinario (principio affermato in controversia in cui i ricorrenti, avviati al lavoro nell'ambito privatistico senza stabilità di lavoro e indeterminatezza del rapporto, chiedevano - nei confronti dell'Assessorato regionale al lavoro - il risarcimento del danno da loro subito per effetto della illegittima formazione delle graduatorie nelle liste e della conseguente tardiva chiamata, a causa delle quali non avevano potuto beneficiare delle migliori opportunità di occupazione - con avviamento a tempo indeterminato presso enti ospedalieri -, che sarebbero invece derivate dalla tempestiva e corretta formazione delle graduatorie).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 23 nov 2007, n. 24397

Nell'ipotesi di occupazione appropriativa, dell'illecito risponde sempre e comunque l'ente che ha posto in essere le attività materiali, di apprensione del bene e di esecuzione dell'opera pubblica, cui consegue il mutamento del regime di appartenenza del bene, potendo solo residuare, qualora lo stesso (come delegato, concessionario od appaltatore) curi la realizzazione di un'opera di pertinenza di altra amministrazione, la responsabilità concorrente di quest'ultima, da valutare sulla base della rilevanza causale delle singole condotte, a seconda che si tratti di concessione c.d. "traslativa", ovvero di delega ex art. 60 legge n. 865 del 1971. In ogni caso, gli atti e le convenzioni intercorsi, anche se si concretano in assunzioni unilaterali di responsabilità, rilevano nei soli rapporti interni tra gli enti eventualmente corresponsabili, mentre dei danni causati nella materiale costruzione dell'opera pubblica, risponde solo l'appaltatore-esecutore, in quanto gli stessi non sono collegabili né all'esecuzione del progetto, né a direttive specifiche dell'amministrazione concorrente, ma a propri comportamenti materiali in violazione del precetto generaledell'art. 2043 cod. civ..

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 16 nov 2007, n. 23741

Nel sistema normativo conseguente alla legge n. 205 del 2000, l'autonoma domanda risarcitoria proposta nei confronti della P.A. per attività provvedimentale asseritamente illegittima - e che, dunque, investe, in linea di principio, una posizione di interesse legittimo - va rivolta al giudice amministrativo, il quale non può rifiutarsi di esercitare su di essa la propria giurisdizione a motivo della mancata pregiudiziale impugnazione del provvedimento del quale si predica l'illegittimità. (Nella specie, la S.C., in sede di regolamento preventivo, ha affermato la giurisdizione del giudice amministrativo in relazione ad autonoma domanda di risarcimento danni proposta, dinanzi al giudice ordinario, da privato nei confronti di amministrazione comunale in conseguenza di provvedimento di diniego di autorizzazione al trasferimento della licenza per somministrazione al pubblico di alimenti e bevande).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 15 nov 2007, n. 23623

Quando la società concessionaria del servizio telefonico installi propri impianti su un fondo altrui, senza che siano intervenuti provvedimenti ablatori, deve riconoscersi al proprietario di detto fondo la facoltà di adire il giudice ordinario, anche con domanda di rimozione delle opere, atteso che si verte in tema di tutela di posizioni di diritto soggettivo, lese da comportamenti materiali non ricollegabili all'esercizio di poteri autoritativi della P.A. (fattispecie riguardante domanda proposta nel 1991).