Art. 317-bis c.c. Rapporti con gli ascendenti.

Ultimo aggiornamento: 25 marzo 2016

Giurisprudenza

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 09 dic 2008, n. 28875

In tema di competenza territoriale nei procedimenti di affidamento eterofamiliare di minori, qualora il provvedimento iniziale di affidamento, di regola soggetto a durata non superiore ai ventiquattro mesi, necessiti di essere seguito da un'ulteriore proroga o, viceversa, da una cessazione anticipata, queste ultime vicende integrano provvedimenti camerali nuovi, per i quali il principio della "perpetuatio" deve essere temperato con quello di prossimità, sicché il giudice competente per territorio deve essere individuato nel tribunale per i minorenni del luogo in cui il minore legittimamente si trova, in tal modo dando rilievo ad eventuali sopravvenuti cambiamenti di residenza (nella specie, le S.U. hanno dichiarato la competenza del tribunale per i minorenni del distretto ove risiedeva la famiglia cui il minore era stato affidato con provvedimento di un altro tribunale per i minorenni, nel cui distretto originariamente il minore risiedeva con la propria madre).

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 08 apr 2008, n. 9042

Il decreto con il quale la Corte d'Appello, sezione per i minorenni, in sede di reclamo, impartisca disposizioni inerenti al rapporto tra genitori e figli naturali minori, secondo le disposizioni dell'art. 317 "bis" cod.civ., non è impugnabile con ricorso per cassazione, ai sensidell'art. 111 Cost., nemmeno per la parte in cui abbia esplicitamente o implicitamente affermato o negato la giurisdizione, dato che le suddette disposizioni, modificabili e revocabili dallo stesso giudice minorile e non idonee ad incidere, quindi, in modo definitivo sulle posizioni soggettive degli interessati, non hanno natura decisoria e che tale connotazione si estende necessariamente alla definizione di una questione pregiudiziale, priva di effetti vincolanti all'infuori del procedimento nel quale viene resa.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 30 nov 2007, n. 25008

Il decreto con il quale la Corte d'appello, sezione per i minorenni, impartisca disposizioni inerenti al rapporto tra genitori e figli naturali minori, secondo la previsione dell'art. 317 "bis" cod. civ., non è impugnabile con ricorso per cassazione, ai sensidell'art. 111 Cost., nemmeno per la parte in cui abbia esplicitamente o implicitamente affermato (o negato) la giurisdizione, dato che le suddette disposizioni, modificabili e revocabili dallo stesso giudice minorile e non idonee, quindi, ad incidere in modo definitivo sulle posizioni soggettive degli interessati, non hanno natura decisoria e che tale connotazione si estende necessariamente alla definizione di una questione pregiudiziale, priva di effetti vincolanti all'infuori del procedimento nel quale viene resa. (Nella specie, la Corte d'appello aveva regolamentato le visite del padre, cittadino francese, con la figlia minore affidata alla madre e, con successivo decreto adottato in esito al procedimento di reclamo, l'aveva affidata in via esclusiva al padre in Italia e disciplinato i rapporti con la madre, la quale aveva proposto ricorso per cassazione, sostenendo che la giurisdizione spettava al giudice americano, poiché, al momento della proposizone del gravame avverso il predetto decreto, essa aveva la residenza abituale negli Stati Uniti. Le sezioni unite della S.C., nel pronunciare il massimato principio, hanno dichiarato inammissibile il ricorso).

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