Art. 348 c.p. Abusivo esercizio di una professione.

Giurisprudenza

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 07 dic 2012, n. 22266

È responsabile dell'illecito disciplinare sanzionato dall' art. 21, secondo comma, del codice deontologico forense l'avvocato che consenta ad un soggetto, cancellato dall'albo degli avvocati (nella specie, il fratello), di trattare con continuità pratiche legali nel proprio studio, in quanto gli atti di esercizio abusivo della professione di avvocato, ai sensidell'art. 348 cod. pen., non sono soltanto quelli compiuti davanti ad un giudice, ma ricomprendono anche la cura delle pratiche legali per i clienti e la predisposizione di ricorsi, pur senza comparire in udienza.

Cassazione Penale SS.UU. Sentenza 15 dic 2011, n. 11545

Integra il reato di esercizio abusivo di una professione (art. 348 cod. pen.), il compimento senza titolo di atti che, pur non attribuiti singolarmente in via esclusiva a una determinata professione, siano univocamente individuati come di competenza specifica di essa, allorché lo stesso compimento venga realizzato con modalità tali, per continuatività, onerosità e organizzazione, da creare, in assenza di chiare indicazioni diverse, le oggettive apparenze di un'attività professionale svolta da soggetto regolarmente abilitato. (Fattispecie relativa all'abusivo esercizio della professione di commercialista).