Art. 113 c.p.c. Pronuncia secondo diritto.

Note

Lo spostamento di competenza al giudice di pace, introdotto dal D.Lgs. 116/2017, opererà a decorrere dal 31 ottobre 2021, cioè da quando i nuovi giudici onorari avranno terminato la fase formativa, comprendente il tirocinio e il primo biennio all’interno dell’ufficio per il processo.

Giurisprudenza

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 22 mar 2010, n. 6827

I contratti conclusi dalla P.A. richiedono la forma scritta "ad substantiam" e devono, di regola, essere consacrati in un unico documento, salvo che la legge non ne autorizzi espressamente la conclusione a distanza, a mezzo di corrispondenza, come nell'ipotesi, prevista dall'art. 17 del r.d. 18 novembre 1923, n. 2440, di contratti conclusi con imprese commerciali; peraltro, anche sulla base di quanto previsto dall'art. 5 del d.m. del Ministero della Sanità 28 dicembre 1992 n. 197100, che disciplina la prescrizione di presidi tecnici e di protesi per invalidi, la scheda-progetto redatta dal costruttore e l'autorizzazione rilasciata dall'unità sanitaria sono documenti scritti idonei a manifestare la volontà delle parti, con modalità corrispondenti alle esigenze di forma dei contratti della P.A. relativi alla fornitura di tali protesi.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 29 apr 2009, n. 9941

La natura di atti meramente amministrativi dei decreti ministeriali (nella specie, il decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze del 23 gennaio 2004, attuativo del divieto di procedere all'aggiornamento dell'indennità di confine) rende ad essi inapplicabile il principio "iura novit curia" di cui all'art. 113 cod. proc. civ., da coordinarsi, sul piano ermeneutico, con il disposto dell'art. 1 delle preleggi (che non comprende, appunto, i detti decreti tra le fonti del diritto), con la conseguenza che, in assenza di qualsivoglia loro produzione nel corso del giudizio di merito, deve ritenersene inammissibile l'esibizione, ex art. 372 cod. proc. civ., in sede di legittimità, dovendosi comunque escludere, ove invece gli atti e i documenti siano stati prodotti nel corso del giudizio di merito, la sufficienza della loro generica indicazione nella narrativa che precede la formulazione dei motivi, attesa la necessità della "specifica" indicazione della documentazione posta a fondamento del ricorso, ai sensi dell'art. 366, primo comma, n. 6, cod. proc. civ., che richiede la precisa individuazione della fase di merito in cui la stessa sia stata prodotta.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 23 gen 2009, n. 1667

Qualora il giudice di pace, con sentenza anteriore alla novella del 2006, pronunciata secondo equità in quanto di valore non eccedente millecento euro, abbia dichiarato non dovuto il diritto di iscrizione in albi e registri delle Camere di commercio (cosiddetto diritto camerale, previsto dall'art. 34 del d.l. 22 dicembre 1981, n. 786, come convertito dalla legge 26 febbraio 1982, n. 51), e la Camera di Commercio abbia erroneamente proposto appello, nonostante l'art. 339, terzo comma, cod. proc. civ., nella versione applicabile "ratione temporis", prevedesse l'inappellabilità, eccependo con il ricorso per cassazione l'illegittimità costituzionale dell'art. 339 cit., per pretesa disparità di trattamento rispetto ai sottoscrittori di contratti per adesione (per i quali, non essendo consentita dall'art. 113 cod. proc. civ., la pronuncia secondo equità, era invece ammesso l'appello), la cosiddetta questione è manifestatamene infondata, non sussistendo alcuna reale analogia, atteso che le Camere di Commercio non richiedono il pagamento di meri crediti sorti all'interno di rapporti privatistici, ma riscuotono autoritativamente dei diritti aventi natura tributaria, l'accertamento dei quali esula dalla giurisdizione del giudice di pace, il cui eventuale intervento rappresenta, perciò, un momento patologico del sistema, un'ipotesi eccezionale ed autonoma che, proprio per il suo carattere "extra ordinem", non può far dubitare della costituzionalità di una legge che non l'abbia presa in considerazione nel diversificare i mezzi di impugnazione utilizzabili dai soggetti stabilmente sottoposti alla giurisdizione del giudice di pace.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 14 gen 2009, n. 564

Le sentenze pronunciate dal giudice di pace secondo equità, ai sensi del secondo commadell'art. 113 cod. proc. civ., sono ricorribili in cassazione per violazione delle norme processuali, delle norme della Costituzione e di quelle comunitarie, nonché per violazione dei principi informatori della materia e per nullità attinente alla motivazione, che sia assolutamente mancante o apparente, o fondata su affermazioni in radicale ed insanabile contraddittorietà; ne consegue che la violazionedell'art. 2697 cod. civ.sull'onere della prova, che pone una regola di diritto sostanziale, dà luogo ad un "error in iudicando" non deducibile con il ricorso per cassazione avverso le sentenze pronunciate dal giudice di pace secondo equità.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 18 nov 2008, n. 27339

Dall'assetto scaturito dalla riforma di cui al d.lgs. n. 40 del 2006 e particolarmente dalla nuova disciplina delle sentenze appellabili e delle sentenze ricorribili per cassazione, emerge che, riguardo alle sentenze pronunciate dal giudice di pace nell'ambito del limite della sua giurisdizione equitativa necessaria, l'appello a motivi limitati, previsto dal terzo comma dell'art. 339 cod. proc. civ., è l'unico rimedio impugnatorio ordinario ammesso, anche in relazione a motivi attinenti alla giurisdizione, alla violazione di norme sulla competenza ed al difetto di radicale assenza della motivazione. Ne consegue che è manifestamente infondato il dubbio di legittimità costituzionaledell'art. 339, terzo comma, cod. proc. civ., nel testo novellato dal d.lgs. n. 40 del 2006, per violazione dell'art. 111, settimo comma, Cost., prospettato sotto il profilo che tra i motivi di appello avverso le sentenze secondo equità del giudice di pace non rientrerebbero quelli anzidetti, giacché esso si fonda su un erroneo presupposto interpretativo, dovendosi ritenere tali motivi ricompresi nella formula generale della violazione di norme sul procedimento, con conseguente sottrazione della sentenza al ricorso straordinario, in quanto sentenza altrimenti improrogabile. (Dichiara inammissibile, Giud. pace Avellino, 19 luglio 2007)

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 15 nov 2007, n. 23726

Non è consentito al creditore di una determinata somma di denaro, dovuta in forza di un unico rapporto obbligatorio, di frazionare il credito in plurime richieste giudiziali di adempimento, contestuali o scaglionate nel tempo, in quanto tale scissione del contenuto della obbligazione, operata dal creditore per sua esclusiva utilità con unilaterale modificazione aggravativa della posizione del debitore, si pone in contrasto sia con il principio di correttezza e buona fede, che deve improntare il rapporto tra le parti non solo durante l'esecuzione del contratto ma anche nell'eventuale fase dell'azione giudiziale per ottenere l'adempimento, sia con il principio costituzionale del giusto processo, traducendosi la parcellizzazione della domanda giudiziale diretta alla soddisfazione della pretesa creditoria in un abuso degli strumenti processuali che l'ordinamento offre alla parte, nei limiti di una corretta tutela del suo interesse sostanziale.