Art. 132 c.p.c. Contenuto della sentenza.

Ultimo aggiornamento: 25 marzo 2016

Giurisprudenza

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 20 mar 2017, n. 7074

In tema di ricorso per cassazione, ove la sentenza di appello sia motivata "per relationem" alla pronuncia di primo grado, al fine ritenere assolto l'onere ex art. 366, n. 6, c.p.c. occorre che la censura identifichi il tenore della motivazione del primo giudice specificamente condivisa dal giudice di appello, nonché le critiche ad essa mosse con l'atto di gravame, che è necessario individuare per evidenziare che, con la resa motivazione, il giudice di secondo grado ha, in realtà, eluso i suoi doveri motivazionali.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 03 nov 2016, n. 22232

La motivazione è solo apparente, e la sentenza è nulla perchè affetta da "error in procedendo", quando, benchè graficamente esistente, non renda, tuttavia, percepibile il fondamento della decisione, perché recante argomentazioni obbiettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice per la formazione del proprio convincimento, non potendosi lasciare all'interprete il compito di integrarla con le più varie, ipotetiche congetture. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto tale una motivazione caratterizzata da considerazioni affatto incongrue rispetto alle questioni prospettate, utilizzabili, al più, come materiale di base per altre successive argomentazioni, invece mancate, idonee a sorreggere la decisione).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 16 gen 2015, n. 642

(Rigetta e rimette sez. semplici, Comm. Trib. Reg. Lazio, Sez. dist. Latina, 02/10/2009 Nel processo civile ed in quello tributario, la sentenza la cui motivazione si limiti a riprodurre il contenuto di un atto di parte

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 20 mag 2014, n. 11024

In materia di decisioni disciplinari del Consiglio Nazionale Forense, qualora la conformità all'originale della copia notificata della sentenza risulti attestata dal consigliere segretario recando, con la dicitura "firmato", l'indicazione a stampa del nome e del cognome del presidente e del segretario, tale formulazione della copia non è idonea a dimostrare la mancanza della sottoscrizione dell'originale asseverando, anzi, il contrario.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 20 mag 2014, n. 11021

La sentenza emessa dal giudice in composizione collegiale priva di una delle due sottoscrizioni (del presidente del collegio ovvero del relatore) è affetta da nullità sanabile ai sensi dell'art. 161, primo comma, cod. proc. civ., trattandosi di sottoscrizione insufficiente e non mancante, la cui sola ricorrenza comporta la non riconducibilità dell'atto al giudice, mentre una diversa interpretazione, che accomuni le due ipotesi con applicazione dell'art. 161, secondo comma, cod. proc. civ., deve ritenersi lesiva dei principi del giusto processo e della ragionevole durata.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 30 ott 2013, n. 24469

Qualora il giudice che abbia ritenuto inammissibile una domanda, o un capo di essa, o un singolo motivo di gravame, così spogliandosi della "potestas iudicandi" sul relativo merito, proceda poi comunque all'esame di quest'ultimo, è inammissibile, per difetto di interesse, il motivo di impugnazione della sentenza da lui pronunciata che ne contesti solo la motivazione, da considerarsi svolta "ad abundantiam", su tale ultimo aspetto.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 01 ago 2012, n. 13797

Ai sensi di quanto disposto, in via generale, dall'art. 44 del r.d. 22 gennaio 1934, n. 37 sull'ordinamento della professione di avvocato e, con riferimento alle deliberazioni in materia disciplinare, dagli artt. 51 e 64 dello stesso decreto, norme aventi carattere speciale rispetto alla disposizionedell'art. 132, ultimo comma, cod. proc. civ., le deliberazioni del Consiglio Nazionale Forense sono sempre sottoscritte dal solo presidente e segretario, non anche dal relatore, senza che ciò determini alcun contrasto con gli artt. 24 e 101 Cost.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 24 lug 2009, n. 17357

In materia di decisioni disciplinari del Consiglio Nazionale Forense, qualora, nella copia allegata al ricorso per cassazione, la conformità della decisione all'originale sia stata attestata recando, con la dicitura "firmato", l'indicazione a stampa del nome e del cognome del presidente e del segretario, tale formulazione non è idonea a dimostrare la mancanza della sottoscrizione sull'originale dell'atto, che l'apposizione di detta dicitura lascia presumere, ma la parte può dimostrarne la mancanza prendendo visione dell'originale e facendosi rilasciare specifica attestazione, da depositarsi ai sensidell'art. 372 cod. proc. civ..

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 25 feb 2009, n. 4464

Il ricorso al giudice di pace, previsto dall'art. 4, comma quarto, della legge n. 77 del 1955 (come sostituito dall'art. 2 della legge n. 235 del 2000), avverso l'atto amministrativo di reiezione dell'istanza del debitore interessato (ovvero del suo rifiuto a provvedere su di essa) da parte del responsabile dirigente dell'ufficio potesti della competente Camera di commercio, intesa al riconoscimento del diritto alla cancellazione del proprio nominativo dal registro informatico dei protesti, introduce un ordinario giudizio di cognizione, pienamente autonomo rispetto alla pregressa fase amministrativa, nel quale il giudice di merito deve procedere al concreto accertamento del diritto fatto valere dall'interessato, applicando esclusivamente le norme di cui agli articoli da 414 a 438 cod. proc. civ., espressamente richiamate dal menzionato comma quarto dell'art. 4 della legge n. 77 del 1955 e, quindi, avvalendosi dei poteri istruttori concessi dagli artt. 420 e 421 dello stesso codice di rito. (Nella specie, la S.C., in base all'enunciato principio, ha cassato l'impugnata sentenza che aveva accolto la domanda di opposizione del debitore interessato senza, però, che fosse stata fornita la necessaria prova documentale secondo una delle modalità prescritte dal primo comma dell'art. 4 della legge n. 77 del 1955, insuscettibili di essere sostituite da forme equipollenti, così pervenendo al rigetto nel merito della domanda).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 12 mag 2008, n. 11655

Il momento della pronuncia della sentenza - nel quale il magistrato deve essere legittimamente preposto all'ufficio per potere adottare un provvedimento giuridicamente valido - va identificato con quello della deliberazione della decisione collegiale, mentre le successive fasi dell'"iter" formativo dell'atto, e cioè la stesura della motivazione, la sua sottoscrizione e la conseguente pubblicazione, non incidono sulla sostanza della pronuncia. Ne consegue che anche un giudice che ha cessato di essere titolare dell'organo deliberante può redigere la motivazione della sentenza e sottoscriverla. (Fattispecie relativa a sentenza resa dalla sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura depositata dopo che i componenti del Consiglio erano cessati dalle funzioni per scadenza del mandato consiliare).