Art. 158 c.p.c. Nullità derivante dalla costituzione del giudice.

Ultimo aggiornamento: 25 marzo 2016

Giurisprudenza

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 20 gen 2017, n. 1545

L'amministratore unico o il consigliere di amministrazione di una s.p.a. sono legati alla stessa da un rapporto di tipo societario che, in considerazione dell'immedesimazione organica tra persona fisica ed ente e dell'assenza del requisito della coordinazione, non è compreso in quelli previsti dal n. 3dell'art. 409 c.p.c.; ne deriva che i compensi loro spettanti per le funzioni svolte in ambito societario sono pignorabili senza i limiti previsti dall'art. 545, comma 4, c.p.c.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 06 mag 2015, n. 9099

La carenza di giurisdizione per illegittima composizione del giudice speciale (nella specie, Sezione del Consiglio di Stato) è ravvisabile solo in caso di alterazione strutturale dell'organo giudicante, per vizio di numero o qualità dei suoi membri, che ne precluda l'identificazione con l'organo delineato dalla legge, mentre la semplice violazione di norme processuali (nella specie, per dedotta incompatibilità dei magistrati) esorbita dai limiti del sindacato delle Sezioni Unite.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 02 dic 2013, n. 26938

La sentenza pronunciata da un giudice monocratico diverso da quello dinanzi al quale sono state precisate le conclusioni è affetta da nullità per vizio di costituzione del giudice, ai sensi dell'art. 158 cod. proc. civ., con la conseguenza che, da un lato, il vizio può essere fatto valere nei limiti e secondo le regole proprie dei mezzi di impugnazione ai sensi dell'art. 161, primo comma, cod. proc. civ. - sicché resta sanato in difetto di impugnazione - mentre, dall'altro, l'emersione del vizio in sede di appello non consente la rimessione della causa al primo giudice, ai sensi dell'art. 354 cod. proc. civ.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 09 ott 2009, n. 21466

A seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 353 del 2002 - che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 138 del r.d. 11 dicembre 1933, n. 1775, nella parte in cui prevedeva che del collegio giudicante dei tribunali regionali delle acque pubbliche facesse parte obbligatoriamente un funzionario dell'ex genio civile - si è venuto a creare un vuoto che il legislatore ha colmato solo con il d.l. 24 dicembre 2003, n. 354, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2004, n. 45, stabilendo che dei predetti collegi faccia parte un esperto iscritto all'albo degli ingegneri. Ne consegue che - nel periodo intercorrente tra la pubblicazione della sentenza costituzionale e l'entrata in vigore del citato decreto - poiché non era rinvenibile nell'ordinamento alcun criterio per integrare i tribunali regionali delle acque con componenti tecnici, né era venuto meno il principio per cui detti tribunali coincidono con una sezione della corte d'appello, dovendosi privilegiare una soluzione interpretativa tale da ovviare al rischio di una paralisi della giurisdizione, deve ritenersi corretta la composizione di detti tribunali con tre magistrati togati tratti dal ruolo ordinario della corte d'appello.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 25 giu 2009, n. 14889

A normadell'art. 161 cod. proc. civ., le nullità anche insanabili - fra le quali rientra il difetto di giurisdizione - possono essere fatte valere solo con i mezzi di impugnazione e secondo le regole proprie di questi, secondo una disciplina, applicabile pure al giudizio amministrativo, che può avere come conseguenza anche quella di impedire la rilevabilità di dette nullità; ne consegue che, qualora il TAR, pronunciando sul merito della domanda, abbia implicitamente riconosciuto la propria giurisdizione e tale statuizione non sia stata contestata nei motivi di appello, non rileva che il Consiglio di Stato abbia affrontato la relativa questione - benché preclusa - ed il ricorso per cassazione avverso la sentenza di quest'ultimo è inammissibile, essendosi formato il giudicato implicito sulla giurisdizione.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 27 feb 2008, n. 5087

La sentenza che dispone il rinvio a normadell'art. 383, primo comma, cod. proc. civ.(cosiddetto rinvio proprio o prosecutorio), contiene una statuizione di competenza funzionale nella parte in cui individua l'ufficio giudiziario davanti al quale dovrà svolgersi il giudizio rescissorio (che potrà essere lo stesso che ha emesso la pronuncia cassata o un ufficio territorialmente diverso, ma sempre di pari grado) ed una statuizione sull'alterità del giudice rispetto ai magistrati persone fisiche che hanno pronunciato il provvedimento cassato. Ne consegue che, se il giudizio viene riassunto davanti all'ufficio giudiziario individuato nella sentenza della Corte di cassazione, indipendentemente dalla sezione o dai magistrati che lo trattano, non sussiste un vizio di competenza funzionale, che non può riguardare le competenze interne tra sezioni o le persone fisiche dei magistrati; se, invece, il giudizio di rinvio si svolge davanti allo stesso magistrato persona fisica (in caso di giudizio monocratico) o davanti ad un giudice collegiale del quale anche uno solo dei componenti aveva partecipato alla pronuncia del provvedimento cassato, essendo violata la statuizione sull'alterità, sussiste una nullità attinente alla costituzione del giudice, ai sensidell'art. 158 cod. proc. civ., senza che occorra fare ricorso alla ricusazione (art. 52 cod. proc. civ.), essendosi già pronunciata la sentenza cassatoria sull'alterità.