Art. 339 c.p.c. Appellabilità delle sentenze.

Ultimo aggiornamento: 25 marzo 2016

Giurisprudenza

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 10 feb 2014, n. 2907

L'appello avverso sentenze in materia di opposizione ad ordinanza-ingiunzione, pronunciate ai sensi dell'art. 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689, in giudizi iniziati prima dell'entrata in vigore del d.lgs. 1° settembre 2011, n. 150, ove erroneamente introdotto con ricorso anziché con citazione, è suscettibile di sanatoria, a condizione che nel termine previsto dalla legge l'atto sia stato non solo depositato nella cancelleria del giudice, ma anche notificato alla controparte, non trovando applicazione il diverso principio, non suscettibile di applicazione al di fuori dello specifico ambito, affermato con riguardo alla sanatoria delle impugnazioni delle deliberazioni di assemblea di condominio spiegate mediante ricorso, e senza che sia possibile rimettere in termini l'appellante, non ricorrendo i presupposti della pregressa esistenza di un consolidato orientamento giurisprudenziale poi disatteso da un successivo pronunciamento.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 02 ott 2012, n. 16727

In tema di scioglimento di comunioni, l'ordinanza con cui il giudice istruttore, ai sensidell'art. 789, comma terzo, cod. proc. civ., dichiara esecutivo il progetto di divisione, pur in presenza di contestazioni, ha natura di sentenza ed è quindi impugnabile con l'appello. È tuttavia, ammissibile il ricorso straordinario per cassazione, ai sensidell'art. 111 Cost., avverso detto provvedimento, in quanto proposto dalla parte facendo ragionevole affidamento sul consolidato orientamento del giudice della nomofilachia all'epoca della sua formulazione.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 11 gen 2011, n. 390

In tema di opposizione a decreto ingiuntivo per onorari ed altre spettanze dovuti dal cliente al proprio difensore per prestazioni giudiziali civili, al fine di individuare il regime impugnatorio del provvedimento - sentenza oppure ordinanza ex art. 30 della legge 13 giugno 1942, n. 794 - che ha deciso la controversia, assume rilevanza la forma adottata dal giudice, ove la stessa sia frutto di una consapevole scelta, che può essere anche implicita e desumibile dalle modalità con le quali si è in concreto svolto il relativo procedimento. (Nella specie, le S.U. hanno cassato la sentenza della Corte territoriale che aveva dichiarato inammissibile il gravame avverso la sentenza emessa dal giudice dell'opposizione a decreto ingiuntivo, per somme relative a prestazioni giudiziali civili, reputando che si trattasse, nella sostanza, di ordinanza inappellabile ai sensi dell'art. 30 della legge n. 794 del 1942, nonostante detta sentenza fosse stata emanata all'esito di un procedimento svoltosi completamente nelle forme di un ordinario procedimento civile contenzioso).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 07 lug 2010, n. 16037

In caso di omessa pronuncia sull'istanza di distrazione delle spese proposta dal difensore, il rimedio esperibile, in assenza di un'espressa indicazione legislativa, è costituito dal procedimento di correzione degli errori materiali di cui agli artt. 287 e 288 cod. proc. civ., e non dagli ordinari mezzi di impugnazione, non potendo la richiesta di distrazione qualificarsi come domanda autonoma. La procedura di correzione, oltre ad essere in linea con il disposto dell'art. 93, secondo comma, cod. proc. civ. - che ad essa si richiama per il caso in cui la parte dimostri di aver soddisfatto il credito del difensore per onorari e spese - consente il migliore rispetto del principio costituzionale della ragionevole durata del processo, garantisce con maggiore rapidità lo scopo del difensore distrattario di ottenere un titolo esecutivo ed è un rimedio applicabile, ai sensi dell'art. 391-bis cod. proc. civ., anche nei confronti delle pronunce della Corte di cassazione.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 02 lug 2010, n. 15688

I provvedimenti dichiarativi dell'estinzione del giudizio adottati dai commissari per la liquidazione degli usi civici, anche qualora siano adottati impropriamente in forma di ordinanza, hanno natura di sentenza in quanto definiscono il giudizio, sicché non sono modificabili né revocabili dallo stesso giudice, ma impugnabili con reclamo alla Corte d'appello di Roma, in mancanza del quale acquistano efficacia di giudicato.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 22 mar 2010, n. 6827

I contratti conclusi dalla P.A. richiedono la forma scritta "ad substantiam" e devono, di regola, essere consacrati in un unico documento, salvo che la legge non ne autorizzi espressamente la conclusione a distanza, a mezzo di corrispondenza, come nell'ipotesi, prevista dall'art. 17 del r.d. 18 novembre 1923, n. 2440, di contratti conclusi con imprese commerciali; peraltro, anche sulla base di quanto previsto dall'art. 5 del d.m. del Ministero della Sanità 28 dicembre 1992 n. 197100, che disciplina la prescrizione di presidi tecnici e di protesi per invalidi, la scheda-progetto redatta dal costruttore e l'autorizzazione rilasciata dall'unità sanitaria sono documenti scritti idonei a manifestare la volontà delle parti, con modalità corrispondenti alle esigenze di forma dei contratti della P.A. relativi alla fornitura di tali protesi.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 23 gen 2009, n. 1667

Qualora il giudice di pace, con sentenza anteriore alla novella del 2006, pronunciata secondo equità in quanto di valore non eccedente millecento euro, abbia dichiarato non dovuto il diritto di iscrizione in albi e registri delle Camere di commercio (cosiddetto diritto camerale, previsto dall'art. 34 del d.l. 22 dicembre 1981, n. 786, come convertito dalla legge 26 febbraio 1982, n. 51), e la Camera di Commercio abbia erroneamente proposto appello, nonostante l'art. 339, terzo comma, cod. proc. civ., nella versione applicabile "ratione temporis", prevedesse l'inappellabilità, eccependo con il ricorso per cassazione l'illegittimità costituzionale dell'art. 339 cit., per pretesa disparità di trattamento rispetto ai sottoscrittori di contratti per adesione (per i quali, non essendo consentita dall'art. 113 cod. proc. civ., la pronuncia secondo equità, era invece ammesso l'appello), la cosiddetta questione è manifestatamene infondata, non sussistendo alcuna reale analogia, atteso che le Camere di Commercio non richiedono il pagamento di meri crediti sorti all'interno di rapporti privatistici, ma riscuotono autoritativamente dei diritti aventi natura tributaria, l'accertamento dei quali esula dalla giurisdizione del giudice di pace, il cui eventuale intervento rappresenta, perciò, un momento patologico del sistema, un'ipotesi eccezionale ed autonoma che, proprio per il suo carattere "extra ordinem", non può far dubitare della costituzionalità di una legge che non l'abbia presa in considerazione nel diversificare i mezzi di impugnazione utilizzabili dai soggetti stabilmente sottoposti alla giurisdizione del giudice di pace.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 18 dic 2008, n. 29523

Alla luce dell'interpretazionedell'art. 37 cod. proc. civ., secondo cui la possibilità di rilevare ed eccepire il difetto di giurisdizione deve tenere conto dei principi costituzionali di economia processuale e di ragionevole durata del processo, allorchè la relativa eccezione sia proposta nelle note di replica alla comparsa conclusionale avversaria nel giudizio di secondo grado, essa va ritenuta tardivamente proposta, con la conseguenza che il giudice di appello non deve tenerne conto e che la questione proposta nel giudizio di legittimità deve considerarsi inammissibile in quanto proposta per la prima volta.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 18 nov 2008, n. 27339

Dall'assetto scaturito dalla riforma di cui al d.lgs. n. 40 del 2006 e particolarmente dalla nuova disciplina delle sentenze appellabili e delle sentenze ricorribili per cassazione, emerge che, riguardo alle sentenze pronunciate dal giudice di pace nell'ambito del limite della sua giurisdizione equitativa necessaria, l'appello a motivi limitati, previsto dal terzo comma dell'art. 339 cod. proc. civ., è l'unico rimedio impugnatorio ordinario ammesso, anche in relazione a motivi attinenti alla giurisdizione, alla violazione di norme sulla competenza ed al difetto di radicale assenza della motivazione. Ne consegue che è manifestamente infondato il dubbio di legittimità costituzionaledell'art. 339, terzo comma, cod. proc. civ., nel testo novellato dal d.lgs. n. 40 del 2006, per violazione dell'art. 111, settimo comma, Cost., prospettato sotto il profilo che tra i motivi di appello avverso le sentenze secondo equità del giudice di pace non rientrerebbero quelli anzidetti, giacché esso si fonda su un erroneo presupposto interpretativo, dovendosi ritenere tali motivi ricompresi nella formula generale della violazione di norme sul procedimento, con conseguente sottrazione della sentenza al ricorso straordinario, in quanto sentenza altrimenti improrogabile. (Dichiara inammissibile, Giud. pace Avellino, 19 luglio 2007)

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 17 dic 2007, n. 26483

Atteso che la pronuncia declinatoria della competenza presuppone, come antecedente logico giuridico, la positiva affermazione, ancorchè implicita, della giurisdizione, avendo ad oggetto un accertamento subordinato, rispetto al quesito pregiudiziale relativo all'esistenza della "potestas iudicandi" del giudice adito, deve ritenersi ammissibile l'impugnazione autonoma del capo di sentenza relativo alla giurisdizione (o mediante regolamento preventivo o) per mezzo dell'appello, trattandosi di una statuizione suscettibile di passare in giudicato. (Nella fattispecie, la Corte ha confermato la sentenza del giudice di secondo grado che aveva dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice italiano, decidendo l'impugnazione della pronuncia affermativa della giurisdizione, contenuta nella sentenza di primo grado, declinatoria della competenza).