Art. 360 c.p.c. Sentenze impugnabili e motivi di ricorso.

Ultimo aggiornamento: 25 marzo 2016

Giurisprudenza

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 12 giu 2017, n. 14552

L'irrogazione della sanzione disciplinare della rimozione del magistrato, che determina la cessazione del rapporto di servizio, deve essere attuata, ai sensi dell'art. 11 del d.lgs. n. 109 del 2006, tramite decreto del Presidente della Repubblica, alla cui adozione, pertanto, è subordinata la cessazione della materia del contendere e, per l'effetto, l'inammissibilità, per sopravvenuta carenza di interesse, del ricorso per cassazione proposto contro altra decisione della sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura nei confronti dello stesso magistrato.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 06 giu 2017, n. 13982

In materia di procedimento disciplinare a carico di avvocati, la censura relativa al mancato rinvio della seduta del locale Consiglio dell'Ordine per legittimo impedimento a comparire dell'incolpato, attenendo alla regolarità della discussione svoltasi davanti al Consiglio dell'Ordine territoriale, non prospetta un vizio di natura processuale sindacabile dalle Sezioni Unite in sede di ricorso avverso la decisione del Consiglio Nazionale Forense, atteso che le funzioni esercitate in materia disciplinare dai Consigli locali dell'Ordine ed il relativo procedimento hanno natura amministrativa, e non giurisdizionale. Ne consegue che la regolarità di detto procedimento può essere sindacata dal Supremo Collegio soltanto sotto l'aspetto del vizio di motivazione della decisione del Consiglio Nazionale Forense, che è organo giurisdizionale, e non come "nullità della sentenza o del procedimento" svoltosi davanti al Consiglio territoriale, ai sensi dell'art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 31 mag 2017, n. 13722

Qualora il giudice di primo grado dichiari il difetto di giurisdizione sulla domanda, ritenendo che questa solleciti una pronuncia del giudice amministrativo, il giudice di secondo grado, che affermi la giurisdizione negata dalla prima sentenza, deve fare applicazione dell'art. 353 c.p.c., indipendentemente dal fatto che le parti abbiano formulato conclusioni di merito, e rimettere la causa al primo giudice, con la conseguenza che, ove a ciò non provveda, statuendo nel merito, la cassazione della relativa decisione deve essere disposta direttamente con rinvio al primo giudice, vertendosi in tema di violazione del principio di ordine pubblico del doppio grado di giurisdizione, senza che in ciò possa ravvisarsi una lesione della ragionevole durata del processo.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 29 mar 2017, n. 8112

Non è configurabile un eccesso di potere giurisdizionale del giudice amministrativo, per invasione della sfera riservata al potere discrezionale della P.A., nel caso in cui il giudice dell'ottemperanza, rilevata la violazione od elusione del giudicato amministrativo, adotti provvedimenti in luogo dell'Amministrazione inadempiente, sostituendosi al soggetto obbligato ad adempiere, in quanto, in ossequio al principio dell'effettività della tutela giuridica, il giudizio di ottemperanza, al fine di soddisfare pienamente l'interesse sostanziale del ricorrente, non può arrestarsi di fronte ad adempimenti parziali, incompleti od addirittura elusivi del contenuto della decisione. (Così statuendo, la S.C. ha confermato l'impugnata decisione del Consiglio di Stato che, in sede di giudizio di ottemperanza, aveva dichiarato l'inefficacia, con il conseguente subentro della parte vittoriosa, della convenzione stipulata dall'Amministrazione, all'esito della riapertura del procedimento di gara e della sanatoria dei vizi riscontrati, con il soggetto risultato aggiudicatario in virtù del provvedimento annullato).

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 17 mar 2017, n. 6967

Nei procedimenti disciplinari a carico di avvocati, l'apprezzamento della gravità del fatto e della condotta addebitata all'incolpato, rilevante ai fini della scelta della sanzione opportuna, ai sensi dell'art. 22 del codice deontologico forense, è rimesso all'Ordine professionale, ed il controllo di legittimità sull'applicazione di tale norma non consente alla Corte di cassazione di sostituirsi al Consiglio nazionale forense nel giudizio di adeguatezza della sanzione irrogata, se non nei limiti di una valutazione di ragionevolezza, che attiene non alla congruità della motivazione, ma all'individuazione del precetto e rileva, quindi, ex art. 360, n. 3, c.p.c.. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha respinto l'istanza di sospensione di una sentenza del CNF che, previa specifica valutazione in ordine alla gravità del fatto ed alla adeguatezza della sanzione, aveva confermato il provvedimento disciplinare con il quale un avvocato era stato sospeso dall'esercizio della professione per avere, dopo la conclusione della assunzione di un testimone in un procedimento civile dal medesimo verbalizzata, integrato il verbale con una frase non dettata dal giudice).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 10 feb 2017, n. 3556

Con riferimento al ricorso per cassazione proposto da una parte e non notificato al P.M. presso il giudice "a quo", in un procedimento in cui è previsto l'intervento dello stesso, la mancanza di notifica - che non costituisce motivo di inammissibilità, improcedibilità o nullità del ricorso - non rende neppure necessaria l'integrazione del contraddittorio tutte le volte che, non avendo il P.M. il potere di promuovere il procedimento, le sue funzioni si identificano con quelle svolte dal procuratore generale presso il giudice "ad quem" e sono assicurate dalla partecipazione di quest'ultimo al giudizio di impugnazione; al contrario, detta integrazione è necessaria nelle controversie in cui il P.M. è titolare del potere di impugnazione, trattandosi di cause che avrebbe potuto promuovere o per le quali il potere di impugnazione è previsto dall'art. 72 c.p.c.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 28 apr 2017, n. 10553

La revoca della sentenza d'appello impugnata con ricorso per cassazione determina la cessazione della materia del contendere, che dà luogo all'inammissibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse, in quanto l'interesse ad agire, e quindi anche l'interesse ad impugnare, deve sussistere non solo nel momento in cui è proposta l'azione (o l'impugnazione), ma anche al momento della decisione, perché è in relazione quest'ultimo - e alla domanda originariamente formulata - che l'interesse va valutato, a nulla rilevando che la sentenza di revocazione possa essere a sua volta impugnata per cassazione, giacché la suddetta revocazione costituisce una mera possibilità mentre la carenza di interesse del ricorrente a coltivare il ricorso è attuale, per essere venuta meno la pronuncia che ne costituiva l'oggetto.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 05 mag 2017, n. 10937

In virtù del principio di strumentalità delle forme di cui all'art. 156, comma 3, c.p.c. e dell'esigenza di interpretare il mandato alle liti alla luce dell'intestazione del ricorso, è valida la procura conferita da una società e dal suo legale rappresentante in proprio, benchè priva dell'indicazione del nominativo del soggetto conferente, ove in calce alla medesima sia apposto un timbro recante la denominazione della società e l'indicazione "l'amministratore unico", sulla quale si rinvenga una sottoscrizione per sigla, dovendosi ricondurre detta sottoscrizione al legale rappresentante anche in proprio.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 04 nov 2016, n. 22398

L'iscrizione dell'avvocato stabilito nella sezione speciale dell'albo è subordinata al solo possesso dei requisiti di cui all'art. 6, comma 2, del d.lgs. n. 96 del 2001, sicché la censura che investa l'esito negativo della corrispondente verifica compiuta dal Consiglio Nazionale Forense, il quale, avvalendosi della documentazione acquisita attraverso l'IMI (International Market Information System), abbia ritenuto inidoneo il titolo esibito dall'istante perché rilasciato da un organismo diverso da quello competente, si risolve nella prospettazione di un vizio di motivazione che, giusta il novellato art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c., non può riguardare un erroneo apprezzamento delle risultanze istruttorie ovvero il travisamento di fatti comunque esaminati nella decisione impugnata.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 27 ott 2016, n. 21691

Il ricorso per cassazione per violazione di legge sopravvenuta retroattiva incontra il limite del giudicato, che, tuttavia, ove sia stato proposto appello, sebbene limitatamente al c.p. della sentenza concernente l'illegittimità del termine apposto al contratto di lavoro, non è configurabile in ordine al c.p. concernente le conseguenze risarcitorie, legato al primo da un nesso di causalità imprescindibile, atteso che, in base al combinato disposto degli artt. 329, comma 2, e 336, comma 1, c.p.c., l'impugnazione nei confronti della parte principale della decisione impedisce la formazione del giudicato interno sulla parte da essa dipendente.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 15 lug 2016, n. 14594

In caso di notifica di atti processuali non andata a buon fine per ragioni non imputabili al notificante, questi, appreso dell'esito negativo, per conservare gli effetti collegati alla richiesta originaria deve riattivare il processo notificatorio con immediatezza e svolgere con tempestività gli atti necessari al suo completamento, ossia senza superare il limite di tempo pari alla metà dei termini indicati dall'art. 325 c.p.c., salvo circostanze eccezionali di cui sia data prova rigorosa.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 03 feb 2016, n. 2055

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 02 feb 2016, n. 1914

L'ordinanza di inammissibilità dell'appello resa ex art. 348 ter cod. proc. civ. non è ricorribile per cassazione, nemmeno ai sensi dell'art. 111, comma 7, Cost., ove si denunci l'omessa pronuncia su un motivo di gravame, attesa la natura complessiva del giudizio "prognostico" che la caratterizza, necessariamente esteso a tutte le impugnazioni relative alla medesima sentenza ed a tutti i motivi di ciascuna di queste, ponendosi, eventualmente, in tale ipotesi, solo un problema di motivazione.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 01 feb 2016, n. 1835

La sentenza del Tribunale superiore delle acque pubbliche, che decida una questione di merito senza definire il giudizio, è impugnabile soltanto con la sentenza definitiva, a norma dell'art. 202 del T.U. sulle acque, che opera un rinvio recettizio al codice di procedura civile del 1865, poiché l'espressione "decisione interlocutoria" ivi contenuta va interpretata come corrispondente alla nozione di sentenza che, pur decidendo il merito, non definisce il giudizio e impartisce distinti provvedimenti per l'ulteriore istruzione della causa, secondo le previsioni dell'art. 279, comma 2, n. 4, c.p.c.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 27 gen 2016, n. 1520

Il ricorso per cassazione proposto contro la sentenza che ha rigettato la richiesta di revocazione è inammissibile, per carenza di interesse ad una ulteriore pronuncia di legittimità, qualora la sentenza revocanda sia stata già annullata in accoglimento di un precedente ricorso per cassazione.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 27 gen 2016, n. 1514

L'espressione "motivi attinenti alla giurisdizione" ex art. 360, n. 1, c.p.c., richiamata dall'art. 374 c.p.c. per delineare un ambito di competenza delle Sezioni Unite, comprende l'ipotesi in cui il problema del riparto di giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo sorga in funzione dell'accertamento della compromettibilità ad arbitri e, quindi, della validità del compromesso o della clausola compromissoria, nel qual caso è ammissibile la questione di giurisdizione sollevata col ricorso per cassazione avverso la sentenza della corte d'appello sull'impugnazione per nullità del lodo.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 27 gen 2016, n. 1513

Il motivo di ricorso per cassazione con cui si censuri la qualificazione della domanda giudiziale operata dal giudice di merito ai fini della individuazione della giurisdizione, si riverbera sempre sull'applicazione delle norme regolatrici della giurisdizione, sicché è riconducibile ai motivi di cui al n. 1 dell'art. 360 c.p.c. (Nella specie, la S.C. ha confermato l'identificazione della domanda compiuta dal giudice di merito, quale richiesta di risarcimento del danno per il rifiuto di stipulare una convenzione per la cessione di energia elettrica, piuttosto che per l'omessa formulazione di un preventivo per l'allacciamento alla rete elettrica, data la carenza di allegazioni in ordine agli elementi di fatto e di diritto posti a fondamento della pretesa fatta valere in giudizio).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 07 gen 2016, n. 67

La sentenza del tribunale superiore delle acque pubbliche soggetta "ratione temporis" al d.lgs. n. 40 del 2006 e quindi ricorribile in cassazione a norma dell'art. 360, n. 5, c.p.c. è impugnabile per vizio di motivazione solo qualora l'anomalia denunciata rilevi ai sensi dell'art. 54 del d.l. n. 83 del 2012, conv. in l. n. 134 del 2012, ove tale ultimo disposto sia anch'esso applicabile "ratione temporis".

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 20 lug 2016, n. 14916

Il luogo in cui la notificazione del ricorso per cassazione viene eseguita non attiene agli elementi costitutivi essenziali dell'atto, sicché i vizi relativi alla sua individuazione, anche quando esso si riveli privo di alcun collegamento col destinatario, ricadono sempre nell'ambito della nullità dell'atto, come tale sanabile, con efficacia "ex tunc", o per raggiungimento dello scopo, a seguito della costituzione della parte intimata (anche se compiuta al solo fine di eccepire la nullità), o in conseguenza della rinnovazione della notificazione, effettuata spontaneamente dalla parte stessa oppure su ordine del giudice ex art. 291 c.p.c..

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 22 dic 2015, n. 25774

La sentenza, con cui il giudice d'appello riforma o annulla la decisione di primo grado e rimette la causa al giudice "a quo" ex artt. 353 o 354 c.p.c., è immediatamente impugnabile con ricorso per cassazione, trattandosi di sentenza definitiva, che non ricade nel divieto, dettato dall'art. 360, comma 3, c.p.c., di separata impugnazione in cassazione delle sentenze non definitive su mere questioni, per tali intendendosi solo quelle su questioni pregiudiziali di rito o preliminari di merito che non chiudono il processo dinanzi al giudice che le ha pronunciate.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 06 mag 2015, n. 9100

Nell'azione di responsabilità promossa dal curatore a norma dell'art. 146, secondo comma,legge fall., la mancata (o irregolare) tenuta delle scritture contabili, pur se addebitabile all'amministratore convenuto, non giustifica che il danno risarcibile sia determinato e liquidato nella misura corrispondente alla differenza tra il passivo accertato e l'attivo liquidato in sede fallimentare, potendo tale criterio essere utilizzato solo quale parametro per una liquidazione equitativa ove ne sussistano le condizioni, sempreché il ricorso ad esso sia, in ragione delle circostanze del caso concreto, logicamente plausibile e, comunque, l'attore abbia allegato un inadempimento dell'amministratore almeno astrattamente idoneo a porsi come causa del danno lamentato, indicando le ragioni che gli hanno impedito l'accertamento degli specifici effetti dannosi concretamente riconducibili alla condotta dell'amministratore medesimo.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 21 apr 2015, n. 8074

In ordine alle questioni di giurisdizione, le Sezioni Unite della Corte di cassazione sono anche giudice del fatto, sicché possono e devono esaminare l'atto negoziale la cui valutazione incida sulla determinazione della giurisdizione (nella specie, il contratto di locazione la cui qualificazione come accordo sostitutivo del provvedimento di occupazione temporanea avrebbe devoluto la controversia al giudice amministrativo).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 06 feb 2015, n. 2245

In tema di connessione di cause, il provvedimento di riunione , fondandosi su valutazioni di mera opportunità, costituisce esercizio del potere discrezionale del giudice, e ha natura ordinatoria, essendo pertanto insuscettibile di impugnazione e insindacabile in sede di legittimità.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 23 gen 2015, n. 1241

In tema di responsabilità disciplinare del magistrato, a norma dell'art. 24 del d.lgs. 23 febbraio 2006, n. 109, il vizio di motivazione della condanna è denunciabile per cassazione ai sensi dell'art. 606, lett. e, cod. proc. pen., non già ai sensi dell'art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., sicché non rileva la modifica a quest'ultimo apportata dall'art. 54 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, conv. in legge 7 agosto 2012, n. 134, che ha escluso la denuncia per insufficienza e contraddittorietà della motivazione. Ne consegue che la condanna disciplinare per ritardo nel deposito dei provvedimenti può essere impugnata e cassata per carenza e genericità della motivazione in ordine alle specifiche deduzioni del magistrato, dirette a giustificare il ritardo stesso e ad evidenziarne la soluzione di continuità.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 16 gen 2015, n. 642

(Rigetta e rimette sez. semplici, Comm. Trib. Reg. Lazio, Sez. dist. Latina, 02/10/2009 Nel processo civile ed in quello tributario, la sentenza la cui motivazione si limiti a riprodurre il contenuto di un atto di parte

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 20 mag 2014, n. 11027

Qualora il giudice di primo grado dichiari il difetto di giurisdizione sulla domanda, ritenendo che questa solleciti una pronuncia del giudice amministrativo, il giudice di secondo grado che, pur attraverso una diversa qualificazione della domanda stessa, affermi la giurisdizione negata dalla prima sentenza, deve fare applicazione dell'art. 353 cod. proc. civ., indipendentemente dal fatto che le parti abbiano formulato conclusioni di merito, e rimettere la causa al primo giudice con la conseguenza che, ove a ciò non provveda, statuendo nel merito, la cassazione della relativa pronuncia deve essere disposta direttamente con rinvio al primo giudice.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 05 mag 2014, n. 9567

Appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario la controversia relativa alle sanzioni irrogate ad una banca dall'Agenzia delle Entrate per violazione dell'obbligo di tempestiva rendicontazione delle deleghe F24, previsto dalla convenzione stipulata, ai sensi dell'art. 19, comma 5, del d.lgs. n. 241 del 9 luglio 1997, tra l'Amministrazione finanziaria e la banca delegata, con la quale sono stati disciplinati i diritti ed obblighi reciproci delle parti e, tra essi, i tempi della rendicontazione periodica dei dati riepilogativi, trattandosi di accordo riconducibile allo schema del contratto d'appalto di servizi, di natura civilistica e non tributaria. Ne consegue che la relativa pretesa attiene ad un inadempimento contrattuale sorto nell'ambito di un rapporto privatistico, estraneo all'esercizio del potere impositivo.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 22 mag 2014, n. 11308

Il ricorso per cassazione in cui manchi completamente l'esposizione dei fatti di causa e del contenuto del provvedimento impugnato è inammissibile; tale mancanza non può essere superata attraverso l'esame delle censure in cui si articola il ricorso, non essendone garantita l'esatta comprensione in assenza di riferimenti alla motivazione del provvedimento censurato, né attraverso l'esame di altri atti processuali, ostandovi il principio di autonomia del ricorso per cassazione.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 07 apr 2014, n. 8053

Le disposizioni sul ricorso per cassazione, di cui all'art. 54 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, conv. in legge 7 agosto 2012, n. 134, circa il vizio denunciabile ai sensi dell'art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ. ed i limiti d'impugnazione della "doppia conforme" ai sensi dell'ultimo comma dell'art. 348-ter cod. proc. civ., si applicano anche al ricorso avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale, atteso che il giudizio di legittimità in materia tributaria, alla luce dell'art. 62 del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, non ha connotazioni di specialità. Ne consegue che l'art. 54, comma 3-bis, del d.l. n. 83 del 2012, quando stabilisce che "le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano al processo tributario di cui al d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546", si riferisce esclusivamente alle disposizioni sull'appello, limitandosi a preservare la specialità del giudizio tributario di merito.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 12 feb 2014, n. 3200

E inammissibile il ricorso per cassazione per motivi inerenti la giurisdizione ai sensidell'art. 111, ultimo comma, Cost., avverso la sentenza resa dal Consiglio di Stato in relazione alla richiesta di revocazione di una decisione dallo stesso pronunciata, in quanto il ricorso straordinario exart. 111, ottavo comma, Cost., e il ricorso per revocazione costituiscono rimedi concorrenti, esperibili solo contro la decisione di merito, traducendosi, una diversa soluzione, in una indebita protrazione dei termini per l'impugnazione straordinaria.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 04 feb 2014, n. 2397

Appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario e costituisce controversia individuale di lavoro, ex art. 409 cod. proc. civ., la domanda proposta da un dipendente pubblico - il cui rapporto risulti, "ratione temporis", contrattualizzato - diretta a far valere, nei confronti del proprio datore di lavoro, il diritto di accedere a taluni documenti del proprio fascicolo personale, poiché mira a tutelare una situazione soggettiva che trova la sua fonte nel rapporto di lavoro e non la pretesa, spettante a qualsiasi interessato, di conseguire l'accesso a documenti amministrativi che lo riguardino, con la conseguenza che la stessa resta sottratta all'operatività sia dell'art. 25 della legge 7 agosto 1990, n. 241 (che devolve al giudice amministrativo la cognizione delle controversie relative alla tutela del diritto di accesso da parte di chiunque vi abbia interesse), sia dell'art. 152, comma 13, del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, secondo cui le controversie in materia di trattamento di dati personali sono definite dall'autorità giudiziaria ordinaria con sentenza ricorribile solo per cassazione.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 25 ott 2013, n. 24148

Qualora una sentenza pronunciata dal giudice di rinvio formi oggetto di un nuovo ricorso per cassazione, il collegio può essere composto anche con magistrati che abbiano partecipato al precedente giudizio conclusosi con la sentenza di annullamento, ciò non determinando alcuna compromissione dei requisiti di imparzialità e terzietà del giudice.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 27 nov 2013, n. 26548

Ai fini della sussistenza dell'illecito disciplinare previsto dall'art. 2, comma 1, lett. a), del d.lgs. 23 febbraio 2006, n. 109, è necessaria la verificazione di un evento costituito dall'"ingiusto danno" o dall'"indebito vantaggio" per una delle parti del procedimento, non essendo sufficiente la sola condotta del magistrato, consistente nella violazione dei doveri di cui al precedente articolo.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 14 ott 2013, n. 23217

Proposti, con il medesimo atto, il ricorso per cassazione ed il regolamento di giurisdizione avverso le statuizioni contenute nel decreto del tribunale che, affermata la propria giurisdizione, rispettivamente, dichiari inammissibile la domanda di concordato preventivo formulata da una società con sede trasferita all'estero e, contestualmente, disponga il prosieguo del procedimento prefallimentare, è inammissibile il primo, qualora sia stato pronunciato il fallimento di detta società, perché le eventuali doglianze riguardanti la decisione reiettiva dell'istanza concordataria possono trovare spazio solo nell'ambito del reclamo, innanzi alla corte di appello, contro la sentenza dichiarativa di fallimento; e parimenti lo è il secondo, stante la valenza di vera e propria pronuncia sulla giurisdizione da attribuirsi alla corrispondente affermazione contenuta nel suddetto decreto, atteso che il menzionato regolamento è consentito solo nel caso in cui il giudizio di merito sia pendente e prima che in esso sia stata emessa una qualsiasi decisione, anche soltanto riferita alla giurisdizione.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 24 lug 2013, n. 17931

Il ricorso per cassazione, avendo ad oggetto censure espressamente e tassativamente previste dall'art. 360, primo comma, cod. proc. civ., deve essere articolato in specifici motivi riconducibili in maniera immediata ed inequivocabile ad una delle cinque ragioni di impugnazione stabilite dalla citata disposizione, pur senza la necessaria adozione di formule sacramentali o l'esatta indicazione numerica di una delle predette ipotesi. Pertanto, nel caso in cui il ricorrente lamenti l'omessa pronuncia, da parte dell'impugnata sentenza, in ordine ad una delle domande o eccezioni proposte, non è indispensabile che faccia esplicita menzione della ravvisabilità della fattispecie di cui al n. 4 del primo comma dell'art. 360 cod. proc. civ., con riguardo all'art. 112 cod. proc. civ., purché il motivo rechi univoco riferimento alla nullità della decisione derivante dalla relativa omissione, dovendosi, invece, dichiarare inammissibile il gravame allorché sostenga che la motivazione sia mancante o insufficiente o si limiti ad argomentare sulla violazione di legge.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 18 lug 2013, n. 17555

Il ricorso per cassazione con cui si denuncia la violazione di legge in relazione ad un intero corpo di norme (nella specie, gli artt. 147 e ss. del r.d. 11 dicembre 1933, n. 1775) è inammissibile, precludendo al collegio di individuare la norma che si assume violata o falsamente applicata.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 02 set 2013, n. 20073

In applicazione del terzo comma dell'art. 360 cod. proc. civ., come modificato dall'art. 2 del d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, non è immediatamente impugnabile con ricorso per cassazione la sentenza d'appello che abbia affermato la giurisdizione del giudice ordinario, negata dal giudice di primo grado, e rimesso la causa a quest'ultimo, trattandosi di pronuncia che, decidendo sulla questione pregiudiziale insorta, non è idonea a definire, neppure parzialmente, il giudizio. (Principio affermato ai sensi dell'art. 360 bis, n. 1, cod. proc. civ.).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 28 giu 2013, n. 16310

La statuizione non definitiva sulla giurisdizione, alla cui stregua la Corte di appello abbia rimesso le parti innanzi al tribunale per la prosecuzione del giudizio sulle domande non ancora vagliate, non è immediatamente ricorribile per cassazione, giustal'art. 360, terzo comma, cod. proc. civ., come modificato dall'art. 2 del d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, potendo essa impugnarsi contestualmente alle decisioni di merito che deriveranno dall'esame di dette domande.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 25 giu 2013, n. 15873

Il codice deontologico forense non ha carattere normativo, essendo costituito da un insieme di regole che gli organi di governo degli avvocati si sono date per attuare i valori caratterizzanti la propria professione e garantire la libertà, la sicurezza e la inviolabilità della difesa, con la conseguenza che la violazione di detto codice rileva in sede giurisdizionale solo quando si colleghi all'incompetenza, all'eccesso di potere o alla violazione di legge, cioè ad una delle ragioni per le quali l'art. 56, terzo comma, del r.d.l. 27 novembre 1933, n. 1578, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 1934, n. 36, consente il ricorso alle Sezioni Unite della Corte di cassazione, per censurare unicamente un uso del potere disciplinare da parte degli ordini professionali per fini diversi da quelli per cui la legge lo riconosce.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 10 giu 2013, n. 14503

La tutela cautelare exart. 700 cod. proc. civ.è inammissibile nel giudizio di legittimità, poiché il relativo provvedimento, strumentale e provvisorio, in quanto diretto ad evitare che la futura pronuncia del giudice possa rimanere pregiudicata dal tempo necessario per ottenerla, è destinato a perdere efficacia a seguito della decisione resa nel giudizio di merito, nella quale rimane assorbito, così esaurendo la sua funzione.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 22 apr 2013, n. 9692

In tema di dismissione del patrimonio degli enti previdenziali pubblici, poiché la quantificazione del prezzo contenuto nell'offerta da effettuarsi al conduttore dell'immobile ad uso residenziale per consentirgli l'esercizio del diritto di opzione, di cui all'art. 3 del d.l. 25 settembre 2001, n. 351 (convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, e successivamente ulteriormente riformato) è connotata, in ragione delle variabili che la determinano, da discrezionalità pubblicistica, ne è precluso al giudice ordinario un sindacato non circoscritto alla sola sua legittimità, bensì di merito, di tipo sostitutivo delle valutazioni dell'amministrazione, sicché la controversia relativa alla sua non corrispondenza al "prezzo di mercato" come previsto dalla legge, rimanendo nella sfera di determinazione dell'ente pubblico, non integra violazione del diritto soggettivo di opzione del conduttore, ma solo un interesse legittimo alla corretta formazione della volontà dell'amministrazione, spettando alla giurisdizione del giudice amministrativo.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 22 apr 2013, n. 9690

Ai fini dell'ammissibilità del ricorso per cassazione per motivi attinenti alla giurisdizione, ai sensi degli artt. 360, primo comma, n. 1, e 362 cod. proc. civ., non è necessaria la specifica indicazione delle norme violate o erroneamente applicate dal giudice, essendo sufficiente la deduzione, nella parte motiva, dei principi relativi al riparto di giurisdizione di cui si denunci il malgoverno.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 29 mar 2013, n. 7931

Il ricorso per cassazione non introduce un terzo grado di giudizio tramite il quale far valere la mera ingiustizia della sentenza impugnata, caratterizzandosi, invece, come un rimedio impugnatorio, a critica vincolata ed a cognizione determinata dall'ambito della denuncia attraverso il vizio o i vizi dedotti. Ne consegue che, qualora la decisione impugnata si fondi su di una pluralità di ragioni, tra loro distinte ed autonome, ciascuna delle quali logicamente e giuridicamente sufficiente a sorreggerla, è inammissibile il ricorso che non formuli specifiche doglianze avverso una di tali "rationes decidendi", neppure sotto il profilo del vizio di motivazione. (Nella specie, la S.C. era stata investita con un ricorso rimasto carente di specifiche censure avverso la ritenuta fittizietà della sede di una società risultante da una fusione trasfrontaliera - costituente solo una delle tre, autonome ragioni poste a sostegno della impugnata decisione di fallimento - di cui si era, invece, lasciata la valutazione al "prudente apprezzamento della Corte).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 25 mar 2013, n. 7383

La responsabilità disciplinare del magistrato per l'illecito di cui all'art. 2, comma 1, lett. n), del d.lgs. 23 febbraio 2006, n. 109 presuppone che l'inosservanza delle norme regolamentari o delle disposizioni sul servizio giudiziario adottate dagli organi competenti si presenti "grave" o "reiterata", sicché risulta affetta dal vizio di cui all'art. 360, primo comma, numero 5), cod. proc. civ. la sentenza con cui la Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura - esclusa la sussistenza della reiterazione dell'inosservanza - abbia omesso un'espressa e formale valutazione in ordine al requisito della sua "gravità", allorché la stessa non sia neppure indirettamente ricavabile, in modo univoco, dalla mera narrazione dei fatti accertati contenuta nella sentenza.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 23 set 2013, n. 21672

E inammissibile, per violazione dell'art. 366 bis cod. proc. civ., applicabile "ratione temporis", il ricorso per cassazione nel quale il quesito di diritto si risolva in una generica istanza di decisione sull'esistenza della violazione di legge denunziata nel motivo. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto inammissibile il ricorso con il quale veniva posto un quesito circa la possibilità per il giudice, ai sensi degli artt. 115 e 116 cod. proc. civ., di fondare la propria decisione attenendosi a mere dichiarazioni difensive svolte in atti dai difensori delle parti in lite, senza chiarire l'errore di diritto imputato alla sentenza impugnata, in relazione alla concreta controversia).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 12 feb 2013, n. 3268

L'art. 360, comma terzo, cod. proc. civ., come modificato dall'art. 2 del d.lgs. n. 40 del 2006, ostativo al ricorso immediato per cassazione avverso le sentenze che decidono di questioni insorte senza definire neppure parzialmente il giudizio, è applicabile all'ipotesi di litispendenza comunitaria, nel quadro delle regole dettate dagli artt. 19, 22, lett. b) e 24 del regolamento del Consiglio CE 27 novembre 2003, n. 2201, relativo alla competenza, riconoscimento ed esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale; infatti, da tale sistema normativo emerge che tanto l'accertamento della giurisdizione, quanto la declinatoria del giudice successivamente adito e la verifica dell'accettazione della decisione da parte del contumace sono passaggi processuali rimessi al regime nazionale e non consentono l'ipotizzabilità di una deroga al differimento della ricorribilità per cassazione, nemmeno sotto il profilo della ragionevole durata del processo di accertamento, in difetto di norme che espressamente vi facciano riferimento. (Nella specie, il tribunale, adito dalla moglie per ottenere la separazione dal marito, aveva dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice italiano a favore di quello spagnolo, adito dal marito per lo scioglimento del matrimonio, mentre la corte d'appello, affermando la giurisdizione del giudice italiano in ragione della non riconoscibilità della sentenza spagnola di divorzio, aveva rimesso le parti innanzi al primo giudice per il merito).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 25 gen 2013, n. 1770

La pronuncia della Sezione disciplinare del Consiglio Superiore Magistratura non può essere impugnata presso le Sezioni unite della Corte di cassazione per lamentare la diversa valutazione riservata ad altro magistrato, incolpato della stessa infrazione, atteso che la contraddittorietà della motivazione, per essere rilevante ai sensi dell'art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., deve emergere dalla medesima sentenza e non dal raffronto tra vari provvedimenti, seppure dello stesso giudice, ed atteso, inoltre, che il ricorso avverso le pronunce disciplinari del Consiglio non può introdurre un sindacato sui poteri discrezionali dell'organo, mediante la denuncia del vizio di eccesso di potere, avendo tali pronunce natura giurisdizionale e non amministrativa.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 24 gen 2013, n. 1717

L'inammissibilità del ricorso per cassazione avverso le sentenze che non definiscono, neppure parzialmente, il giudizio di merito concerne anche le decisioni sulla giurisdizione del giudice italiano rispetto al giudice straniero, non sussistendo nel diritto internazionale privato norme ostative all'applicazione del terzo commadell'art. 360 cod. proc. civ., come sostituito dall'art. 2 del d.lgs. n. 40 del 2006, e sussistendo, invece, anche in tale ambito, le esigenze di collegamento tra impugnazione per cassazione e interesse sul merito della controversia, sottese alla previsione d'inammissibilità. (Nella specie, in applicazione del principio, la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione proposto contro la sentenza della corte di appello, che, affermata la giurisdizione del giudice italiano, aveva rimesso la causa al tribunale, il quale, viceversa, aveva declinato la giurisdizione in favore del giudice straniero).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 24 gen 2013, n. 1707

In tema di ricorso per cassazione, la prospettazione di una questione di costituzionalità, essendo funzionale alla cassazione della sentenza impugnata e postulando la prospettazione di un motivo che giustificherebbe tale effetto una volta accolta la questione medesima, suppone necessariamente che, a conclusione dell'esposizione del motivo così finalizzato, sia indicato il corrispondente quesito di diritto previsto dall'abrogatoart. 366-bis cod. proc. civ.(ove applicabile "ratione temporis"), indipendentemente dalla rilevabilità d'ufficio della questione di costituzionalità e dall'ammissibilità del ricorso che prospetti soltanto un dubbio di costituzionalità.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 23 gen 2013, n. 1521

La riunione delle impugnazioni, che è obbligatoria, ai sensidell'art. 335 cod. proc. civ., ove investano lo stesso provvedimento, può altresì essere facoltativamente disposta, anche in sede di legittimità, ove esse siano proposte contro provvedimenti diversi ma fra loro connessi, quando la loro trattazione separata prospetti l'eventualità di soluzioni contrastanti, siano ravvisabili ragioni di economia processuale ovvero siano configurabili profili di unitarietà sostanziale e processuale delle controversie. (Nella specie, la S.C., ritenendo sussistente tale ultima ipotesi, ha riunito le impugnazioni, separatamente proposte dalla medesima società avverso la sentenza di rigetto del reclamo, ex art. 18legge fall., contro il provvedimento che ne aveva dichiarato il fallimento ed avverso il decreto di rigetto del reclamo, ex art. 183legge fall., contro il diniego di omologazione di un concordato preventivo dalla stessa precedentemente proposto).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 09 gen 2013, n. 299

La sentenza d'appello della Corte dei conti, che riforma la declaratoria d'inammissibilità dell'azione di responsabilità contabile e rimette al giudice di primo grado per la decisione di merito, non è immediatamente impugnabile con ricorso in cassazione per motivi di giurisdizione, poiché non definisce, neppure parzialmente, il giudizio nel merito, ai sensi del terzo commadell'art. 360 cod. proc. civ., come modificato dall'art. 2 del d.lgs. n. 40 del 2006.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 07 gen 2013, n. 151

Non è ammissibile l'impugnazione dell'ordinanza con la quale la Corte di cassazione abbia disposto la cancellazione di una causa dal ruolo generale dei ricorsi civili e l'iscrizione nel ruolo generale dei ricorsi penali, atteso che le pronunce della Corte, in qualsiasi forma emesse, non sono ulteriormente impugnabili per errori di diritto o di procedura e che un eventuale vizio revocatorio sarebbe rilevante unicamente nei provvedimenti decisori menzionatidall'art. 391-bis cod. proc. civ., non anche nel provvedimento di che trattasi, meramente ordinatorio.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 13 nov 2012, n. 19705

Nei procedimenti disciplinari a carico di avvocati, la concreta individuazione delle condotte costituenti illecito disciplinare definite dalla legge mediante una clausola generale (abusi o mancanze nell'esercizio della professione o comunque fatti non conformi alla dignità e al decoro professionale) è rimessa all'Ordine professionale, ed il controllo di legittimità sull'applicazione di tali norme non consente alla Corte di cassazione di sostituirsi al Consiglio nazionale forense nell'enunciazione di ipotesi di illecito, se non nei limiti di una valutazione di ragionevolezza, che attiene non alla congruità della motivazione, ma all'individuazione del precetto e rileva, quindi, ex art. 360, n. 3, cod. proc. civ. (In applicazione di questo principio, la S.C. ha confermato la decisione impugnata, che aveva derivato dalla clausola generale il divieto di effettuare comunicazioni pubblicitarie evocative e suggestive, incentrate sul dato economico dei costi molto bassi e contenenti dati equivoci, privi di contenuto informativo professionale).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 26 apr 2013, n. 10060

Il provvedimento con cui il Consiglio di Stato, in sede di giudizio di ottemperanza, ordini l'integrazione del contraddittorio nei confronti di altro soggetto, avendo natura meramente interlocutoria, non è sindacabile con il ricorso per cassazione per motivi inerenti alla giurisdizione.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 01 ago 2012, n. 13791

In tema di procedimento disciplinare a carico degli avvocati, il potere di applicare la sanzione adeguata alla gravità ed alla natura dell'offesa arrecata al prestigio dell'ordine professionale è riservato agli organi disciplinari; pertanto, la determinazione della sanzione inflitta all'incolpato dal Consiglio Nazionale Forense non è censurabile in sede di legittimità, salvo il caso di assenza di motivazione. (Nella specie, la Corte ha confermato la sentenza impugnata, che aveva ridotto la sanzione della radiazione dall'Albo, irrogata dal Consiglio dell'Ordine degli Avvocati, attenuandola in quella della cancellazione, avendo riguardo, da un lato, alla mancanza di precedenti disciplinari dell'incolpato, e, dall'altro lato, però, alla gravità del comportamento tenuto, anche per l'intenzione, manifestata sin dall'accettazione della lettera di incarico, di porre in essere una continuata evasione fiscale).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 21 giu 2012, n. 10294

Il principio espresso dal Consiglio di Stato - secondo cui nel giudizio amministrativo il ricorso incidentale, diretto a contestare la legittimazione del ricorrente principale mediante la censura della sua ammissione alla procedura di gara di affidamento di appalti pubblici, deve essere sempre esaminato prioritariamente, anche nel caso in cui il ricorrente principale alleghi l'interesse strumentale alla rinnovazione dell'intera procedura - non è condivisibile, in quanto, al cospetto di due imprese che sollevano a vicenda la medesima questione, ne sanziona una con l'inammissibilità del ricorso e ne favorisce l'altra con il mantenimento di un'aggiudicazione (in tesi) illegittima, denotando una crisi del sistema che, al contrario, proclama di assicurare a tutti la possibilità di provocare l'intervento del giudice per ripristinare la legalità e dare alla vicenda un assetto conforme a quello voluto dalla normativa di riferimento, tanto più che l'aggiudicazione può dare vita ad una posizione preferenziale soltanto se acquisita in modo legittimo. Esso, tuttavia, non costituisce conseguenza di un aprioristico diniego di giustizia, ma di un possibile errore di diritto che, pur rendendo ammissibile il ricorso avverso la predetta sentenza del Consiglio di Stato, ai sensi dell'art. 111, comma 8, Cost., stante l'evoluzione del concetto di giurisdizione nel senso di strumento per la tutela effettiva delle parti, non ne giustifica la cassazione per eccesso di potere giurisdizionale.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 20 giu 2012, n. 10136

In applicazione del terzo commadell'art. 360 cod. proc. civ., come modificato dall'art. 2 del d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, non è immediatamente impugnabile con ricorso per cassazione la sentenza d'appello che abbia affermato la giurisdizione del giudice ordinario, negata dal giudice di primo grado, e rimesso la causa a quest'ultimo, trattandosi di pronuncia che, decidendo sulla questione pregiudiziale insorta, non è idonea a definire, neppure parzialmente, il giudizio.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 19 giu 2012, n. 10027

Salvi soltanto i casi in cui la sospensione del giudizio sulla causa pregiudicata sia imposta da una disposizione specifica ed in modo che debba attendersi che sulla causa pregiudicante sia pronunciata sentenza passata in giudicato, quando fra due giudizi esista rapporto di pregiudizialità, e quello pregiudicante sia stato definito con sentenza non passata in giudicato, è possibile la sospensione del giudizio pregiudicato soltanto ai sensidell'art. 337 cod. proc. civ., come si trae dall'interpretazione sistematica della disciplina del processo, in cui un ruolo decisivo rivestel'art. 282 cod. proc. civ.: il diritto pronunciato dal giudice di primo grado, invero, qualifica la posizione delle parti in modo diverso da quello dello stato originario di lite, giustificando sia l'esecuzione provvisoria, sia l'autorità della sentenza di primo grado. Pertanto, allorché penda, in grado di appello, sia il giudizio in cui è stata pronunciata una sentenza su causa di riconoscimento di paternità naturale e che l'abbia dichiarata, sia il giudizio che su tale base abbia accolto la domanda di petizione di eredità, ed entrambe le sentenze siano state impugnate, il secondo giudizio non deve di necessità essere sospeso, in attesa che nel primo si formi la cosa giudicata sulla dichiarazione di paternità naturale, ma può esserlo, ai sensidell'art. 337 cod. proc. civ., se il giudice del secondo giudizio non intenda riconoscere l'autorità dell'altra decisione. Non ostano, a tale conclusione, le disposizioni degli artt. 573 e 715 cod. civ., non essendo in questione il momento dal quale si producono gli effetti della dichiarazione di filiazione naturale, ma il potere del giudice, cui la seconda domanda sia proposta, di conoscerne sulla base della filiazione naturale già riconosciuta con sentenza, pur non ancora passata in giudicato.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 13 giu 2012, n. 9588

La sentenza pronunciata in secondo grado dal Consiglio di Stato, che riforma la sentenza di primo grado declinatoria della giurisdizione e rimette al primo giudice per la decisione sul merito, non è immediatamente ricorribile per cassazione per motivi di giurisdizione, poiché non definisce neppure parzialmente il giudizio nel merito, ai sensidell'art. 360, quarto comma, cod. proc. civ.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 28 mag 2012, n. 8406

Non è ammissibile il ricorso per cassazione avverso la sentenza con la quale la Corte dei Conti, sezione centrale d'appello, nell'ambito di un giudizio di responsabilità amministrativa per danno all'immagine, abbia deciso unicamente le questioni relative alla nullità dell'atto di citazione e degli altri atti processuali: infattil'art. 360, comma terzo, cod. proc. civ., nel testo modificato dal d.lgs. 2 febbraio 2006 n. 40 (applicabile "ratione temporis"), stabilisce che non sono immediatamente impugnabili le sentenze che decidono su questioni insorte senza definire neppure parzialmente il giudizio.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 16 mar 2012, n. 4193

Il ricorso per cassazione per motivi attinenti alla giurisdizione è inammissibile qualora il ricorrente alleghi che il giudice di merito, nel pronunciarsi al riguardo, abbia commesso un errore exart. 395, n. 4, cod. proc. civ., atteso che il potere di correggere il vizio revocatorio compete allo stesso giudice che vi è incorso; questa competenza funzionale non è derogata in ragione del potere delle Sezioni Unite della Corte di cassazione di apprezzare le risultanze istruttorie quale giudice del fatto nelle questioni di giurisdizione, poiché il vizio revocatorio suppone l'indiscutibile oggettività della circostanza erroneamente percepita, senza alcuna possibilità di apprezzamento istruttorio. (Nella specie, applicando il principio, la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un ex dipendente pubblico avverso la decisione del giudice territoriale, cui egli rimproverava di aver negato la giurisdizione ordinaria per l'errata percezione della data di cessazione dal servizio, risultante dai documenti di causa).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 01 mar 2012, n. 3236

Il Massimario della Corte Suprema di Cassazione non ha proceduto alla massimazione in quanto la presente sentenza ribadisce principi già espressi nella sentenza di Cass. Civ. 26228/2005, RV585127

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 22 feb 2012, n. 2575

In applicazione del terzo commadell'art. 360 cod. proc. civ., come modificato dall'art. 2 del d.lgs. n. 40 del 2006, la sentenza emessa in grado d'appello da un giudice speciale può essere impugnata con ricorso per cassazione, per motivi attinenti alla giurisdizione del giudice stesso, solo nell'ipotesi in cui il detto giudice speciale abbia affermato la propria giurisdizione ed abbia definito, sia pure parzialmente, il giudizio. (Nella specie, la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione avverso una sentenza della Corte dei Conti che, in un giudizio di responsabilità per danno erariale, aveva rigettato i motivi di appello relativi a questioni pregiudiziali e preliminari di merito attinenti alla giurisdizione, alla carenza di legittimazione passiva ed alla prescrizione dell'azione, disponendo il prosieguo della causa exart. 279, secondo comma, n. 4, cod. proc. civ.).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 22 feb 2012, n. 2568

La proposizione del ricorso principale per cassazione determina la consumazione del diritto di impugnazione, con la conseguenza che il ricorrente, ricevuta la notificazione del ricorso proposto da un'altra parte non può introdurre nuovi e diversi motivi di censura con i motivi aggiunti, né ripetere le stesse censure già avanzate con il proprio originario ricorso mediante un successivo ricorso incidentale, che, se proposto, va dichiarato inammissibile, pur restando esaminabile come controricorso nei limiti in cui sia rivolto a contrastare l'impugnazione avversaria.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 19 gen 2012, n. 736

La decisione con la quale il Consiglio di Stato - in accoglimento di un ricorso presentato in sede di ottemperanza al giudicato di annullamento di una delibera del Consiglio superiore della magistratura di conferimento di un incarico direttivo di un ufficio giudiziario - abbia disposto che venga nominato "ora per allora" un candidato nel frattempo collocato in pensione, è impugnabile per motivi di giurisdizione. Tuttavia, qualora l'impugnazione non sia avvenuta, la relativa questione è da ritenere coperta dal giudicato, sicché non è più esaminabile nel corso del giudizio di cassazione promosso nei confronti della successiva decisione con la quale il Consiglio di Stato, nell'ambito della medesima procedura di ottemperanza, abbia annullato l'ulteriore provvedimento del Cons. Sup. Magistratura che aveva nominato per la seconda volta il candidato la cui nomina era stata in precedenza annullata.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 22 dic 2011, n. 28336

Il ricorrente che, in sede di legittimità, denuncia la mancata ammissione di una prova testimoniale da parte del giudice di merito ha l'onere di indicare specificamente le circostanze che formavano oggetto della prova, al fine di consentire al giudice di legittimità il controllo della decisività dei fatti da provare e, quindi, delle prove stesse che, per il principio di autosufficienza del ricorso, la Corte di cassazione dev'essere in grado di compiere solo sulla base delle deduzioni contenute nell'atto, alle cui lacune non è consentito sopperire con indagini integrative. Tale principio trova applicazione anche nel caso di mancata ammissione di una prova testimoniale da parte del consiglio dell'ordine degli avvocati nel corso di un procedimento disciplinare, poiché l'art. 49 del r.d. 22 gennaio 1934, n. 37, sebbene non imponga, a differenzadell'art. 244 cod. proc. civ., l'indicazione specifica dei fatti da provare formulati in articoli separati, prescrive pur sempre che debbono essere sommariamente esposte le circostanze sulle quali l'incolpato ed il P.M. intendono che i testimoni siano esaminati.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 09 nov 2011, n. 23302

Le decisioni del giudice amministrativo sono viziate per eccesso di potere giurisdizionale e, quindi, sindacabili per motivi inerenti alla giurisdizione, laddove detto giudice, eccedendo i limiti del riscontro di legittimità del provvedimento impugnato e sconfinando nella sfera del merito (riservato alla P.A.), compia una diretta e concreta valutazione della opportunità e convenienza dell'atto, ovvero quando la decisione finale, pur nel rispetto della formula dell'annullamento, esprima la volontà dell'organo giudicante di sostituirsi a quella dell'Amministrazione, così esercitando una giurisdizione di merito in situazioni che avrebbero potuto dare ingresso soltanto a una giurisdizione di legittimità (dunque, all'esercizio di poteri cognitivi e non anche esecutivi) o esclusiva o che comunque ad essa non avrebbero potuto dare ingresso; tale sindacato è esercitabile dalla S.C. anche quando è posta in discussione la possibilità stessa, nella situazione data, di fare ricorso a quella speciale forma di giurisdizione di merito che è la giurisdizione di ottemperanza. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza del Consiglio di Stato che, in sede di ottemperanza di un giudicato di annullamento del conferimento di funzioni direttive a seguito di una procedura concorsuale, aveva ordinato al Cons. Sup. della Magistratura di rinnovare "ora per allora" il procedimento di valutazione di magistrati concorrenti già in pensione).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 26 set 2011, n. 19565

La proposizione del ricorso per cassazione contro le decisioni del Consiglio nazionale forense è soggetta non già al termine breve di sessanta giorni di cuiall'art. 325 cod. proc. civ., ma a quello di trenta previsto dall'art. 56, terzo comma, del r.d.l. 27 novembre 1933, n. 1578, convertito in legge 22 gennaio 1934, n. 36, salva l'applicabilità del termine annuale nella sola ipotesi in cui non vi sia stata notificazione di ufficio della decisione impugnata e nessuna delle parti interessate abbia provveduto alla notificazione stessa di propria iniziativa.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 13 set 2011, n. 18701

In tema di responsabilità disciplinare del magistrato, la fattispecie dell'art. 2, comma 1, lett. a) del d.lgs 23 febbraio 2006, n. 109 configura un illecito cosiddetto di evento che si perfeziona - nel caso in cui la condotta commissiva od omissiva del magistrato si configuri anche come illecito penale, ovvero sia eziologicamente legata alla commissione di un reato da parte di altro soggetto - quando si consuma il reato, in quanto il danno, cui fa riferimento la norma disciplinare nell'ipotesi in esame, non va inteso nella sua nozione civilistica, e quindi come pregiudizio patrimoniale o non patrimoniale, ma in quella penalistica, come lesione o messa in pericolo del bene giuridico tutelato dalla norma. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di proscioglimento della sezione disciplinare del Cons. Sup. Magistratura di un giudice dell'esecuzione - incolpato di non avere controllato l'attività del notaio, cui era stata delegata la vendita di beni, che aveva versato su conti correnti personali le somme incassate - fondata sull'erronea considerazione che le parti processuali non avevano subito alcun danno patrimoniale, essendo le somme medesime state restituite, laddove, invece, la fattispecie di peculato era da considerarsi già perfezionata).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 09 giu 2011, n. 12539

Anche a seguito dell'inserimento della garanzia del giusto processo nella formulazionedell'art. 111 Cost., il sindacato delle Sezioni Unite della Corte di cassazione sulle decisioni rese dalla Corte dei conti è limitato all'accertamento dell'eventuale sconfinamento dai limiti esterni della propria giurisdizione da parte del giudice contabile, ovvero all'esistenza di vizi che riguardano l'essenza di tale funzione giurisdizionale e non il modo del suo esercizio, restando, per converso, escluso ogni sindacato sui limiti interni di tale giurisdizione, cui attengono gli "errores in iudicando" o "in procedendo". Pertanto, la censura relativa alla legittimità ed utilizzabilità nell'ambito del processo contabile, ai sensidell'art. 651 cod. proc. pen., delle prove raccolte in un processo penale terminato con sentenza di condanna passata in giudicato - riguardando la correttezza dell'esercizio del potere giurisdizionale da parte della Corte dei conti - rimane estranea al controllo sull'eventuale superamento dei limiti esterni della giurisdizione stessa.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 31 mag 2011, n. 11964

Nel giudizio dinnanzi la Corte di cassazione la richiesta di autorizzazione alla proposizione di querela di falso incidentale non può essere formulata con riferimento a documenti utilizzati nella decisione impugnata, ma soltanto in relazione a quelli prodotti nel giudizio di legittimità. (Nella specie, relativa a sentenza pronunciata dalla Sezione disciplinare del Cons. Sup. Magistratura, la richiesta argomentava dall'asserita falsità della documentazione posta a fondamento della decisione impugnata, traducendosi in una contestazione sull'esattezza di quest'ultima e, dunque, in un vizio deducibile con i normali rimedi impugnatori). (Rigetta, Cons. Sup. Mag. Roma, 15/03/2010)

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 26 mag 2011, n. 11564

In tema di procedimento disciplinare a carico degli avvocati, il potere di applicare la sanzione, adeguata alla gravità ed alla natura dell'offesa arrecata al prestigio dell'ordine professionale, è riservato agli organi disciplinari; pertanto, la determinazione della sanzione inflitta all'incolpato dal Consiglio nazionale forense non è censurabile in sede di giudizio di legittimità.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 19 apr 2011, n. 8923

In caso di ricorso alle Sezioni Unite della Corte di cassazione per motivi attinenti alla giurisdizione, ove la sentenza impugnata abbia deciso la questione di diritto in modo conforme alla giurisprudenza della S.C., è onere del ricorrente, ai sensi dell'art. 360 bis, primo comma, n. 1, cod. proc. civ., offrire elementi per mutare l'orientamento della stessa, dovendosi, in mancanza, rigettare il motivo per manifesta infondatezza. (Nella specie, relativa ad un licenziamento intimato dall'Ambasciata di uno Stato estero, la corte territoriale, in adesione alla consolidata giurisprudenza della S.C., aveva ritenuto la propria giurisdizione attesa la natura meramente retributiva delle pretese azionate, che non richiedevano accertamenti idonei ad interferire sul nucleo essenziale delle funzioni pubblicistiche della rappresentanza diplomatica).

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 11 apr 2011, n. 8127

Il principio secondo cui, alla luce della norma costituzionale del giusto processo, la parte che abbia proposto ricorso per cassazione facendo affidamento su una consolidata giurisprudenza di legittimità, successivamente travolta da un mutamento di orientamento interpretativo incorre in un errore scusabile ed ha diritto ad essere rimessa in termini ex art. 184 bis cod. proc. civ., si applica solamente nell'ipotesi in cui il mutamento giurisprudenziale abbia reso impossibile una decisione sul merito delle questioni sottoposte al giudice scelto dalla parte e non quando la pretesa azionata sia stata compiutamente conosciuta dal giudice dotato di giurisdizione secondo le norme vigenti al momento dell'introduzione della controversia, come all'epoca generalmente interpretate, atteso che in tale ipotesi il ricorrente, senza poter lamentare alcuna lesione del suo diritto di difesa, già pienamente esercitato, mira ad ottenere un nuovo pronunciamento sul merito della questione. (Nella specie, relativa all'impugnazione della sanzione disciplinare della destituzione ai sensi dell'art. 58 del r.d. n. 149 del 1931 per il personale delle ferrovie, tranvie e linee di navigazione interna in concessione, il TAR aveva rigettato il ricorso, con conseguente formazione del giudicato implicito sulla giurisdizione che non era mai stata oggetto di contestazione; nelle more del giudizio di impugnazione, le S.U., innovando sul punto, avevano affermato che la materia a seguito dell'entrata in vigore del d.lgs. n. 29 del 1993 era devoluta al giudice ordinario e il Cons. Stato aveva affrontato d'ufficio la questione - pur ormai preclusa - affermando, in ogni caso, la giurisdizione del giudice amministrativo; contro questa decisione il ricorrente ha proposto ricorso exart. 362 cod. proc. civ., che la S.C. ha dichiarato inammissibile). (Dichiara inammissibile, Cons. Stato Roma, 5/07/2007)

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 08 mar 2011, n. 5407

Il regolamento preventivo è ammissibile anche in un giudizio che si svolga tra privati, quando la definizione della controversia intorno alla natura pubblica o privata di un soggetto, che ne sia parte, si configura come presupposto indispensabile per decidere sulla giurisdizione del giudice ordinario o amministrativo, perché dichiararne l'inammissibilità darebbe per risolto il problema della natura pubblica o privata del soggetto medesimo.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 25 feb 2011, n. 4617

L'impugnazione di un provvedimento giurisdizionale deve essere proposta nelle forme previste dalla legge per la domanda così come è stata qualificata dal giudice, a prescindere dalla correttezza o meno di tale qualificazione, e non come le parti ritengano che debba essere qualificata, costituendo l'interpretazione della domanda giudiziale operazione riservata al giudice del merito. Ne consegue che, nel caso di pubblicazione su un quotidiano della foto segnaletica di una persona arrestata per furto, laddove il tribunale abbia qualificato la domanda dell'interessato finalizzata ad ottenere il ristoro dei danni come azione risarcitoria ordinaria a seguito di diffamazione, ai sensidell'art. 2043 cod. civ., piuttosto che come ricorso inquadrabile nello schema dell'art. 152 del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, è inammissibile il ricorso per cassazione proposto ai sensi di tale ultimo articolo, in luogo dell'appello.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 09 feb 2011, n. 3169

Nelle controversie relative a procedure di affidamento di lavori, servizi o forniture da parte di soggetti tenuti al rispetto delle regole di evidenza pubblica, poiché la produzione della certificazione (nella specie proveniente dalla Cassa Edile) che attesta la regolarità contributiva dell'impresa partecipante alla gara di appalto (c.d. "durc") costituisce uno dei requisiti posti dalla normativa di settore ai fini dell'ammissione alla gara, appartiene alla cognizione del giudice amministrativo verificare la regolarità di tale certificazione; ne consegue che - ove il Consiglio di Stato, dopo aver accertato l'assenza di gravi violazioni di carattere contributivo, oltre ad annullare il provvedimento di esclusione dalla gara abbia, nel contempo, annullato anche la documentazione di regolarità contributiva - non rileva che tale ultima decisione possa aver esorbitato dal novero di quelle consentite al giudice amministrativo, qualora - come nella specie - l'annullamento della certificazione non abbia avuto alcuna influenza sulla decisione di annullamento del rifiuto di aggiudicazione dell'appalto.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 09 feb 2011, n. 3168

Nel contratto di comodato, il termine finale può, a normadell'art. 1810 cod. civ., risultare dall'uso cui la cosa dev'essere destinata, in quanto tale uso abbia in sé connaturata una durata predeterminata nel tempo; in mancanza di tale destinazione, invece, l'uso del bene viene a qualificarsi a tempo indeterminato, sicché il comodato deve intendersi a titolo precario e, perciò, revocabile "ad nutum" da parte del proprietario.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 11 gen 2011, n. 390

In tema di opposizione a decreto ingiuntivo per onorari ed altre spettanze dovuti dal cliente al proprio difensore per prestazioni giudiziali civili, al fine di individuare il regime impugnatorio del provvedimento - sentenza oppure ordinanza ex art. 30 della legge 13 giugno 1942, n. 794 - che ha deciso la controversia, assume rilevanza la forma adottata dal giudice, ove la stessa sia frutto di una consapevole scelta, che può essere anche implicita e desumibile dalle modalità con le quali si è in concreto svolto il relativo procedimento. (Nella specie, le S.U. hanno cassato la sentenza della Corte territoriale che aveva dichiarato inammissibile il gravame avverso la sentenza emessa dal giudice dell'opposizione a decreto ingiuntivo, per somme relative a prestazioni giudiziali civili, reputando che si trattasse, nella sostanza, di ordinanza inappellabile ai sensi dell'art. 30 della legge n. 794 del 1942, nonostante detta sentenza fosse stata emanata all'esito di un procedimento svoltosi completamente nelle forme di un ordinario procedimento civile contenzioso).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 22 dic 2010, n. 25984

Il vizio di contraddittorietà della motivazione ricorre solo in presenza di argomentazioni contrastanti e tali da non permettere di comprendere la "ratio decidendi" che sorregge il "decisum" adottato, per cui non sussiste motivazione contraddittoria allorchè, dalla lettura della sentenza, non sussistano incertezze di sorta su quella che è stata la volontà del giudice.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 01 dic 2010, n. 24304

La cessazione dell'appartenenza del magistrato all'ordine giudiziario intervenuta nelle more della definizione del ricorso per cassazione, e quindi prima del passaggio in giudicato della sentenza disciplinare di condanna, comporta la cessazione della materia del contendere, per il venir meno dell'interesse alla definizione del processo in capo all'incolpato, nonché la caducazione della sentenza stessa che diviene giuridicamente inesistente, per la carenza di potere disciplinare in capo al Consiglio superiore della magistratura, con la conseguenza che detta sentenza va cassata senza rinvio, ricorrendo un'ipotesi di carenza di potere, riconducibile alla previsionedell'art. 382, comma terzo, ultima parte, cod. proc. civ.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 25 nov 2010, n. 23891

In applicazione del terzo commadell'art. 360 cod. proc. civ., come modificato dall'art. 2 del d.lgs. n. 40 del 2006, le sentenze emesse in grado di appello o in unico grado da un giudice speciale, possono essere impugnate con ricorso per cassazione per motivi attinenti alla giurisdizione del giudice stesso solo nell'ipotesi in cui il detto giudice speciale abbia affermato la propria giurisdizione ed abbia definito, sia pure parzialmente, il giudizio. (In applicazione del principio, la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione avverso una sentenza della Corte dei Conti in sede giurisdizionale che, in un giudizio di responsabilità contabile, aveva rigettato, con sentenza non definitiva, i motivi di appello relativi al difetto di giurisdizione, disponendo il prosieguo del giudizio nel merito)

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 18 nov 2010, n. 23287

Nel procedimento disciplinare a carico degli avvocati trovano applicazione, quanto alla procedura, le norme particolari che, per ogni singolo istituto, sono dettate dalla legge professionale e, in mancanza, in via integrativa quelle del codice di procedura civile, mentre le norme del codice di procedura penale si applicano soltanto nelle ipotesi in cui la legge professionale faccia espresso rinvio ad esse, ovvero allorché sorga la necessità di applicare istituti che hanno il loro regolamento esclusivamente nel codice di procedura penale; pertanto, disponendo specificatamente la legge professionale quanto alla competenza territoriale disciplinare (art. 38 r.d.l. 27 novembre 1933, n. 1578; art. 1 del d. lgs. C.p.S. 28 maggio 1947, n. 597) relativamente all'avvocato componente del Consiglio dell'ordine, non è possibile procedere né all'applicazione delle norme del processo civile sulla modificazione della competenza per ragioni di connessione, né, a maggior ragione, di quelle della procedura penale.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 20 ott 2010, n. 21493

In tema di impugnazioni, nel caso in cui il giudicato esterno si sia formato nel corso del giudizio di secondo grado e la sua esistenza non sia stata eccepita, nel corso dello stesso, dalla parte interessata, la sentenza di appello che si sia pronunciata in difformità da tale giudicato è impugnabile con il ricorso per revocazione e non con quello per cassazione.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 24 set 2010, n. 20159

Non integra l'illecito disciplinare previsto dall'art. 2, comma 1, lett. u), d.lgs. 23 febbraio 2006 n. 109 (divulgazione di atti del procedimento coperti dal segreto) la riproduzione in provvedimenti giudiziari di atti di indagine coperti da segreto compiuti in un altro procedimento penale, mancando, in tale ipotesi, la diffusione delle relative notizie in un ambito esterno alla cerchia dei soggetti autorizzati o tenuti alla conoscenza, per dovere d'ufficio, dei predetti provvedimenti.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 23 set 2010, n. 20075

L'art. 369, secondo comma, n. 4, cod. proc. civ., nella parte in cui onera il ricorrente (principale od incidentale), a pena di improcedibilità del ricorso, di depositare i contratti od accordi collettivi di diritto privato sui quali il ricorso si fonda, va interpretato nel senso che, ove il ricorrente impugni, con ricorso immediato per cassazione ai sensi dell'art. 420 bis, secondo comma, cod. proc. civ., la sentenza che abbia deciso in via pregiudiziale una questione concernente l'efficacia, la validità o l'interpretazione delle clausole di un contratto od accordo collettivo nazionale, ovvero denunci, con ricorso ordinario, la violazione o falsa applicazione di norme dei contratti ed accordi collettivi nazionali di lavoro ai sensidell'art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.(nel testo sostituito dall'art. 2 del d.lgs. n. 40 del 2006), il deposito suddetto deve avere ad oggetto non solo l'estratto recante le singole disposizioni collettive invocate nel ricorso, ma l'integrale testo del contratto od accordo collettivo di livello nazionale contenente tali disposizioni, rispondendo tale adempimento alla funzione nomofilattica assegnata alla Corte di cassazione nell'esercizio del sindacato di legittimità sull'interpretazione della contrattazione collettiva di livello nazionale. Ove, poi, la Corte ritenga di porre a fondamento della sua decisione una disposizione dell'accordo o contratto collettivo nazionale depositato dal ricorrente diversa da quelle indicate dalla parte, procedendo d'ufficio ad una interpretazione complessiva exart. 1363 cod. civ.non riconducibile a quanto già dibattuto, trova applicazione, a garanzia dell'effettività del contraddittorio,l'art. 384, terzo comma, cod. proc. civ.(nel testo sostituito dall'art. 12 del d.lgs. n. 40 del 2006), per cui la Corte riserva la decisione, assegnando con ordinanza al P.M. e alle parti un termine non inferiore a venti giorni e non superiore a sessanta dalla comunicazione per il deposito in cancelleria di osservazioni sulla questione.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 07 lug 2010, n. 16037

In caso di omessa pronuncia sull'istanza di distrazione delle spese proposta dal difensore, il rimedio esperibile, in assenza di un'espressa indicazione legislativa, è costituito dal procedimento di correzione degli errori materiali di cui agli artt. 287 e 288 cod. proc. civ., e non dagli ordinari mezzi di impugnazione, non potendo la richiesta di distrazione qualificarsi come domanda autonoma. La procedura di correzione, oltre ad essere in linea con il disposto dell'art. 93, secondo comma, cod. proc. civ. - che ad essa si richiama per il caso in cui la parte dimostri di aver soddisfatto il credito del difensore per onorari e spese - consente il migliore rispetto del principio costituzionale della ragionevole durata del processo, garantisce con maggiore rapidità lo scopo del difensore distrattario di ottenere un titolo esecutivo ed è un rimedio applicabile, ai sensi dell'art. 391-bis cod. proc. civ., anche nei confronti delle pronunce della Corte di cassazione.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 21 giu 2010, n. 14889

In tema di procedimento disciplinare nei confronti di magistrati, è inammissibile, per carenza d'interesse ad agire, il ricorso per cassazione proposto avverso la sentenza con cui il magistrato sia stato assolto dall'illecito disciplinare per scarsa rilevanza del fatto contestato, ai sensi dell'art. 3-bis del d.lgs. n. 109 del 2006, non potendo l'accoglimento del ricorso arrecare alcun vantaggio pratico al medesimo ricorrente.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 18 giu 2010, n. 14828

Nell'attuale quadro normativo processuale, anche a seguito dell'entrata in vigore dell'art. 59 della legge n. 69 del 2009 (contenente la disciplina sulla decisione delle questioni di giurisdizione), si è venuta a realizzare la sostanziale riduzione ad unità del processo dalla fase della domanda a quella della decisione, con la connessa esclusione di ogni rilevanza impeditiva dell'eventuale errore iniziale della parte nella individuazione del giudice provvisto di giurisdizione. Ne consegue che la preclusione del regolamento preventivo di giurisdizione dopo che il giudice di merito abbia emesso una pronuncia declinatoria della propria giurisdizione non può più essere limitata all'ipotesi di proposizione dell'indicato rimedio nell'ambito del giudizio instaurato dinanzi a detto giudice, applicandosi tale preclusione anche nel caso in cui il regolamento venga formulato a seguito della riassunzione del giudizio dinanzi al giudice indicato dal primo come quello fornito di "potestas iudicandi", per effetto del giudicato implicito sulla giurisdizione, che si determina in mancanza dell'impugnazione della decisione di difetto di giurisdizione del primo giudice ed in conseguenza della realizzata riassunzione avanti al giudice individuato nella stessa pronuncia.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 12 feb 2010, n. 3245

La cessazione dal servizio, per collocamento a riposo del magistrato sottoposto a procedimento disciplinare, sopravvenuta prima del passaggio in giudicato della pronunzia che applica la sanzione disciplinare, comporta la cessazione della materia del contendere e, quindi, l'inammissibilità, per sopravvenuto difetto di interesse, del ricorso per cassazione proposto contro la sentenza della Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, con conseguente caducazione della sentenza stessa.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 22 dic 2009, n. 26967

E inammissibile il ricorso per cassazione contro la decisione del giudice amministrativo di secondo grado

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 19 dic 2009, n. 26811

La cessazione dal servizio per collocamento a riposo del magistrato sottoposto a procedimento disciplinare, sopravvenuta nelle more del giudizio di legittimità, e quindi prima del passaggio in giudicato della pronuncia che gli abbia irrogato una sanzione, comporta la cessazione della materia del contendere e, per l'effetto, l'inammissibilità, per sopravvenuta carenza di interesse, del ricorso per cassazione proposto contro la decisione della sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura. (Nella specie, avendo insistito il magistrato sulla persistenza dell'interesse alla definizione del ricorso, sotto il profilo della permanenza di effetti negativi su una carriera intemerata, conseguente al passaggio in giudicato della decisione disciplinare, la Corte ha chiarito che quest'ultimo non ha luogo nel caso di cessazione dal servizio prima della pronuncia definitiva, in quanto la fine dell'appartenenza all'ordine giudiziario del magistrato determina l'estinzione del procedimento disciplinare, con la conseguente caducazione della sentenza disciplinare che, a sua volta, determina la cessazione della materia del contendere nel giudizio di impugnazione).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 03 nov 2009, n. 23206

In tema di sanzioni amministrative per l'impiego di lavoratori non regolarmente denunciati, si presume, in difetto di prova contraria - ammessa a seguito della sentenza n. 144 del 2005 della Corte costituzionale e il cui onere è a carico del datore di lavoro - che il rapporto di lavoro decorra dal primo gennaio dell'anno dell'accertamento e non dal giorno di quest'ultimo. Ne consegue che incorre nel vizio di omessa motivazione la sentenza che, pur in assenza di detta prova, abbia annullato l'atto di irrogazione delle sanzioni.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 10 set 2009, n. 19448

La domanda di indennizzo per arricchimento senza causa e quella di risarcimento danni da responsabilità aquiliana non sono intercambiabili, in quanto diverse per "causa petendi" e "petitum", poiché nella prima la causa dello spostamento patrimoniale non deve essere qualificata come antigiuridica e l'indennizzo deve essere ragguagliato alla minor somma tra l'arricchimento e il depauperamento; ne consegue che, promosso - da parte di un concessionario nei confronti di un altro concessionario - un giudizio di indebito arricchimento in relazione alla mancata fruizione di acque pubbliche, non è ammissibile in sede di legittimità, in quanto costituente domanda nuova, il motivo di ricorso con cui si faccia valere la violazione delle norme in materia di illecita captazione (o sottensione) di acque, poiché quest'ultima realizza un'ipotesi di illecito aquiliano permanente, risarcibile ai sensi degli artt. 45-47 del r.d. n. 1775 del 1933.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 29 apr 2009, n. 9946

Ai fini del riparto della giurisdizione tra giudice ordinario e amministrativo, la questione della non configurabilità di un rapporto giuridico e di un diritto soggettivo, nemmeno in astratto, non accordando l'ordinamento giuridico alcuna tutela, attiene al merito della domanda e non alla giurisdizione.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 25 feb 2009, n. 4468

Il soggetto che abbia proposto impugnazione con ricorso per cassazione (ovvero vi abbia resistito proponendo controricorso) nell'asserita qualità di successore, a titolo universale, di colui che era stato parte nel precedente grado di giudizio, deve non soltanto allegare la propria "legitimatio ad causam" per essere subentrato nella medesima posizione del proprio dante causa, ma è tenuto, altresì, a fornire la prova con riscontri documentali - la cui mancanza, attenendo alla regolare instaurazione del contraddittorio, è rilevabile d'ufficio - delle circostanze costituenti i presupposti di legittimazione alla successione nel processo ai sensidell'art. 110 cod. proc. civ..

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 16 feb 2009, n. 3692

In materia tributaria è ammissibile - fermi restando gli eventuali obblighi tributari del ricorrente, in relazione al numero dei provvedimenti impugnati - il ricorso cumulativo avverso più sentenze emesse tra le stesse parti, sulla base della medesima "ratio", in procedimenti formalmente distinti ma attinenti al medesimo rapporto giuridico d'imposta, pur se riferiti a diverse annualità, ove i medesimi dipendano per intero dalla soluzione di una identica questione di diritto comune a tutte le cause, in ipotesi suscettibile di dar vita ad un giudicato rilevabile d'ufficio in tutte le cause relative al medesimo rapporto d'imposta.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 23 dic 2008, n. 30059

Sussiste la giurisdizione del Giudice amministrativo a conoscere dell'azione, proposta ai sensi dell'articolo 21 "bis" della legge 6 dicembre 1971 n.1034, avverso il silenzio della P.A. sull'istanza di concludere un procedimento amministrativo, quando il procedimento abbia ad oggetto un rapporto caratterizzato da discrezionalità amministrativa, avendo, in astratto, il privato (articolo 2 della legge n. 241 del 1990) un interesse legittimo alla conclusione del procedimento, fermo restando che la verifica dell'esistenza in concreto dei presupposti per l'accoglimento della domanda attiene al merito. (Nella fattispecie, relativa ad una ricerca di mercato di un comune ai fini della realizzazione della sede unica degli uffici giudiziari, l'impresa selezionata dalla commissione di manutenzione della corte di appello aveva proposto impugnazione avverso il silenzio del Comune alla sua istanza di "portare a compimento tutte le procedure amministrative necessarie per la concreta realizzazione del progetto").

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 23 dic 2008, n. 30057

Nel processo tributario, pur essendo l'oggetto del giudizio delimitato dalle ragioni poste a fondamento dell'atto di accertamento, il tema relativo all'esistenza, alla validità ed all'opponibilità all'Amministrazione finanziaria del negozio da cui si assume che originino determinati costi o crediti deve ritenersi acquisito al giudizio per effetto dell'allegazione da parte del contribuente, il quale è gravato dell'onere di provare i presupposti di fatto per l'applicazione delle norme da cui discendono i costi ed i crediti vantati: ne consegue, anche in ragione dell'indisponibilità della pretesa tributaria, la rilevabilità d'ufficio delle eventuali cause di invalidità o di inopponibilità del negozio stesso, sempre che ciò non sia precluso, nella fase di impugnazione, dal giudicato interno eventualmente già formatosi sul punto o (nel giudizio di legittimità) dalla necessità di indagini di fatto. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata, che aveva ritenuto opponibile all'Amministrazione finanziaria il contratto con cui una società estera aveva costituito in favore di una società italiana un diritto di usufrutto su partecipazioni azionarie di cui era titolare, al fine di avvalersi del credito d'imposta previsto dall'art. 14 del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 23 dic 2008, n. 30055

Nel processo tributario, pur essendo l'oggetto del giudizio delimitato dalle ragioni poste a fondamento dell'atto di accertamento, il tema relativo all'esistenza, alla validità ed all'opponibilità all'Amministrazione finanziaria del negozio da cui si assume che originino determinate minusvalenze deve ritenersi acquisito al giudizio per effetto dell'allegazione da parte del contribuente, il quale è gravato dell'onere di provare i presupposti di fatto per l'applicazione della norma da cui discende l'invocata diminuzione del reddito d'impresa imponibile: ne consegue, anche in ragione dell'indisponibilità della pretesa tributaria, la rilevabilità d'ufficio delle eventuali cause di invalidità o di inopponibilità del negozio stesso, sempre che ciò non sia precluso, nella fase di impugnazione, dal giudicato interno eventualmente già formatosi sul punto o (nel giudizio di legittimità) dalla necessità di indagini di fatto. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata, che aveva ritenuto opponibile all'Amministrazione finanziaria un'operazione consistente nell'acquisto di azioni da un fondo comune d'investimento o da una SICAV e nella successiva rivendita delle medesime azioni alla stessa società venditrice, dopo la percezione dei dividendi, ad un prezzo inferiore a quello di acquisto, al fine di consentire al fondo o alla SICAV di avvalersi del credito d'imposta previsto dall'art. 14 del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, ed all'acquirente-venditore di ridurre il reddito d'impresa mediante il computo della minusvalenza costituita dal differenziale tra il prezzo d'acquisto e quello di rivendita).

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 09 dic 2008, n. 28874

L'inammissibilità del regolamento preventivo di giurisdizione, stante la sua improponibilità "ab origine", per avere il giudice di primo grado emesso, prima ancora della ricezione della notifica del ricorso per regolamento all'altra parte, una sentenza declinatoria di giurisdizione, va dichiarata in via preliminare rispetto sia all'inammissibilità per sopravvenuto difetto di interesse del ricorrente, sia alla pure sopravvenuta improcedibilità per essersi pronunciate le Sezioni Unite sul ricorso ordinario proposto ai sensidell'articolo 360, primo comma, n. 1, cod. proc. civ., avverso la suddetta sentenza del giudice di merito.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 09 dic 2008, n. 28869

In tema di quesito di diritto, ai sensi dell'articolo 366 "bis" cod. proc. civ., è inadeguato, e dunque inammissibile, il quesito sel'art. 2051 cod. civ."richieda la sussistenza di un rapporto di custodia tra il soggetto e la cosa che ha dato luogo all'evento lesivo, indipendentemente dal fatto che tale soggetto ne sia proprietario o abbia con tale cosa una relazione diretta", quando - come nella specie - il giudice di merito abbia fondato il giudizio di non responsabilità sull'assenza di prova circa la disponibilità della cosa. Invero, in tale caso, avrebbe dovuto la censura del ricorrente contestare l'adeguatezza della motivazione, perché conseguente ad un apprezzamento di merito, e non invece sostenere la violazione o disapplicazione della norma di legge, la cui interpretazione non era stata in discussione.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 02 dic 2008, n. 28547

Avverso le sentenze del Tribunale superiore delle acque pubbliche - alle quali sia applicabile "ratione temporis" il d.lgs. n. 40 del 2006 -, il ricorso per cassazione è ammesso anche per denunziare il vizio di motivazione di cuiall'art. 360, primo comma , n. 5, cod. proc. civ..

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 26 nov 2008, n. 28166

Nel caso in cui la risoluzione di una questione di giurisdizione richieda la ricostruzione del contenuto di una convenzione accessoria ad una concessione di servizio pubblico, stipulata tra l'Amministrazione concedente ed il concessionario, l'interpretazione della convenzione, pur costituendo una questione di fatto, è sindacabile dalla Corte di cassazione, alla quale compete accertarne direttamente la congruità, in quanto, ai fini della decisione delle questioni processuali, quale è certamente quella di giurisdizione, il giudice di legittimità deve conoscere non solo dei fatti processuali, ma di tutti i fatti, anche esterni al processo, dai quali dipenda la soluzione della questione.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 25 nov 2008, n. 28054

Il vizio di motivazione, denunciabile come motivo di ricorso per cassazione exart. 360 n. 5 cod. proc. civ., può concernere esclusivamente l'accertamento e la valutazione dei fatti rilevanti ai fini della decisione della controversia, non anche l'interpretazione e l'applicazione delle norme giuridiche, giacché - ove il giudice del merito abbia correttamente deciso le questioni di diritto sottoposte al suo esame, sia pure senza fornire alcuna motivazione o fornendo una motivazione inadeguata, illogica o contraddittoria - la Corte di Cassazione, nell'esercizio del potere correttivo attribuitoledall'art. 384, secondo comma, cod. proc. civ., deve limitarsi a sostituire, integrare o emendare la motivazione della sentenza impugnata.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 24 nov 2008, n. 27863

La giurisdizione in ordine alle controversie concernenti il rapporto di lavoro dei dipendenti dei gruppi parlamentari della Camera dei deputati spetta al giudice ordinario, e non alla Camera in sede di cosiddetta autodichia, non esistendo nell'ordinamento una norma avente fondamento costituzionale, sia pure indiretto attraverso il regolamento parlamentare, che autorizzi la deroga al principio della indefettibilità della tutela giurisdizionale davanti ai giudici comuni e non potendosi estendere, perchè norma eccezionale di stretta interpretazione, l'art. 12 del regolamento della Camera dei deputati riguardante i dipendenti della Camera, anche in considerazione della natura politica, oltre che strettamente parlamentare, dell'attività svolta dai suddetti gruppi.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 18 nov 2008, n. 27339

Dall'assetto scaturito dalla riforma di cui al d.lgs. n. 40 del 2006 e particolarmente dalla nuova disciplina delle sentenze appellabili e delle sentenze ricorribili per cassazione, emerge che, riguardo alle sentenze pronunciate dal giudice di pace nell'ambito del limite della sua giurisdizione equitativa necessaria, l'appello a motivi limitati, previsto dal terzo comma dell'art. 339 cod. proc. civ., è l'unico rimedio impugnatorio ordinario ammesso, anche in relazione a motivi attinenti alla giurisdizione, alla violazione di norme sulla competenza ed al difetto di radicale assenza della motivazione. Ne consegue che è manifestamente infondato il dubbio di legittimità costituzionaledell'art. 339, terzo comma, cod. proc. civ., nel testo novellato dal d.lgs. n. 40 del 2006, per violazione dell'art. 111, settimo comma, Cost., prospettato sotto il profilo che tra i motivi di appello avverso le sentenze secondo equità del giudice di pace non rientrerebbero quelli anzidetti, giacché esso si fonda su un erroneo presupposto interpretativo, dovendosi ritenere tali motivi ricompresi nella formula generale della violazione di norme sul procedimento, con conseguente sottrazione della sentenza al ricorso straordinario, in quanto sentenza altrimenti improrogabile. (Dichiara inammissibile, Giud. pace Avellino, 19 luglio 2007)

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 18 nov 2008, n. 27335

Il sindacato delle sezioni unite della Corte di cassazione sulle decisioni del Consiglio di Stato in sede giurisdizionale riguarda esclusivamente il rispetto dei limiti esterni della giurisdizione del giudice amministrativo e non può estendersi alle censure volte a far valere un "error in iudicando", in quanto il vizio lamentato, ove pure sussistente, atterrebbe all'esplicazione interna del potere giurisdizionale riservato al giudice amministrativo. Nella specie, le S.U. hanno dichiarato inammissibile il ricorso col quale si censurava la violazione del principio di alternatività tra ricorso giurisdizionale e ricorso straordinario al Capo dello Stato, (art. 8 del d.P.R. n. 1199 del 1971), da parte del giudice amministrativo.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 17 nov 2008, n. 27310

Nel procedimento giurisdizionale relativo al riconoscimento dello "status" di rifugiato politico, negato dall'autorità amministrativa competente (nella fattiscpecie la Commissione Centrale per il riconoscimento dello "status" di rifugiato), deve essere adottato il rito camerale, anche nel vigore dell'art. 1 del d.l. n. 416 del 1989 convertito nella legge n. 39 del 1990 in quanto l'indicazione contenuta nella norma, al sesto comma, relativa alla proposizione della domanda mediante "ricorso" giurisdizionale evidenzia, pur in difetto di una specifica regolamentazione del rito, l'opzione del legislatore per il modello camerale, anche prima dell'espressa previsione normativa contenuta nell'art. 35 del dlgs n. 25 del 2008

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 03 nov 2008, n. 26373

Il rispetto del diritto fondamentale ad una ragionevole durata del processo (derivantedall'art. 111, secondo comma Cost.e dagli artt. 6 e 13 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali) impone al giudice (ai sensi degli artt. 175 e 127 cod. proc. civ.) di evitare e impedire comportamenti che siano di ostacolo ad una sollecita definizione dello stesso, tra i quali rientrano certamente quelli che si traducono in un inutile dispendio di attività processuli e formalità superflue perché non giustificate dalla struttura dialettica del processo e, in particolare, dal rispetto effettivo del principio del contraddittorio, espressodall'art. 101 cod. proc. civ., da effettive garanzie di difesa (art. 24 Cost.) e dal diritto alla partecipazione al processo in condizioni di parità (art. 111, secondo comma Cost.), dei soggetti nella cui sfera giuridica l'atto finale è destinato ad esplicare i suoi effetti. (In applicazione del suddetto principio, la S.C. - avendo valutato inammissibile il ricorso in mancanza dell'esposizione sommaria dei fatti, della specificità dei motivi e del rispetto del principio dell'autosufficienza - ha ritenuto superflua la concessione di un termine per la notifica, omessa, del ricorso per cassazione alla parte totalmente vittoriosa in appelllo, aggiungendo che la concessione del termine richiesto avrebbe significato avallare un comportamento contrario al principio di lealtà e probità processuale (art. 88 cod. proc. civ.), atteso che gli istanti erano già in precedenza consapevoli della necessità della stessa).

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 31 ott 2008, n. 26296

Il regolamento preventivo di giurisdizione, che costituisce uno strumento preventivo (e facoltativo) per l'immediata e definitiva soluzione delle questioni attinenti alla giurisdizione, è inammissibile dopo che il giudice di merito abbia emesso una sentenza, anche se solo limitata alla giurisdizione, poiché in tal caso la decisione sul punto va rimessa al giudice di grado superiore. (Nella specie, in cui il giudice civile aveva dichiarato il proprio difetto di giurisdizione in favore del giudice dell'esecuzione penale, le S.U. hanno preliminarmente precisato che la questione relativa all'attribuzione della "potestas iudicandi" al giudice civile o a quello penale non pone un problema di giurisdizione, trattandosi di individuare la sfera di attribuzione di magistrati ordinari che esercitano l'identico potere giurisdizionale, ed hanno, altresì, escluso la convertibilità del regolamento in ricorso per cassazione "ex"art. 360,primo comma, n. 1, cod. proc. civ., essendo il ricorso proposto contro una sentenza di primo grado impugnabile con l'appello)

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 27 ott 2008, n. 25769

Ai fini del riparto tra giudice ordinario e giudice amministrativo, la giurisdizione si determina in relazione al carattere paritario o autoritativo del rapporto intercorrente tra privato e P.A.; ne consegue che ove il privato, al di fuori dei casi di giurisdizione esclusiva, deduca la lesione di un diritto soggettivo in relazione ad un rapporto nel quale alla P.A. non è attribuito dalla legge alcun potere autoritativo né alcuna discrezionalità, la controversia è devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario. (Nella specie, le S.U. sulla base della effettiva natura della situazione giuridica dedotta in giudizio hanno dichiarato la giurisdizione dell'A.G.O. rispetto ad una domanda - promossa da un privato (proprietario, in virtù di decreto di trasferimento emesso dal giudice dell'esecuzione, di immobile gravato da vincolo tavolare di inalienabilità per un determinato periodo "ex" art. 3, legge Provincia di Bolzano, n. 4 del 1962) nei confronti della Provincia autonoma di Bolzano - con la quale, nonostante l'impugnazione del provvedimento provinciale con cui si condizionava l'autorizzazione alla cancellazione del vincolo al pagamento da parte del proprietario di quanto dovuto dall'esecutato, si chiedeva sostanzialmente l'accertamento della libertà della proprietà del bene acquistato all'asta dal vincolo e del diritto di ottenerne la cancellazione senza pagare la somma che la Provincia aveva richiesto, non sulla base di un rapporto autoritativo, ma deducendo l'esistenza di una obbligazione "propter rem").

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 14 ott 2008, n. 25117

E inammissibile, ai sensi della seconda parte dell'art. 366 -"bis" cod. proc. civ., il motivo di ricorso per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione (art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ.) in cui manchi l'indicazione di specifici elementi di fatto, sia pure complessi, sui quali verterebbe il denunciato vizio di motivazione in riferimento all'elemento soggettivo della colpa. (Nella specie, le S.U. hanno reputato inadeguato il generico riferimento all'elemento della colpa, la quale, non integrando un fatto vero e proprio, ma piuttosto una qualificazione formulata a conclusione di un giudizio composito di elementi di fatto e di diritto, rende necessaria la deduzione di distinte censure di violazione di norme di diritto in merito ai requisiti della colpa o di vizio di motivazione riguardo agli elementi di fatto concretamente rilevanti ai fini del giudizio sulla colpa medesima).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 26 set 2008, n. 24220

In materia di procedimento disciplinare a carico dei magistrati, è nulla per difetto di motivazione la sentenza della Sezione disciplinare del Cons. Sup. Magistratura che, a fronte di una pluralità di capi di imputazione relativi a provvedimenti emessi nell'esercizio delle funzioni istituzionali, nonchè a dichiarazioni contrarie al vero rese, in relazione ai medesimi, davanti all'organo di autogoverno, in occasione di indagini dal medesimo espletate, si limiti a richiamare il principio secondo il quale i provvedimenti giurisdizionali sono insindacabili - a meno che non siano ritenuti abnormi, in quanto adottati al di fuori di ogni schema processuale, ovvero sulla base di un errore macroscopico o di grave o inescusabile negligenza - ed escluda tutti gli addebiti in base a detto generico richiamo, senza correlare allo stesso ciascuna delle condotte oggetto dell'incolpazione e chiarire come tale insindacabilità potesse estendersi anche alle dichiarazioni non veritiere rese davanti al Cons. Sup. della Magistratura.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 30 lug 2008, n. 20600

In sede di ricorso per Cassazione avverso la sentenza del Consiglio di Stato che ha pronunciato sull'impugnazione per revocazione, può insorgere questione di giurisdizione solo con riguardo al potere giurisdizionale in ordine alla statuizione sulla revocazione medesima, restando esclusa la possibilità di mettere in discussione detto potere sulla precedente decisione di merito.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 08 lug 2008, n. 18621

I contratti collettivi del settore pubblico (come pure, successivamente, quelli del settore privato) sono stati equiparati agli atti normativi ai soli fini processuali dell'ammissibilità della denuncia di violazione e falsa applicazione di clausole nel ricorso per cassazione (art. 63, comma 5, del d.lgs. n. 165 del 2001 e, poi, art. 360, comma primo, n. 3, cod. proc. civ., nel testo novellato dal d.lgs. n. 40 del 2006), senza che, ne sia stata alterata, sul piano sostanziale, la natura di atti negoziali. Conseguentemente, è manifestamente infondata l'eccezione d'illegittimità costituzionale avverso una clausola di contratto collettivo, potendo l'incidente di costituzionalità essere proposto soltanto nei confronti di atti aventi forza di legge.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 02 lug 2008, n. 18033

Il motivo di ricorso nei confronti di sentenza del Consiglio di giustizia amministrativa della Regione Sicilia con cui si deduce l'illegittimità costituzionale delle norme che presiedono alla composizione del collegio giudicante è ammissibile ed è rilevante la relativa questione, atteso che detto accertamento incide in modo diretto sulla giurisdizione o, quanto meno, sul suo esercizio da parte dell'organo medesimo.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 01 lug 2008, n. 17929

Lede il prestigio dell'ordine giudiziario, essendo ragionevolmente sussumibile nell'ambito della clausola generale di cui all'art. 18 r.d.l. n. 511 del 1946, il comportamento del magistrato che si assenti dall'ufficio per molti mesi, chiedendo e ottenendo lunghi periodi di aspettativa per motivi di salute o di congedo straordinario, e nello stesso periodo svolga attività sportiva, incompatibile con le lamentate condizioni fisiche, anche diffusa attraverso i mezzi di informazione. (Sulla base del suddetto principio la S.C. ha confermato la sentenza di merito relativa a magistrato che, durante i suddetti periodi, si allenava alla partecipazione di regata transoceanica).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 18 giu 2008, n. 16530

La domanda avanzata da un pensionato nei confronti del Comune "ex" datore di lavoro - in relazione ad un rapporto conclusosi in epoca antecedente alla privatizzazione di cui al d.lgs. 3 febbraio 1993, n. 29 e successive modificazioni - volta ad ottenere il risarcimento dei danni conseguenti all'errore commesso dal Comune nel calcolo della posizione contributiva, - errore cui abbiano fatto seguito l'indebita erogazione di ratei pensionistici e l'azione di ripetizione da parte del Comune medesimo, chiamato a restituire le somme all'ente erogatore - è devoluta alla giurisdizione del giudice amministrativo (che all'epoca conosceva di tutte le situazioni giuridiche nascenti dal rapporto di lavoro in sede di giurisdizione esclusiva), trovando il proprio fondamento nel rapporto di pubblico impiego e non nel dovere generalizzato del "neminem laedere".

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 18 giu 2008, n. 16528

È inammissibile, perché privo di autosufficienza e concretezza, come richiesto dall'art. 366 "bis" cod. proc. civ., il motivo di ricorso per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione (avverso provvedimenti disciplinari emessi dal Consiglio nazionale forense),in cui non siano specificamente indicati i fatti controversi in relazione ai quali la motivazione si assume carente, né siano indicati i profili di rilevanza di tali fatti, essendosi il ricorrente limitato ad enunciare la necessaria esaustività della motivazione quale premessa maggiore del sillogismo che dovrebbe portare alla soluzione del problema giuridico, senza indicare la premessa minore (cioè i fatti rilevanti su cui vi sarebbe stata omissione) e svolgere il successivo momento di sintesi dei rilievi attraverso il quale poter cogliere la fondatezza della censura.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 19 mag 2008, n. 12644

Qualora si verifichi, nel processo di primo grado, un evento interruttivo del processo cui faccia seguito un irregolare atto di riassunzione del medesimo, il giudice di appello cui tale irregolarità venga prospettata non può rimettere la causa al primo giudice - trattandosi di eventualità non prevista dagli artt. 353 e 354 cod. proc. civ. - bensì deve deciderla nel merito; ne consegue che, ove con l'appello non sia stata avanzata alcuna censura di merito contro la sentenza di primo grado - limitandosi il gravame al solo rilievo dei vizi dell'atto di riassunzione - è corretta la decisione del giudice di secondo grado che dichiara l'inammissibilità dell'impugnazione.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 19 mag 2008, n. 12643

Il sindacato delle Sezioni Unite della Corte di cassazione nei confronti delle sentenze emesse dal Consiglio di Stato è limitato, ai sensidell'art. 111 Cost., al controllo dei limiti esterni della giurisdizione del giudice amministrativo e non al modo concreto del suo esercizio, rimanendo perciò esclusa ogni possibilità di sindacato sugli "errores in iudicando" (nella specie, le S.U. hanno dichiarato inammissibile il ricorso ritenendo "errores in iudicando" - tali da non comportare alcuno straripamento del potere giurisdizionale - la scelta di qualificare un determinato atto amministrativo come regolamentare, di ritenere tale atto in contrasto con la normativa comunitaria e, di conseguenza, di provvedere alla disapplicazione del medesimo.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 19 mag 2008, n. 12642

Mentre il passaggio in giudicato della sentenza di accoglimento relativa al "quantum debeatur", essendo obiettivamente condizionata al permanere della precedente sentenza non definitiva sull'"an", non fa venire meno l'interesse all'impugnazione già proposta contro quest'ultima sentenza, altrettanto non avviene ove sia passata in giudicato la pronuncia di rigetto della domanda di liquidazione dei danni, venendo in tal caso meno ogni interesse a proseguire nel giudizio sull'"an", con conseguente inammissibilità dell'impugnazione proposta contro quest'ultima sentenza.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 19 mag 2008, n. 12637

L'interesse all'impugnazione - inteso quale manifestazione del generale principio dell'interesse ad agire e la cui assenza è rilevabile anche d'ufficio in ogni stato e grado del processo - deve essere individuato in un interesse giuridicamente tutelabile, identificabile nella concreta utilità derivante dalla rimozione della pronuncia censurata, non essendo sufficiente l'esistenza di un mero interesse astratto ad una più corretta soluzione di una questione giuridica. (Nella specie la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso avverso la sentenza d'appello che - in relazione alla domanda, proposta dall'amministrazione, di inefficacia di un provvedimento d'urgenza col quale era stato ordinato al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di procedere all'immatricolazione di alcune vetture - aveva riconosciuto l'inefficacia del provvedimento, in quanto non notificato alla controparte, e annullato l'ordine dato alla P.A. dal giudice di primo grado di procedere alla cancellazione delle iscrizioni, rilevando il difetto di interesse della parte privata che, con tale annullamento, aveva conseguito il risultato che si prefiggeva con il ricorso in sede cautelare, essendo nelle more le immatricolazioni avvenute per determinazione spontanea dell'amministrazione).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 12 mag 2008, n. 11656

In tema di contratto misto (nella specie, di vendita e di appalto), la relativa disciplina giuridica va individuata in quella risultante dalle norme del contratto tipico nel cui schema sono riconducibili gli elementi prevalenti (cosiddetta teoria dell'assorbimento o della prevalenza), senza escludere ogni rilevanza giuridica degli altri elementi, che sono voluti dalle parti e concorrono a fissare il contenuto e l'ampiezza del vincolo contrattuale, ai quali si applicano le norme proprie del contratto cui essi appartengono, in quanto compatibili con quelle del contratto prevalente.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 12 mag 2008, n. 11652

Atteso che, secondo quanto dispone l'art. 366 "bis" cod. proc. civ., nel caso di denuncia di vizio motivazione ai sensidell'art. 360, n. 5, cod. proc. civ., l'illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione, il motivo è inammissibile allorquando il ricorrente non indichi le circostanze rilevanti ai fini della decisione, in relazione al giudizio espresso nella sentenza impugnata. (Nella specie, è stato dichiarato inammissibile il motivo di ricorso con cui si denunciava il vizio di motivazione della sentenza impugnata - che aveva respinto la domanda di un lavoratore, volta ad ottenere il risarcimento del danno alla carriera per perdita di "chances", in ragione della riscontrata carenza di allegazione e prova dei fatti idonei a dimostrare l'effettiva perdita di possibilità di reimpiego lavorativo - limitandosi ad esporre le circostanze relative alla propria vicenda lavorativa).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 29 apr 2008, n. 10828

Quando il giudice del merito pronunzia sulla propria giurisdizione affermandola e, contemporaneamente, declini la propria competenza, la parte che accetti la pronunzia di incompetenza, ma non anche la decisione sulla giurisdizione, deve, se vuole mettere in discussione l'affermata giurisdizione, appellare tale pronuncia dinanzi al giudice superiore o proporre autonomo regolamento di giurisdizione (se ammissibile), rimanendo altrimenti la questione di giurisdizione preclusa dal giudicato, qualificabile come interno a seguito della "translatio iudicii" conseguente alla riassunzione della causa davanti al giudice competente.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 29 apr 2008, n. 10827

I documenti formati dalla stessa parte che li produce (nella specie avvisi di pagamento per la sosta in un parcheggio, con indicazione delle date e delle ore), se caratterizzati da un apprezzabile grado di specificità, possono assumere valenza indiziaria e costituire una risultanza di riferimento sufficiente a consentire al giudice di ritenere per ammessi, ai sensidell'art. 232, primo comma, cod. proc. civ., i fatti dedotti nell'interrogatorio cui la parte non abbia risposto (fattispecie relativa a domanda di pagamento di corrispettivo per la sosta di veicolo in area pubblica gestita da società privata).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 08 apr 2008, n. 9151

L'ordinanza cautelare emessa dal giudice amministrativo in grado di appello non è impugnabile per cassazione, ai sensi degliartt. 362 cod. proc. civ.e 111 Cost., in quanto provvedimento privo di carattere decisorio, inidoneo, quindi, ad incidere in via definitiva sulle posizioni dedotte in giudizio, potendo, tuttavia, una siffatta impugnazione convertirsi in istanza per regolamento preventivo di giurisdizione, ove il ricorrente abbia contestato la giurisdizione dell'autorità procedente in relazione al giudizio di merito ancora pendente sul provvedimento amministrativo impugnato, non essendo di ostacolo a tale conversione né l'emissione del provvedimento cautelare, non potendo questo identificarsi con una pronuncia di merito ai sensidell'art. 41 cod. proc. civ., e neppure il fatto che il procedimento, invece di svolgersi, exart. 375 cod. proc. civ., nelle forme del rito camerale con l'emanazione di un'ordinanza, sia stato trattato in pubblica udienza e si sia concluso con sentenza. Infatti, da un lato, la trattazione dei ricorsi in pubblica udienza è la regola generale, che assicura la realizzazione dei principi di oralità ed immediatezza, nonché del diritto di difesa e di pubblicità del processo, ed essa non reca, pertanto, alcun pregiudizio ai diritti di azione e difesa delle parti; dall'altro lato, proprio per effetto della trattazione in pubblica udienza, essendo ormai scisso il legame, istituito dal citato art. 375, fra rito camerale e l'ordinanza che rappresenta il suo provvedimento conclusivo, l'istanza di regolamento preventivo di giurisdizione deve essere decisa con sentenza, quale forma che, alla stregua di un principio generale desumibile dall'ordinamento processuale (suscettibile di deroghe espressamente stabilite dalla legge), risulta prescritta per i provvedimenti collegiali i quali, all'esito di una pubblica udienza di discussione, comportano la definizione del giudizio dinanzi al giudice adito. (Nella specie, le S.U. hanno ritenuto che potesse validamente convertirsi in istanza per regolamento preventivo di giurisdizione il ricorso per cassazione proposto, per motivi attinenti alla giurisdizione, avverso l'ordinanza cautelare del Consiglio di Stato che, riformando la decisione negativa assunta dal giudice di primo grado, aveva disposto l'ammissione alle consultazioni elettorali, indette per i giorni 13 e 14 aprile 2008, di una lista già esclusa dall'Ufficio elettorale centrale nazionale, il cui provvedimento era stato appunto impugnato dinanzi al Tribunale amministrativo regionale, con proposizione di istanza cautelare al fine di ottenere l'ammissione in tempo utile per le elezioni).

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 05 mar 2008, n. 5919

Il requisito dell'esposizione sommaria dei fatti di causa, stabilitodall'art. 366 primo comma, n. 3 cod. proc. civ.a pena di inammissibilità del ricorso per Cassazione, si applica anche ai ricorsi proposti avverso le decisioni del Consiglio Nazionale Forense, con conseguente inammissibilità quando il ricorso non contiene alcuna esposizione in fatto e dal contesto non si evince neppure quale sia l'imputazione addebitata all'avvocato e quali le circostanze poste alla base della decisione. (Nella specie le Sezioni Unite hanno dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando che dal contesto del medesimo non fosse evincibile neppure il capo di imputazione addebitato all'avvocato ricorrente e quali fossero le circostanze poste a base della decisione impugnata).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 14 feb 2008, n. 3519

Affinché il quesito di diritto, di cui all'art. 366 "bis" cod. proc. civ., abbia i requisiti idonei ai fini dell'ammissibilità del ricorso per cassazione, è necessario, con riferimento al ricorso per violazionedell'art. 360, primo comma, n. 1, cod. proc. civ., che risulti individuata la discrasia tra la "ratio decidendi" della sentenza impugnata, che deve essere indicata, e il principio di diritto da porre a fondamento della decisione invocata, che deve essere enunciato, non essendo sufficiente che il ricorrente si limiti a prospettare genericamente la violazione dei limiti esterni della giurisdizione (nella specie rispetto ad una sentenza del TSAP); e, con riferimento al ricorso per violazionedell'art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ., che siano enunciati gli errori di diritto in cui sarebbe incorsa la sentenza impugnata, richiamando le relative argomentazioni.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 31 gen 2008, n. 2280

Nel ricorso in cassazione per conflitto di giurisdizione di cui all'art. 362, secondo comma, cod. proc. civ., non trova applicazione l'art. 366 "bis" dello stesso codice, che impone, a pena di inammissibilità, la formulazione di un quesito di diritto, atteso che tale norma fa esclusivo riferimento ai casi di ricorso previsti dall'art. 360, primo comma, numeri 1), 2), 3) e 4) cod. proc. civ. e che nel ricorso per conflitto di giurisdizione - il quale non costituisce mezzo di impugnazione - il quesito chiesto alla Corte risulta implicitamente formulato.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 28 dic 2007, n. 27180

Nel giudizio di opposizione a sanzione amministrativa, il ricorso per cassazione proposto nei confronti della sentenza di merito per vizio di motivazione - consistente nella inadeguata giustificazione del rigetto del motivo di impugnazione dell'ordinanza-ingiunzione per difetto di motivazione - non può limitarsi ad una generica censura, ma deve specificare quali ragioni fossero state addotte in sede amministrativa per contestare l'illecito e quali argomentazioni siano state indicate in sede di opposizione giurisdizionale. Ciò tenendo presente, alla luce dell'art. 18 della legge n. 689 del 1981, che l'obbligo di motivazione del provvedimento amministrativo ha la sola funzione di giustificarne la parte dispositiva e che tale motivazione si atteggia in modo diverso a seconda che nel ricorso amministrativo vengano indicati, da parte dell'interessato, fatti nuovi e diversi ovvero fatti già presi in considerazione nel verbale di accertamento: nel primo caso, il giudice è tenuto a prendere in esame tale allegazione, esponendo le ragioni del mancato accoglimento, mentre nel secondo è sufficiente una motivazione "per relationem",

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 18 dic 2007, n. 26621

In riferimento alla domanda, introdotta in epoca anteriore al 1° luglio 1998, con la quale un dipendente pubblico (della disciolta USL) faccia valere il mancato pagamento di un credito relativo a corrispettivi dovuti per lavoro straordinario, la giurisdizione - ai sensi della legislazione (art. 29 del r.d. n. 1054 del 1924 e art. 7 della legge n, 1034 del 1971) anteriore alla cosiddetta privatizzazione, attuata con le disposizioni poi confluite nel d.lgs. n. 165 del 2001 - è quella esclusiva del giudice amministrativo, estesa anche alle controversie meramente patrimoniali, atteso che la controversia non cessa di appartenere al rapporto di impiego per il fatto di essere limitata al mancato pagamento di somme di denaro, senza che possa rilevare la circostanza che l'amministrazione abbia riconosciuto la fondatezza della pretesa con una transazione, essendo questa intervenuta nell'ambito dello stesso lavoro pubblico.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 18 dic 2007, n. 26618

La sentenza pronunciata dalla Corte dei conti in sede di revocazione proposta avverso una precedente sentenza della medesima Corte può essere impugnata con ricorso per cassazione per dedurre il difetto di giurisdizione del giudice della revocazione, mentre rimane escluso che possa dedursi anche il difetto di giurisdizione del giudice che ha emesso la pronuncia oggetto di revocazione, essendosi sul punto formato il giudicato, quantomeno implicito, conseguente alla mancata impugnazione al riguardo.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 13 dic 2007, n. 26092

Il ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione è inammissibile allorché sia stata pronunciata sentenza dal giudice presso il quale il processo è radicato, né risulta possibile la sua conversione in ricorso ordinario allorché la sentenza di cui si tratta sia stata pronunciata in primo grado e sia appellabile, come nel caso della pronuncia di una sezione giurisdizionale regionale della Corte dei conti, a seguito della riforma attuata con il d.l. n. 453 del 1993, convertito in legge n. 19 del 1994 ed integrata con d.l. n. 543 del 1996, convertito in legge n. 639 del 1996.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 11 dic 2007, n. 25837

In materia di pubblico impiego contrattualizzato - come si evince anche dall'art. 56, comma 6, del d.lgs. n. 29 del 1993, nel testo, sostituito dall'art. 25 del d.lgs. n. 80 del 1998 e successivamente modificato dall'art. 15 del d.lgs. n. 387 del 1998, ora riprodotto nell'art. 32 del d.lgs. n. 165 del 2001, l'impiegato cui sono state assegnate, al di fuori dei casi consentiti, mansioni superiori (anche corrispondenti ad una qualifica di due livelli superiori a quella di inquadramento) ha diritto, in conformità alla giurisprudenza della Corte costituzionale (tra le altre, sentenze n. 908 del 1988; n. 57 del 1989; n. 236 del 1992; n. 296 del 1990), ad una retribuzione proporzionata e sufficiente ai sensidell'art. 36 Cost.; che deve trovare integrale applicazione - senza sbarramenti temporali di alcun genere - pure nel pubblico impiego privatizzato, sempre che le mansioni superiori assegnate siano state svolte, sotto il profilo quantitativo e qualitativo, nella loro pienezza, e sempre che, in relazione all'attività spiegata, siano stati esercitati i poteri ed assunte le responsabilità correlate a dette superiori mansioni. (Principio di diritto enunciato ai sensidell'art. 384, primo comma, cod. proc. civ., per la particolare importanza della questione di diritto risolta).

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 11 dic 2007, n. 25818

L'art. 23-bis, secondo comma, della legge 6 dicembre 1971, n.1034 - in base al quale i termini processuali sono ridotti alla metà - disciplina un rito speciale che presuppone la sussistenza della giurisdizione amministrativa; tale norma, pertanto, si applica unicamente ai giudizi davanti agli organi di giustizia amministrativa e non anche al ricorso davanti alle Sezioni Unite della Corte di cassazione avverso le sentenze del Consiglio di Stato.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 16 nov 2007, n. 23732

In tema di ricorso per cassazione, è necessaria, a pena di inammissibilità, la formulazione del quesito di diritto anche nei ricorsi per violazione o falsa applicazione di norme di diritto. Non può, infatti, ritenersi sufficiente il fatto che il quesito di diritto può implicitamente desumersi dal motivo di ricorso, perché una siffatta interpretazione si risolverebbe nell'abrogazione tacita della norma di cuiall'art. 366-bis cod. proc. civ.che ha introdotto, anche per l'ipotesi di ricorso in esame, il rispetto del requisito formale che deve esprimersi nella formulazione di un esplicito quesito di diritto, tale da circoscrivere la pronunzia del giudice nei limiti di un accoglimento o di un rigetto del quesito formulato dalla parte.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 22 ott 2007, n. 22057

La moltiplicazione delle ipotesi di giurisdizione esclusiva e la consistenza delle materie ad essa attribuite comportano che, in sede di regolamento di giurisdizione, fermo restando il criterio di riparto fondato sul binomio diritti-interessi, debba preliminarmente verificarsi l'eventuale appartenenza della controversia a materia di giurisdizione esclusiva, con la necessità, dettata dalla complessità nell'identificazione dei confini delle materie stesse (particolarmente, riguardo all'urbanistica, se si controverta su aspetti di gestione del territorio, se sia ravvisabile l'esercizio di poteri amministrativi o viceversa un comportamento senza potere, se il soggetto che se ne sia reso autore sia pubblico o a questo equiparato), di apprezzare elementi probatori acquisiti al processo, valutabili non già ai fini della decisione di merito ma ai soli effetti dell'identificazione del giudice munito di giurisdizione (nella specie, la S.C. ha dichiarato la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo nella controversia promossa da alcuni privati nei confronti di un Comune per la declaratoria di illegittimità di un'ordinanza del Sindaco con la quale era stato loro imposto il pagamento di una somma in favore del Comune per poter provvedere all'allaccio alla rete fognaria pubblica. La S.C. ha ritenuto che la realizzazione della rete fognaria sia un'opera di urbanizzazione primaria attinente alla materia urbanistica, per la quale la giurisdizione spetta al giudice amministrativo ai sensi dell'art. 34 del D.Lgs. n. 80 del 1998).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 22 ott 2007, n. 22056

Le decisioni dei commissari agli usi civici sono soggette a reclamo alla corte d'appello, previsto dall'art. 32 della legge 16 giugno 1927, n. 1766, se riguardano l'esistenza, la natura e l'estensione dei diritti di promiscuo godimento, la qualità demaniale del suolo o l'appartenenza a titolo particolare dei beni delle associazioni e la rivendicazione delle terre; per ogni diversa questione, tali pronunce sono soggette al ricorso per cassazione, previstodall'art. 111 Cost., esperibile nel termine di sessanta giorni dalla notifica della sentenza anziché in quello ridotto di quarantacinque giorni stabilito per i ricorsi avverso le sentenze pronunciate in secondo grado dalla sezione speciale.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 19 ott 2007, n. 21857

In caso di ricorso per cassazione avverso sentenza del tribunale che abbia deciso su opposizione proposta in relazione a verbale di accertamento della polizia postale, con cui erano state contestate violazioni sanzionate dall'art. 2 della legge 14 novembre 1995, n. 481, la legittimazione passiva nel relativo giudizio appartiene al ministero degli interni; ne deriva l'inammissibilità dell'impugnazione qualora il ricorso, proposto contro il predetto ministero, sia notificato, invece, alla polizia postale.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 01 ott 2007, n. 20603

In tema di formulazione dei motivi del ricorso per cassazione avverso i provvedimenti pubblicati dopo l'entrata in vigore del d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40 ed impugnati per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione, poiché secondo l'art. 366 bis cod. proc. civ., introdotto dalla riforma, nel caso previsto dall'art. 360 n. 5 cod. proc. civ., l'illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione, la relativa censura deve contenere, un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto) che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che il motivo non era stato correttamente formulato, in quanto la contraddittorietà imputata alla motivazione riguardava punti diversi della decisione, non sempre collegabili tra di loro e comunque non collegati dal ricorrente).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 28 set 2007, n. 20360

In materia di procedimento disciplinare a carico degli avvocati, con riguardo alla concreta individuazione delle condotte costituenti illecito disciplinare, il controllo di legittimità non consente alla Corte di Cassazione di sostituirsi al Consiglio Nazionale Forense nell'enunciazione di ipotesi di illecito nell'ambito della regola generale di riferimento, se non nei limiti di una valutazione di ragionevolezza, atteso che l'apprezzamento della rilevanza dei fatti rispetto alle incolpazioni appartiene alla esclusiva competenza dell'organo disciplinare. (Fattispecie in cui la S.C. ha ritenuto che i ripetuti comportamenti del professionista altamente provocatori, offensivi e lesivi dell'onorabilità di avvocati, magistrati, ufficiali di polizia giudiziaria e pubblici ufficiali, immotivatamente accusati di reati assai gravi, in quanto tenuti nell'esercizio dell'attività difensiva, erano in contrasto con la prudenza ed il rigore imposti dalle norme deontologiche al professionista forense e, perciò, integravano un vero e proprio abuso del diritto di difesa riconosciuto alla parte, con la conseguenza che andava esclusa l'invocata scriminante dell'esercizio del medesimo diritto, non potendo questo travalicare i limiti della corretta e decorosa manifestazione di dissenso verso la controparte).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 11 set 2007, n. 19014

Ove il giudizio prosegua in un grado di impugnazione soltanto per la determinazione del rimborso delle spese di lite a carico della parte soccombente, il differenziale tra la somma attribuita dalla sentenza impugnata e quella ritenuta corretta secondo l'atto di impugnazione costituisce il "disputatum" della controversia nel grado e sulla base di tale criterio, integrato parimenti dal criterio del "decisum" (e cioè del contenuto effettivo della decisione assunta dal giudice), vanno determinate le ulteriori spese di lite riferite all'attività difensiva svolta nel grado (Nella specie, è stata confermata la sentenza del giudice del merito che, all'esito di un ulteriore giudizio di rinvio, aveva tenuto conto, nella determinazione delle spese di lite, del valore della controversia in base al "disputatum" e al "decisum" come evolutisi nel corso dell'intero processo e, pertanto, pretermettendo il valore iniziale della controversia, aveva considerato, per la liquidazione delle spese del primo giudizio di rinvio, che questo era stato circoscritto alla sola pretesa del riconoscimento della rivalutazione monetaria sulla prestazione previdenziale già corrisposta all'assicurata, mentre, in riferimento ai successivi giudizi, di cassazione e di rinvio, aveva considerato che l'oggetto della controversia riguardava esclusivamente le spese di lite contestate).