Art. 366-bis c.p.c. Formulazione dei motivi. (Abrogato)

Ultimo aggiornamento: 25 marzo 2016

Giurisprudenza

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 23 set 2013, n. 21672

E inammissibile, per violazione dell'art. 366 bis cod. proc. civ., applicabile "ratione temporis", il ricorso per cassazione nel quale il quesito di diritto si risolva in una generica istanza di decisione sull'esistenza della violazione di legge denunziata nel motivo. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto inammissibile il ricorso con il quale veniva posto un quesito circa la possibilità per il giudice, ai sensi degli artt. 115 e 116 cod. proc. civ., di fondare la propria decisione attenendosi a mere dichiarazioni difensive svolte in atti dai difensori delle parti in lite, senza chiarire l'errore di diritto imputato alla sentenza impugnata, in relazione alla concreta controversia).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 24 gen 2013, n. 1707

In tema di ricorso per cassazione, la prospettazione di una questione di costituzionalità, essendo funzionale alla cassazione della sentenza impugnata e postulando la prospettazione di un motivo che giustificherebbe tale effetto una volta accolta la questione medesima, suppone necessariamente che, a conclusione dell'esposizione del motivo così finalizzato, sia indicato il corrispondente quesito di diritto previsto dall'abrogatoart. 366-bis cod. proc. civ.(ove applicabile "ratione temporis"), indipendentemente dalla rilevabilità d'ufficio della questione di costituzionalità e dall'ammissibilità del ricorso che prospetti soltanto un dubbio di costituzionalità.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 10 set 2009, n. 19444

Il ricorso per cassazione mancante dell'indicazione esplicita del quesito di diritto di cuiall'art. 366-bis cod. proc. civ., non può essere successivamente integrato con la sua formulazione nella memoria exart. 380-bis cod. proc. civ., ancorché non sia scaduto il termine per impugnare, ostandovi il principio della consumazione dell'impugnazione con la presentazione del primo ricorso.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 27 mar 2009, n. 7433

Alla streguadell'art. 366-bis cod. proc. civ., applicabile anche al ricorso per cassazione per motivi attinenti alla giurisdizione contro le decisioni dei giudici speciali, non corrisponde alle prescrizioni di legge il quesito formulato, con riferimento alla questione di giurisdizione, prescindendo del tutto dalla fattispecie concreta rilevante nella controversia, sì da non porre il giudice di legittimità in condizione di comprendere, in base alla sola sua lettura, l'errore di diritto asseritamente compiuto dal giudice di merito e di rispondere al quesito medesimo enunciando una "regula iuris".

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 09 mar 2009, n. 5624

In tema di espropriazione per pubblica utilità, qualora, percepita a seguito di "accordo amichevole" da parte del proprietario espropriando la somma convenuta a titolo di indennità di espropriazione in relazione ad un procedimento in corso, ed avvenuta la presa di possesso, in virtù di occupazione d'urgenza da parte dell'espropriante del bene, sia sopravvenuta la revoca della dichiarazione di pubblica utilità (costituente il presupposto del procedimento ablativo), tutti i successivi atti che vi si ricollegano diventano inefficaci in forza del suddetto provvedimento terminativo della procedura espropriativa. Conseguentemente, la somma anticipata all'espropriando diventa priva di causa, così come diventa ingiustificata (e, perciò, illegittima) la protrazione dell'occupazione del bene da parte del soggetto espropriante, con l'effetto che ciascuno dei due è obbligato alle rispettive restituzioni, cui si correla l'applicabilità della disciplina sulla "mora credendi", che ha carattere generale e si estende, perciò, anche all'obbligo di restituire un immobile, con derivante applicazione, altresì, della disposizionedell'art. 1227, comma secondo, cod. civ., alla stregua della quale il risarcimento non è dovuto per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l'ordinaria diligenza.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 09 dic 2008, n. 28869

In tema di quesito di diritto, ai sensi dell'articolo 366 "bis" cod. proc. civ., è inadeguato, e dunque inammissibile, il quesito sel'art. 2051 cod. civ."richieda la sussistenza di un rapporto di custodia tra il soggetto e la cosa che ha dato luogo all'evento lesivo, indipendentemente dal fatto che tale soggetto ne sia proprietario o abbia con tale cosa una relazione diretta", quando - come nella specie - il giudice di merito abbia fondato il giudizio di non responsabilità sull'assenza di prova circa la disponibilità della cosa. Invero, in tale caso, avrebbe dovuto la censura del ricorrente contestare l'adeguatezza della motivazione, perché conseguente ad un apprezzamento di merito, e non invece sostenere la violazione o disapplicazione della norma di legge, la cui interpretazione non era stata in discussione.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 02 dic 2008, n. 28536

E inammissibile per violazione dell'art. 366 "bis" cod. proc. civ., il ricorso per cassazione nel quale l'illustrazione dei singoli motivi sia accompagnata dalla formulazione di un quesito di diritto che si risolve in una tautologia o in un interrogativo circolare, che già presuppone la risposta ovvero la cui risposta non consenta di risolvere il caso "sub iudice". (In applicazione del principio, la S.C. ha dichiarato l'inammissibilità di un motivo di ricorso accompagnato da un quesito che, partendo dall'assunto che nell'ipotesi in esame non ricorressero i presupposti richiestidall'art. 344 cod. proc. civ., chiedeva di sapere se fosse ammissibile l'intervento del soggetto garantito).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 25 nov 2008, n. 28054

Il vizio di motivazione, denunciabile come motivo di ricorso per cassazione exart. 360 n. 5 cod. proc. civ., può concernere esclusivamente l'accertamento e la valutazione dei fatti rilevanti ai fini della decisione della controversia, non anche l'interpretazione e l'applicazione delle norme giuridiche, giacché - ove il giudice del merito abbia correttamente deciso le questioni di diritto sottoposte al suo esame, sia pure senza fornire alcuna motivazione o fornendo una motivazione inadeguata, illogica o contraddittoria - la Corte di Cassazione, nell'esercizio del potere correttivo attribuitoledall'art. 384, secondo comma, cod. proc. civ., deve limitarsi a sostituire, integrare o emendare la motivazione della sentenza impugnata.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 20 nov 2008, n. 27529

In tema di impugnazioni delle decisioni della Sezione disciplinare del Consiglio Sup. Magistratura, posto che la disciplina introdotta dall'art. 24 del d.lgs. 23 febbraio 2006, n. 109, in forza della quale il ricorso va proposto "nei termini e con le forme previsti dal codice di procedura penale", si applica, ai sensi dell'art. 32 "bis" del citato decreto, ai procedimenti promossi dopo l'entrata in vigore del medesimo, le misure cautelari emesse nell'ambito di procedimenti disciplinari promossi anteriormente al 19 giugno 2006 sono impugnabili dinanzi alle Sezioni Unite civili della Corte di cassazione, nelle forme previste dal codice di procedura civile, (ovverossia mediante ricorso sottoscritto da un un difensore iscritto nell'albo dei cassazionisti, notificato ai controinteressati dall'ufficiale giudiziario e depositato, a pena di inammissibilità, presso la cancelleria della Corte di cassazione non oltre il ventesimo giorno da quello dell'ultima notificazione), con l'ulteriore conseguenza che i ricorsi avverso provvedimenti emessi successivamente all'entrata in vigore del d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40 devono contenere, a pena di inammissibilità, la formulazione dei quesiti di diritto previsti dall'art. 366 bis cod. proc. civ..

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 18 nov 2008, n. 27347

E inammissibile, ai sensi dell'art. 366 "bis" cod. proc. civ., il motivo di ricorso attinente alla giurisdizione nel caso in cui il relativo quesito di diritto venga formulato in modo non pertinente rispetto alla fattispecie concreta sottoposta alla cognizione del giudice (Nella specie, le S.U. hanno dichiarato inammissibile il motivo di ricorso con il quale il Comune ricorrente, nel chiedere una declaratoria di sussistenza della giurisdizione del giudice ordinario in controversia concernente la revoca della concessione di contributi ai sensi della legge n. 219 del 1981, per la ristrutturazione di immobile a seguito del sisma del novembre 1980, aveva formulato il relativo quesito di diritto omettendo di dar conto del fatto che, al provvedimento di assegnazione del contributo si era sovrapposto un provvedimento discrezionale di rimessione in termini per l'inizio ed il completamento dei lavori, sicché proprio rispetto a tale ultimo provvedimento avrebbe dovuto porsi il quesito se la posizione del privato fosse ancora quella originaria di diritto soggettivo all'erogazione del contributo ovvero di interesse legittimo rispetto all'esercizio della facoltà del Sindaco di rimessione in termini).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 30 ott 2008, n. 26014

È inammissibile, ai sensi dell'art. 366 "bis" cod. proc. civ., il motivo di ricorso che, sebbene intitolato come omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia, sviluppi censure in diritto, senza che a queste corrisponda un quesito adeguato, mediante la focalizzazione della questione di diritto essenziale per la decisione. (Nella specie, il ricorso conteneva plurime censure, prolisse e contorte, e non poneva la questione essenziale del se il trasferimento di dipendente dell'ente poste italiane al ministero delle finanze, ai fini della attribuzione della qualifica, integrasse o meno una procedura concorsuale).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 14 ott 2008, n. 25117

E inammissibile, ai sensi della seconda parte dell'art. 366 -"bis" cod. proc. civ., il motivo di ricorso per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione (art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ.) in cui manchi l'indicazione di specifici elementi di fatto, sia pure complessi, sui quali verterebbe il denunciato vizio di motivazione in riferimento all'elemento soggettivo della colpa. (Nella specie, le S.U. hanno reputato inadeguato il generico riferimento all'elemento della colpa, la quale, non integrando un fatto vero e proprio, ma piuttosto una qualificazione formulata a conclusione di un giudizio composito di elementi di fatto e di diritto, rende necessaria la deduzione di distinte censure di violazione di norme di diritto in merito ai requisiti della colpa o di vizio di motivazione riguardo agli elementi di fatto concretamente rilevanti ai fini del giudizio sulla colpa medesima).

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 15 lug 2008, n. 19348

Il ricorso per cassazione avverso la sentenza di un giudice speciale (nella specie Corte dei conti) è inammissibile per violazione dell'art. 366 "bis" cod. proc. civ., quando, come nel caso di specie, manca la formulazione del quesito di diritto che concluda (anche con la necessaria evidenza grafica) il motivo di ricorso e la "richiesta" di pronuncia da parte della Corte è formulata genericamente, senza che nemmeno si faccia esplicito riferimento al profilo di una (supposta) violazione dei limiti esterni della giurisdizione, nel controllo dei quali si esarisce la possibilità di sindacato su tali sentenze.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 08 lug 2008, n. 18623

Ove il pubblico dipendente proponga, nei confronti dell'amministrazione datrice di lavoro, domanda di risarcimento danni per lesione dell'integrità psico-fisica, non rileva, ai fini dell'accertamento della natura giuridica dell'azione di responsabilità proposta, la qualificazione formale data dal danneggiato in termini di responsabilità contrattuale o extracontrattuale, ovvero mediante il richiamo di norme di legge (artt. 2043 e ss., 2087 c.c.), indizi di per se non decisivi, essendo necessario considerare i tratti propri dell'elemento materiale dell'illecito posto a base della pretesa risarcitoria, onde stabilire se sia stata denunciata una condotta dell'amministrazione la cui idoneità lesiva possa esplicarsi, indifferentemente, nei confronti della generalità dei cittadini e nei confronti dei propri dipendenti, costituendo, in tal caso, il rapporto di lavoro mera occasione dell'evento dannoso; oppure se la condotta lesiva dell'amministrazione presenti caratteri tali da escluderne qualsiasi incidenza nella sfera giuridica di soggetti ad essa non legati da rapporto d'impiego e le sia imputata la violazione di specifici obblighi di protezione dei lavoratori (art. 2087 c.c.), nel qual caso la responsabilità ha natura contrattuale conseguendo l'ingiustizia del danno alle violazioni di taluna delle situazioni giuridiche in cui il rapporto di lavoro si articola e sostanziandosi la condotta lesiva nelle specifiche modalità di gestione del rapporto di lavoro. Soltanto nel caso in cui, all'esito dell'indagine condotta secondo gli indicati criteri, non possa pervenirsi all'identificazione dell'azione proposta dal danneggiato, si deve qualificare l'azione come di responsabilità extracontrattuale. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto inerente al rapporto di lavoro la domanda di risarcimento del danno, per lesione dell'integrità psico-fisica, proposta dal pubblico dipendente infortunatosi nell'uso di arredo di ufficio difettoso (cattivo funzionamento di una sedia a rotelle impiegata nella postazione per l'uso del computer), e ha risolto la questione di giurisdizione alla stregua della collocazione temporale dell'inadempimento produttivo del danno - illecito istantaneo nel periodo di rapporto di lavoro anteriore al 1° luglio 1998 - a favore della giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 18 giu 2008, n. 16528

È inammissibile, perché privo di autosufficienza e concretezza, come richiesto dall'art. 366 "bis" cod. proc. civ., il motivo di ricorso per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione (avverso provvedimenti disciplinari emessi dal Consiglio nazionale forense),in cui non siano specificamente indicati i fatti controversi in relazione ai quali la motivazione si assume carente, né siano indicati i profili di rilevanza di tali fatti, essendosi il ricorrente limitato ad enunciare la necessaria esaustività della motivazione quale premessa maggiore del sillogismo che dovrebbe portare alla soluzione del problema giuridico, senza indicare la premessa minore (cioè i fatti rilevanti su cui vi sarebbe stata omissione) e svolgere il successivo momento di sintesi dei rilievi attraverso il quale poter cogliere la fondatezza della censura.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 19 mag 2008, n. 12645

È inammissibile ai sensi dell'art. 366 "bis" cod. proc. civ. - per prospettazione di un quesito di diritto incompleto, incongruo ed inconferente rispetto alla decisione impugnata - il ricorso avverso una sentenza del Consiglio di Stato nel quale, ipotizzandosi un eccesso di potere giurisdizionale, tale quesito venga formulato presupponendo che il giudice amministrativo sia stato investito esclusivamente della tutela di interessi legittimi laddove, invece, questi aveva in materia (nella specie, urbanistica) la giurisdizione esclusiva, con conseguente possibilità di pronunciarsi anche su diritti soggettivi.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 12 mag 2008, n. 11652

Atteso che, secondo quanto dispone l'art. 366 "bis" cod. proc. civ., nel caso di denuncia di vizio motivazione ai sensidell'art. 360, n. 5, cod. proc. civ., l'illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione, il motivo è inammissibile allorquando il ricorrente non indichi le circostanze rilevanti ai fini della decisione, in relazione al giudizio espresso nella sentenza impugnata. (Nella specie, è stato dichiarato inammissibile il motivo di ricorso con cui si denunciava il vizio di motivazione della sentenza impugnata - che aveva respinto la domanda di un lavoratore, volta ad ottenere il risarcimento del danno alla carriera per perdita di "chances", in ragione della riscontrata carenza di allegazione e prova dei fatti idonei a dimostrare l'effettiva perdita di possibilità di reimpiego lavorativo - limitandosi ad esporre le circostanze relative alla propria vicenda lavorativa).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 12 mag 2008, n. 11650

Il quesito di diritto, richiesto dall'art. 366 "bis" cod. proc. civ., è inconferente, con conseguente inammissibilità del motivo di ricorso, dovendosi assimilare il quesito inconferente alla mancanza di quesito, allorché la risposta, anche se positiva per l'istante, risulta comunque priva di rilevanza nella fattispecie, in quanto inidonea a risolvere la questione decisa con la sentenza impugnata. (Nella specie è stato dichiarato inammissibile il motivo di ricorso il cui corrispondente quesito di diritto chiedeva alle S.U. di pronunciarsi sulla spettanza della giurisdizione in fattispecie di demansionamento di un dipendente pubblico, là dove la sentenza di appello impugnata - emessa in riferimento ad una sentenza non definitiva - concerneva solo la richiesta di superiore inquadramento dello stesso lavoratore e non il demansionamento).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 08 mag 2008, n. 11210

È inammissibile il motivo di ricorso per cassazione, nel caso in cui il quesito di diritto, di cui all'art. 366 "bis" cod. proc. civ., si risolva in un'enunciazione tautologica, priva di qualunque indicazione sulla questione di diritto oggetto della controversia. (Nella specie, in una controversia risarcitoria per danno differenziale da infortunio lavorativo subito da pubblico dipendente, la P.A. ricorrente per cassazione, nel contestare con un unico motivo la sussistenza della giurisdizione del giudice ordinario riconosciuta dalla sentenza di merito, aveva formulato un quesito in cui mancava qualsiasi riferimento alla questione di diritto, incentrata sulla rilevanza della data dell'infortunio sul lavoro - verificatosi nell'anno 1994 - quale fatto generatore del diritto al risarcimento ovvero della data di accertamento della responsabilità penale, in base al giudicato, quale presupposto della responsabile civile.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 02 apr 2008, n. 8466

Il quesito di diritto, richiesto dall'art. 366 "bis" cod. proc. civ., è inadeguato, con conseguente inammissibilità del motivo di ricorso, quando non è conferente rispetto alla questione che rileva per la decisione della controversia, quale emerge dall'esposizione del motivo.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 12 mar 2008, n. 6530

La formulazione del quesito di diritto prevista dall'art. 366 "bis" cod. proc. civ. postula l'enunciazione, da parte del ricorrente, di un principio di diritto diverso da quello posto a base del provvedimento impugnato e, perciò, tale da implicare un ribaltamento della decisione assunta dal giudice di merito; ne consegue che non è ammissibile un motivo di ricorso che si concluda con un quesito non corrispondente al contenuto del motivo stesso.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 11 mar 2008, n. 6420

A norma dell'art. 366 "bis" cod. proc. civ., è inammissibile il motivo di ricorso per cassazione il cui quesito di diritto si risolva in un'enunciazione di carattere generale e astratto, priva di qualunque indicazione sul tipo della controversia e sulla sua riconducibilità alla fattispecie in esame, tale da non consentire alcuna risposta utile a definire la causa nel senso voluto dal ricorrente, non potendosi desumere il quesito dal contenuto del motivo o integrare il primo con il secondo, pena la sostanziale abrogazione del suddetto articolo.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 14 feb 2008, n. 3519

Affinché il quesito di diritto, di cui all'art. 366 "bis" cod. proc. civ., abbia i requisiti idonei ai fini dell'ammissibilità del ricorso per cassazione, è necessario, con riferimento al ricorso per violazionedell'art. 360, primo comma, n. 1, cod. proc. civ., che risulti individuata la discrasia tra la "ratio decidendi" della sentenza impugnata, che deve essere indicata, e il principio di diritto da porre a fondamento della decisione invocata, che deve essere enunciato, non essendo sufficiente che il ricorrente si limiti a prospettare genericamente la violazione dei limiti esterni della giurisdizione (nella specie rispetto ad una sentenza del TSAP); e, con riferimento al ricorso per violazionedell'art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ., che siano enunciati gli errori di diritto in cui sarebbe incorsa la sentenza impugnata, richiamando le relative argomentazioni.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 05 feb 2008, n. 2658

A norma dell'art. 366 "bis" cod. proc. civ., introdotto dall'art. 6 del d.lgs. n. 40 del 2006 - il cui disposto si applica anche ai ricorsi contro le decisioni dei giudici speciali per motivi attinenti alla giurisdizione - deve essere dichiarato inammissibile il ricorso nel quale il quesito di diritto si risolva in una mera richiesta di accoglimento del motivo o nell'interpello della Corte in ordine alla fondatezza della censura così come illustrata, poiché la citata disposizione è finalizzata a porre il giudice della legittimità in condizione di comprendere - in base alla sola sua lettura - l'errore di diritto asseritamente compiuto dal giudice e di rispondere al quesito medesimo enunciando una "regula iuris".

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 31 gen 2008, n. 2280

Nel ricorso in cassazione per conflitto di giurisdizione di cui all'art. 362, secondo comma, cod. proc. civ., non trova applicazione l'art. 366 "bis" dello stesso codice, che impone, a pena di inammissibilità, la formulazione di un quesito di diritto, atteso che tale norma fa esclusivo riferimento ai casi di ricorso previsti dall'art. 360, primo comma, numeri 1), 2), 3) e 4) cod. proc. civ. e che nel ricorso per conflitto di giurisdizione - il quale non costituisce mezzo di impugnazione - il quesito chiesto alla Corte risulta implicitamente formulato.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 16 nov 2007, n. 23732

In tema di ricorso per cassazione, è necessaria, a pena di inammissibilità, la formulazione del quesito di diritto anche nei ricorsi per violazione o falsa applicazione di norme di diritto. Non può, infatti, ritenersi sufficiente il fatto che il quesito di diritto può implicitamente desumersi dal motivo di ricorso, perché una siffatta interpretazione si risolverebbe nell'abrogazione tacita della norma di cuiall'art. 366-bis cod. proc. civ.che ha introdotto, anche per l'ipotesi di ricorso in esame, il rispetto del requisito formale che deve esprimersi nella formulazione di un esplicito quesito di diritto, tale da circoscrivere la pronunzia del giudice nei limiti di un accoglimento o di un rigetto del quesito formulato dalla parte.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 31 ott 2007, n. 23019

La trasformazione di una società in un altro dei tipi previsti dalla legge non si traduce nell'estinzione del soggetto e nella correlativa creazione di uno diverso, ma configura una vicenda meramente evolutivo-modificativa dello stesso soggetto.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 01 ott 2007, n. 20603

In tema di formulazione dei motivi del ricorso per cassazione avverso i provvedimenti pubblicati dopo l'entrata in vigore del d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40 ed impugnati per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione, poiché secondo l'art. 366 bis cod. proc. civ., introdotto dalla riforma, nel caso previsto dall'art. 360 n. 5 cod. proc. civ., l'illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione, la relativa censura deve contenere, un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto) che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che il motivo non era stato correttamente formulato, in quanto la contraddittorietà imputata alla motivazione riguardava punti diversi della decisione, non sempre collegabili tra di loro e comunque non collegati dal ricorrente).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 28 set 2007, n. 20360

In materia di procedimento disciplinare a carico degli avvocati, con riguardo alla concreta individuazione delle condotte costituenti illecito disciplinare, il controllo di legittimità non consente alla Corte di Cassazione di sostituirsi al Consiglio Nazionale Forense nell'enunciazione di ipotesi di illecito nell'ambito della regola generale di riferimento, se non nei limiti di una valutazione di ragionevolezza, atteso che l'apprezzamento della rilevanza dei fatti rispetto alle incolpazioni appartiene alla esclusiva competenza dell'organo disciplinare. (Fattispecie in cui la S.C. ha ritenuto che i ripetuti comportamenti del professionista altamente provocatori, offensivi e lesivi dell'onorabilità di avvocati, magistrati, ufficiali di polizia giudiziaria e pubblici ufficiali, immotivatamente accusati di reati assai gravi, in quanto tenuti nell'esercizio dell'attività difensiva, erano in contrasto con la prudenza ed il rigore imposti dalle norme deontologiche al professionista forense e, perciò, integravano un vero e proprio abuso del diritto di difesa riconosciuto alla parte, con la conseguenza che andava esclusa l'invocata scriminante dell'esercizio del medesimo diritto, non potendo questo travalicare i limiti della corretta e decorosa manifestazione di dissenso verso la controparte).