Giurisprudenza

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 12 giu 2017, n. 14550

In materia di procedimento disciplinare a carico degli appartenenti all'ordine giudiziario, il regime delle impugnazioni, secondo il disposto dell'art. 24 del d.lgs. n. 109 del 2006, risulta caratterizzato dall'applicazione delle norme processuali penali solo quanto alla fase introduttiva del giudizio, restando, invece, il suo svolgimento regolato da quelle civili, con conseguente facoltà per le parti di partecipare alla discussione nell'udienza pubblica exart. 379 c.p.c., di presentare memorie, ai sensi del precedente art. 378 c.p.c., fino a cinque giorni prima della stessa, della cui fissazione ciascuna ha diritto a ricevere comunicazione, anche quando non abbia potuto presentare il controricorso di cui all'art. 370 c.p.c.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 22 apr 2013, n. 9692

In tema di dismissione del patrimonio degli enti previdenziali pubblici, poiché la quantificazione del prezzo contenuto nell'offerta da effettuarsi al conduttore dell'immobile ad uso residenziale per consentirgli l'esercizio del diritto di opzione, di cui all'art. 3 del d.l. 25 settembre 2001, n. 351 (convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, e successivamente ulteriormente riformato) è connotata, in ragione delle variabili che la determinano, da discrezionalità pubblicistica, ne è precluso al giudice ordinario un sindacato non circoscritto alla sola sua legittimità, bensì di merito, di tipo sostitutivo delle valutazioni dell'amministrazione, sicché la controversia relativa alla sua non corrispondenza al "prezzo di mercato" come previsto dalla legge, rimanendo nella sfera di determinazione dell'ente pubblico, non integra violazione del diritto soggettivo di opzione del conduttore, ma solo un interesse legittimo alla corretta formazione della volontà dell'amministrazione, spettando alla giurisdizione del giudice amministrativo.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 14 apr 2008, n. 9743

Con riferimento al ricorso per cassazione proposto da una parte e non notificato al P.M. presso il giudice "a quo" in un procedimento in cui è previsto l'intervento dello stesso, la mancanza di notifica - che non costituisce motivo di inammissibilità, improcedibilità o nullità del ricorso - non rende neppure necessaria l'integrazione del contraddittorio tute le volte che (come nel caso di specie), non avendo il P.M. il potere di promuovere il procedimento, le sue funzioni si identificano con quelle svolte dal procuratore generale presso il giudice "ad quem" e sono assicurate dalla partecipazione di quest'ultimo al giudizio di impugnazione; mentre, la suddetta integrazione è necessaria nelle sole controversie in cui il P.M. è titolare del potere di impugnazione, trattandosi di cause che avrebbe potuto promuovere o per le quali il potere di impugnazione è previstodall'art. 72 cod. proc. civ.(In applicazione del suddetto principio la S.C. non ha ritenuto necessaria l'integrazione del contraddittorio nei confronti del P.M. presso il giudice "a quo" nel ricorso per cassazione avverso il decreto del tribunale di non ammissione alla procedura di concordato preventivo).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 08 apr 2008, n. 9151

L'ordinanza cautelare emessa dal giudice amministrativo in grado di appello non è impugnabile per cassazione, ai sensi degliartt. 362 cod. proc. civ.e 111 Cost., in quanto provvedimento privo di carattere decisorio, inidoneo, quindi, ad incidere in via definitiva sulle posizioni dedotte in giudizio, potendo, tuttavia, una siffatta impugnazione convertirsi in istanza per regolamento preventivo di giurisdizione, ove il ricorrente abbia contestato la giurisdizione dell'autorità procedente in relazione al giudizio di merito ancora pendente sul provvedimento amministrativo impugnato, non essendo di ostacolo a tale conversione né l'emissione del provvedimento cautelare, non potendo questo identificarsi con una pronuncia di merito ai sensidell'art. 41 cod. proc. civ., e neppure il fatto che il procedimento, invece di svolgersi, exart. 375 cod. proc. civ., nelle forme del rito camerale con l'emanazione di un'ordinanza, sia stato trattato in pubblica udienza e si sia concluso con sentenza. Infatti, da un lato, la trattazione dei ricorsi in pubblica udienza è la regola generale, che assicura la realizzazione dei principi di oralità ed immediatezza, nonché del diritto di difesa e di pubblicità del processo, ed essa non reca, pertanto, alcun pregiudizio ai diritti di azione e difesa delle parti; dall'altro lato, proprio per effetto della trattazione in pubblica udienza, essendo ormai scisso il legame, istituito dal citato art. 375, fra rito camerale e l'ordinanza che rappresenta il suo provvedimento conclusivo, l'istanza di regolamento preventivo di giurisdizione deve essere decisa con sentenza, quale forma che, alla stregua di un principio generale desumibile dall'ordinamento processuale (suscettibile di deroghe espressamente stabilite dalla legge), risulta prescritta per i provvedimenti collegiali i quali, all'esito di una pubblica udienza di discussione, comportano la definizione del giudizio dinanzi al giudice adito. (Nella specie, le S.U. hanno ritenuto che potesse validamente convertirsi in istanza per regolamento preventivo di giurisdizione il ricorso per cassazione proposto, per motivi attinenti alla giurisdizione, avverso l'ordinanza cautelare del Consiglio di Stato che, riformando la decisione negativa assunta dal giudice di primo grado, aveva disposto l'ammissione alle consultazioni elettorali, indette per i giorni 13 e 14 aprile 2008, di una lista già esclusa dall'Ufficio elettorale centrale nazionale, il cui provvedimento era stato appunto impugnato dinanzi al Tribunale amministrativo regionale, con proposizione di istanza cautelare al fine di ottenere l'ammissione in tempo utile per le elezioni).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 28 nov 2007, n. 24669

In tema di procedimento disciplinare a carico dei magistrati, al fine di vagliare l'ammissibilità del ricorso per cassazione previsto avverso le sentenze della Sezione disciplinare del Cons. Sup. Magistratura, in relazione ai modi ed ai termini della sua proposizione, occorre aver riguardo alla disciplina legale vigente nel momento in cui si è completato il procedimento di emissione della sentenza impugnata ed è, perciò, sorto e divenuto attuale il diritto della parte interessata ad impugnarla, non potendo la nuova legge processuale travolgere gli effetti dell'atto che si sono già prodotti al momento della sua entrata in vigore, né regolare diversamente gli effetti futuri dell'atto stesso. Pertanto, il ricorso proposto avverso una sentenza depositata successivamente al 19 giugno 2006 (data di entrata in vigore del d.lgs. 23 febbraio 2006, n. 109, alla cui disciplina deve, perciò, ritenersi sottoposto), nei termini e nelle forme previsti dal codice di procedura penale (così come previsto dall'art. 24, comma 1) è ammissibile - e deciso dalle S.U. civili, "ex" art. 32 "bis", comma 3, dello stesso decreto (come modificato dalla legge n. 269 del 2006), con conseguente previa comunicazione dell'avviso dell'udienza all'Avvocatura generale dello Stato per offrire al Ministro della Giustizia la possibilità di partecipare all'udienza e presentare memorie illustrative - senza che rilevi la disciplina transitoria di cui all'art. 32 "bis" suddetto nella parte in cui (comma 1) prevede che le disposizioni del D.lg. n. 109 del 2006 si applicano ai procedimenti disciplinari promossi a decorrere dalla data della sua entrata in vigore (19 giugno 2006), la quale non esisteva nell'ordinamento nel momento dell'emissione della pronuncia impugnata.(Fattispecie in cui la sentenza impugnata era successiva al 19 giugno e il ricorso per cassazione era antecedente alla legge n. 269).

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 05 ott 2007, n. 20844

Nei procedimenti disciplinari promossi successivamente al 19 giugno 2006, il regime delle impugnazioni, derivante dall'assetto normativo introdotto dall'art. 24 del d.lgs. n. 109 del 2006, come modificato dall'art. 1, comma terzo, della legge n. 269 del 2006, risulta caratterizzato dall'applicazione delle norme processuali penali, per la fase introduttiva, e di quelle civili, per la fase del giudizio. In particolare, una volta che il processo sia pervenuto alle Sezioni Unite della Corte, e quindi sia nella fase del giudizio, è indispensabile garantire a tutte le parti legittimate l'esercizio del diritto di difesa, come assicurato dagli artt. 377, 378 e 379 del codice di procedura civile; pertanto, deve essere verificata la ritualità della comunicazione dell'udienza non soltanto all'avvocato del ricorrente, ma anche a quelle parti che - in forza della disciplina sull'introduzione del giudizio di cassazione ai sensi del codice di procedura penale - non erano ammesse a presentare il controricorso di cuiall'art. 370 cod. proc. civ.(Nella specie, le Sezioni unite, sulla scorta del principio enunciato, hanno disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo, ordinando alla cancelleria di notificare la nuova data della pubblica udienza al Ministro della Giustizia, che non era stato reso edotto della fissazione dell'udienza ma aveva ricevuto solo la notificazione del ricorso, nella sede ministeriale, anziché nelle forme stabilite dagli artt. 1 e 11 del r.d. n. 1611 del 1933 e dell'art. 9 della legge n. 103 del 1979).