Art. 395 c.p.c. Casi di revocazione.

Ultimo aggiornamento: 25 marzo 2016

Giurisprudenza

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 27 feb 2017, n. 4879

In sede di ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte dei conti pronunciata su impugnazione per revocazione, può sorgere questione di giurisdizione solo con riferimento al potere giurisdizionale in ordine alla statuizione sulla revocazione medesima, restando esclusa la possibilità di mettere in discussione detto potere sulla precedente decisione di merito.(Nella specie, il ricorso è stato ritenuto inammissibile, in quanto il giudice contabile non aveva affermato l'estraneità alla propria giurisdizione della domanda di revocazione ex art. 395, comma 1, n. 1, c.p.c., ma si era limitato ad osservare che non ricorreva detta ipotesi).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 07 mar 2016, n. 4413

In tema di revocazione delle sentenze della Corte di cassazione, l'omissione della trattazione in camera di consiglio è una mera irregolarità del procedimento, che non determina violazione dei diritti di difesa, in virtù della più ampia garanzia assicurata dal giudizio in pubblica udienza.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 27 gen 2016, n. 1520

Il ricorso per cassazione proposto contro la sentenza che ha rigettato la richiesta di revocazione è inammissibile, per carenza di interesse ad una ulteriore pronuncia di legittimità, qualora la sentenza revocanda sia stata già annullata in accoglimento di un precedente ricorso per cassazione.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 23 nov 2015, n. 23833

È inammissibile il ricorso per revocazione ai sensi dell'art. 395, n. 5, c.p.c. nei confronti delle sentenze pronunziate dalla Corte di cassazione, trattandosi di motivo di revocazione non contemplato dalla disciplina positiva; né è possibile pervenire, in via interpretativa, ad una differente soluzione per le sentenze che abbiano deciso nel merito ai sensi dell'art. 384 c.p.c. giacché l'art. 391 ter c.p.c., introdotto dal d.lgs. n. 40 del 2006, pur ampliando il novero dei mezzi di impugnazione esperibili avverso dette pronunce, non ha incluso tale ipotesi.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 12 feb 2014, n. 3200

E inammissibile il ricorso per cassazione per motivi inerenti la giurisdizione ai sensidell'art. 111, ultimo comma, Cost., avverso la sentenza resa dal Consiglio di Stato in relazione alla richiesta di revocazione di una decisione dallo stesso pronunciata, in quanto il ricorso straordinario exart. 111, ottavo comma, Cost., e il ricorso per revocazione costituiscono rimedi concorrenti, esperibili solo contro la decisione di merito, traducendosi, una diversa soluzione, in una indebita protrazione dei termini per l'impugnazione straordinaria.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 18 lug 2013, n. 17557

L'impugnazione per revocazione proposta, ex art. 395, n. 5, cod. proc. civ., avverso una sentenza pronunciata dalla Corte di cassazione è inammissibile, risultando l'ipotesi ivi contemplata esclusa dalla previsione dei precedenti artt. 391 bis e ter.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 10 lug 2012, n. 11508

E inammissibile il ricorso per revocazione ai sensi dell'art. 395, n. 5, cod. proc. civ., volto a far valere la contrarietà a precedente sentenza, avente tra le parti autorità di cosa giudicata, di un'ordinanza resa dalla Corte di cassazione in sede di procedimento di correzione di errori materiali, assumendosi l'avvenuto superamento dei limiti propri di detto procedimento per l'operata attribuzione alla sentenza da correggere di un contenuto diverso da quello effettivo, atteso che l'ordinanza di correzione, in quanto priva di funzione decisoria, non è soggetta ad alcuna impugnazione, mentre le stesse sentenze della Corte di cassazione sono impugnabili per revocazione soltanto per errore di fatto, e non anche per contrasto con precedente giudicato .

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 11 apr 2012, n. 5709

Non è ammissibile il ricorso per revocazione della sentenza della Corte di cassazione, motivato con la pregressa abrogazione, non considerato nella sentenza, della norma applicata, atteso che stabilire se una disposizione normativa sia stata abrogata costituisce una tipica questione di diritto, in nessun modo riconducibile nel paradigma dell'errore di fatto, contemplatodall'art. 391-bis cod. proc. civ.mediante rinvioall'art. 395, n. 4, cod. proc. civ.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 16 mar 2012, n. 4193

Il ricorso per cassazione per motivi attinenti alla giurisdizione è inammissibile qualora il ricorrente alleghi che il giudice di merito, nel pronunciarsi al riguardo, abbia commesso un errore exart. 395, n. 4, cod. proc. civ., atteso che il potere di correggere il vizio revocatorio compete allo stesso giudice che vi è incorso; questa competenza funzionale non è derogata in ragione del potere delle Sezioni Unite della Corte di cassazione di apprezzare le risultanze istruttorie quale giudice del fatto nelle questioni di giurisdizione, poiché il vizio revocatorio suppone l'indiscutibile oggettività della circostanza erroneamente percepita, senza alcuna possibilità di apprezzamento istruttorio. (Nella specie, applicando il principio, la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un ex dipendente pubblico avverso la decisione del giudice territoriale, cui egli rimproverava di aver negato la giurisdizione ordinaria per l'errata percezione della data di cessazione dal servizio, risultante dai documenti di causa).

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 20 ott 2010, n. 21493

In tema di impugnazioni, nel caso in cui il giudicato esterno si sia formato nel corso del giudizio di secondo grado e la sua esistenza non sia stata eccepita, nel corso dello stesso, dalla parte interessata, la sentenza di appello che si sia pronunciata in difformità da tale giudicato è impugnabile con il ricorso per revocazione e non con quello per cassazione.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 15 ott 2010, n. 21272

In tema di giudizi disciplinari nei confronti degli avvocati ed in ipotesi di giudizio di revocazione della sentenza del Consiglio nazionale forense ai sensidell'art. 395, n. 4 cod. proc. civ., il termine per la proposizione del giudizio è di trenta giorni dalla notificazione della decisione del Consiglio nazionale forense all'interessato effettuata a norma dell'art. 56, primo comma, del r.d.l. 27 novembre 1933, n. 1578. Infatti, mentre per l'individuazione del termine (trenta giorni) e per la relativa decorrenza (dalla notificazione della sentenza) occorre fare riferimento, in assenza di norme derogatorie contenute nel citato art. 56, alle disposizioni comuni dettate dal codice di rito civile (rispettivamente, artt. 325, primo comma, e 326, primo comma, cod. proc. civ.), quanto al "dies a quo" da cui far decorrere il termine di decadenza, deve trovare applicazione la regola, non limitata soltanto al giudizio di Cassazione, posta dal primo comma dello stesso art. 56, che fissa come "dies a quo" quello della notificazione della decisione direttamente all'interessato da parte del Consiglio nazionale forense, in derogaall'art. 285 cod. proc. civ., che prevede la notificazione della sentenza ad istanza di parte.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 30 giu 2009, n. 15227

La verifica, da parte del giudice tributario di secondo grado, dell'avvenuto deposito dell'atto d'appello presso la segreteria del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata, quando il ricorso non sia notificato a mezzo di ufficiale giudiziario (ai sensi dell'art. 53, comma 2, d. lgs. 31 dicembre 1992 n. 546), costituisce oggetto di un accertamento di fatto, e non di una interpretazione degli atti processuali. Pertanto, la parte la quale lamenti che il giudice d'appello abbia dichiarato inammissibile il gravame, sull'erroneo presupposto che il suddetto deposito non fosse avvenuto, ha l'onere di impugnare la sentenza con la revocazione ordinaria, e non col ricorso per cassazione.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 23 gen 2009, n. 1666

A normadell'art. 395, primo comma, n. 4, cod. proc. civ., una sentenza può essere oggetto di revocazione solo quando sia effetto del preteso errore di fatto e cioè unicamente nell'ipotesi in cui il fatto che si assume erroneo costituisca il fondamento della decisione revocanda o rappresenti l'imprescindibile, oltre che esclusiva, premessa logica di tale decisione, sìcche tra il fatto erroneamente percepito, o non percepito, e la statuizione adottata intercorra un nesso di necessità logica e giuridica tale da determinare, in ipotesi di percezione corretta, una decisione diversa. (Nella specie, nel ricorso per revocazione avverso un'ordinanza della Corte di cassazione si assumeva come fatto specifico l'inesistenza della norma in base alla quale era stata dichiarata sussistente, in un giudizio per regolamento preventivo, la giurisdizione del giudice ordinario, per essere tale norma entrata in vigore successivamente - di ben due mesi - alla data in cui la decisione risultava essere stata adottata in camera di consiglio; le S.U., nel dichiarare inammissibile il ricorso, hanno precisato che la data della decisione assunta nella camera di consiglio serve unicamente ad individuarne il momento di adozione, ma non già le ragioni di fatto e di diritto che supportano la decisione stessa, non potendo così inferirsi dalla motivazione del provvedimento revocando, in cui si faceva riferimento alla norma inesistente al momento della decisione, che quest'ultima, così come cristallizzata nel dispositivo, non fosse stata già adottata, quand'anche per ragioni giuridiche diverse dalla esistenza della disposizione di legge poi sopravvenuta, nella camera di consiglio indicata nel provvedimento revocando).

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 30 ott 2008, n. 26022

In tema di revocazione delle sentenze della Corte di cassazione, l'errore revocatorio è configurabile nelle ipotesi in cui la Corte sia giudice del fatto e, in particolare, quando abbia valutato sull'ammissibilità e procedibilità del ricorso, e si individua nell'errore meramente percettivo, risultante in modo incontrovertibile dagli atti e tale da aver indotto il giudice a fondare la valutazione della situazione processuale sulla supposta inesistenza (od esistenza) di un fatto, positivamente acquisito (od escluso) nella realtà del processo, che, ove invece esattamente percepito, avrebbe determinato una diversa valutazione della situazione processuale, e non anche nella pretesa errata valutazione di fatti esattamente rappresentati. Ne consegue che non risulta viziata da errore revocatorio la sentenza della Corte di Cassazione nella quale il collegio abbia dichiarato l'inammissibilità del ricorso per motivi attinenti al merito delle questioni ed a valutazioni di diritto, e segnatamente alla asserita erronea applicazione di norme processuali, vertendosi, in tali casi, su errori di giudizio della Corte, con conseguente inammissibilità del ricorso per revocazione.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 30 apr 2008, n. 10867

Avverso le sentenze di mera legittimità della Corte di cassazione non è ammissibile l'impugnazione per revocazione per contrasto di giudicati, ai sensidell'art. 395, n. 5, cod. proc. civ., non essendo tale ipotesi espressamente contemplata nella disciplina anteriore al d.lgs. n. 40 del 2006 (applicabile nella specie), né in quella successiva (artt. 391 "bis" e 391 "ter" cod. proc. civ.), secondo una scelta discrezionale del legislatore - non in contrasto con alcun principio e norma costituzionale, atteso che il diritto di difesa e altri diritti costituzionalmente garantiti non risultano violati dalla disciplina delle condizioni e dei limiti entro i quali può essere fatto valere il giudicato, la cui stabilità rappresenta un valore costituzionale - condivisibile anche alla luce della circostanza che l'ammissibilità di tale impugnazione sarebbe logicamente e giuridicamente incompatibile con la natura delle sentenze di mera illegittimità, che danno luogo solo al giudicato in senso formale e non a quello sostanziale, per cui un contrasto di giudicati potrebbe verificarsi soltanto in sede di giudizio di rinvio dove deve essere deciso il merito della causa.

Cassazione Civile SS.UU. Ordinanza 18 dic 2007, n. 26618

La sentenza pronunciata dalla Corte dei conti in sede di revocazione proposta avverso una precedente sentenza della medesima Corte può essere impugnata con ricorso per cassazione per dedurre il difetto di giurisdizione del giudice della revocazione, mentre rimane escluso che possa dedursi anche il difetto di giurisdizione del giudice che ha emesso la pronuncia oggetto di revocazione, essendosi sul punto formato il giudicato, quantomeno implicito, conseguente alla mancata impugnazione al riguardo.