Art. 814 c.p.c. Diritti degli arbitri.

Ultimo aggiornamento: 25 marzo 2016

Giurisprudenza

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 31 lug 2012, n. 13620

È inammissibile il ricorso straordinario per cassazione, ai sensidell'art. 111 Cost., proposto avverso provvedimento del competente presidente del tribunale, relativo alla determinazione del compenso e delle spese dovuti agli arbitri, exart. 814, secondo comma, cod. proc. civ., dovendosi confermare l'orientamento ancora recentemente espresso dalle Sezioni Unite. Invero, benché non esista nel nostro sistema processuale una norma che imponga la regola dello "stare decisis", essa costituisce, tuttavia, un valore o, comunque, una direttiva di tendenza immanente nell'ordinamento, stando alla quale non è consentito discostarsi da un'interpretazione del giudice di legittimità, investito istituzionalmente della funzione della nomifilachia, senza forti ed apprezzabili ragioni giustificative; in particolare, in tema di norme processuali, per le quali l'esigenza di un adeguato grado di certezza si manifesta con maggiore evidenza, anche alla luce dell'art. 360 bis, primo comma, n. 1, cod. proc. civ. (nella specie, non applicabile "ratione temporis"), ove siano compatibili con la lettera della legge due diverse interpretazioni, deve preferirsi quella sulla cui base si sia formata una sufficiente stabilità di applicazione nella giurisprudenza della Corte di cassazione.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 03 lug 2009, n. 15586

In tema di determinazione del compenso e delle spese dovuti agli arbitri dai conferenti l'incarico, secondo il regime previgente alla novella recata dal d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, qualora, in assenza di espressa rinunzia da parte degli aventi diritto, il contratto di arbitrato non contenga la relativa quantificazione, esso è automaticamente integrato, in baseall'art. 814 cod. proc. civ., con clausola devolutiva della pertinente determinazione al presidente del tribunale, il quale, una volta investito (con ricorso proponibile anche disgiuntamente da ciascun componente del collegio arbitrale) in alternativa all'arbitratore, svolge una funzione giurisdizionale non contenziosa, adottando un provvedimento di natura essenzialmente privatistica. Ne consegue che detto provvedimento è privo della vocazione al giudicato e, dunque, insuscettibile di impugnazione con ricorso straordinario per cassazione, ai sensidell'art. 111 Cost.;tale natura del procedimento, inoltre, esclude l'ipotizzabilità di una soccombenza ed osta, pertanto, all'applicazione del relativo principio ed all'adozione delle conseguenziali determinazioni in tema di spese.

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 01 lug 2008, n. 17930

La giurisdizione sull'impugnazione della liquidazione del Consiglio della Camera arbitrale del compenso dovuto agli arbitri per la definizione delle controversie sui lavori pubblici, demandate ad un collegio arbitrale ai sensi dell'art. 32 della legge 11 febbraio 1994 n. 109, come modificato dall'articolo 10 della legge 18 novembre 1998 n. 415, non appartiene al giudice amministrativo, nè in sede di legittimità sul rilievo che tuteli un interesse legittimo, nè esclusiva ai sensi dell'art. 245 d.lgs. 12 aprile 2006 n. 163 per riferirsi l'espressione "provvedimenti dell'Autorità" alla Camera arbitrale in quanto prevista dal precedente art. 242. Infatti, poiché il principio di cui all'articolo 806, primo comma, cod. proc. civ., per il quale "le parti possono far decidere da arbitri le controversie tra di loro insorte", ha carattere generale, costituzionalmente garantito (artt. 24, primo comma, in relazione all'art. 102, primo comma, Costituzione), tra le parti e gli arbitri del giudizio arbitrale sui lavori pubblici, non diversamente che nell'arbitrato disciplinato dal codice di procedura civile, si instaura un rapporto di prestazione d'opera intellettuale dal quale deriva il diritto soggettivo di credito al compenso in favore degli arbitri. Inoltre, l'espressione succitata si riferisce all'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, prevista dall'art. 6 del medesimo d.lgs. n. 163 del 2006 , e non anche alla Camera arbitrale, che è organo distinto ed autonomo da quella. Pertanto, l'impugnazione in oggetto deve essere proposta dinanzi al Giudice ordinario, secondo le norme dell'art. 814, secondo e terzo comma, cod. proc. civ..