Art. 129 c.p.p. Obbligo della immediata declaratoria di determinate cause di non punibilità.

Ultimo aggiornamento: 25 marzo 2016

Giurisprudenza

Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 20 set 2012, n. 15832

Anche nell'ambito del procedimento disciplinare a carico di magistrati è applicabile la disposizione di cui all'art. 129 cod. proc. pen., che impone di dichiarare l'estinzione del reato "in ogni stato e grado del processo" e di pronunciare sentenza di assoluzione o di non luogo a procedere con formula liberatoria nel merito quando ricorre una causa di estinzione del reato, ma dagli atti risulti evidente che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, atteso il rinvio contenuto negli artt. 16, comma 2, e 18, comma 4, del d.lgs. 23 febbraio 2006, n. 109, relativi l'uno alle indagini nel procedimento disciplinare ed al potere di archiviazione, l'altro alla discussione nel giudizio disciplinare. (Nella specie, la S.C. ha rigettato il ricorso avverso l'ordinanza di non luogo a procedere per estinzione dell'azione disciplinare a norma del'art. 15, comma 1 bis, del d.lgs. n. 109 del 2006 emessa dalla Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, la quale aveva escluso emergesse in modo evidente dagli atti che il fatto non sussiste o che l'incolpato non lo ha commesso, osservando che la valutazione in termini di evidenza comporta la insussistenza di uno specifico ed articolato obbligo motivazionale).

Cassazione Penale SS.UU. Sentenza 21 giu 2012, n. 35599

La parte civile è priva di interesse a proporre impugnazione avverso la sentenza di proscioglimento dell'imputato per improcedibilità dell'azione penale dovuta a difetto di querela, trattandosi di pronuncia penale meramente processuale priva di idoneità ad arrecare vantaggio al proponente ai fini dell'azione civilistica.

Cassazione Penale SS.UU. Sentenza 25 mar 2010, n. 21243

È affetta da abnormità genetica o strutturale la sentenza di proscioglimento emessa dal G.i.p. successivamente all'opposizione a decreto penale di condanna, poichè il giudice è vincolato in tale fase all'adozione degli atti di impulso previsti dall'art. 464 cod. proc. pen., e non può pronunciarsi nuovamente sullo stesso fatto-reato dopo l'emissione del decreto nè revocare quest'ultimo fuori dei casi tassativamente previsti.

Cassazione Penale SS.UU. Sentenza 28 mag 2009, n. 35490

In presenza di una causa di estinzione del reato il giudice è legittimato a pronunciare sentenza di assoluzione a norma dell'art. 129 comma secondo, cod. proc. pen. soltanto nei casi in cui le circostanze idonee ad escludere l'esistenza del fatto, la commissione del medesimo da parte dell'imputato e la sua rilevanza penale emergano dagli atti in modo assolutamente non contestabile, così che la valutazione che il giudice deve compiere al riguardo appartenga più al concetto di "constatazione", ossia di percezione "ictu oculi", che a quello di "apprezzamento" e sia quindi incompatibile con qualsiasi necessità di accertamento o di approfondimento.

Cassazione Penale SS.UU. Sentenza 29 mag 2008, n. 40049

L'accertamento dell'esistenza di una causa di giustificazione determina l'assoluzione dell'imputato con la formula "perché il fatto non costituisce reato", e non con quella "perché il fatto non sussiste". (La Corte ha altresì precisato che l'assoluzione con l'indicata formula si impone non solo nel caso in cui ci sia la prova positiva, ma anche in quello caratterizzato dall'insufficienza o dalla contraddittorietà della prova in ordine alla ricorrenza della causa di giustificazione).